Il giorno dopo, riflettendo sull’esito del voto, non diminuisce la mia soddisfazione per chi ha perso. Aumenta, invece, la mia preoccupazione se penso a chi ha vinto.

Anni fa, a chi mi chiedeva perché ero critico con Berlusconi, dissi che il Cavaliere avrebbe lasciato cumuli di macerie nella politica italiana.

Facile profezia. Nell’area moderata e di centro destra, le conseguenze sono evidenti. Liquidati i pochi liberali che, per comodo, si erano accodati, cacciati i rappresentanti della tradizione politica dei cattolici, frantumati gli ex di AN per favorire i gerarchi ossequienti, la politica si è ridotta a inseguire la parte peggiore della Lega, a salvare maggioranze mercenarie, a proporre leggi ad personam, ad attaccare ogni istituzione dello Stato, a praticare un rigore economico senza alcuna capacità di sviluppo, ad offendere la società con ogni possibile ostentazione di ricchezza e di volgarità.

Ogni richiamo alla laicità dello Stato è stato cancellato. Ogni attenzione ai diritti di libertà è stata dimenticata. Ogni richiamo liberale alla divisione dei poteri e al loro equilibrio è stato disatteso.

Le macerie a sinistra sono altrettanto evidenti. Per reazione ha avuto successo non un progetto moderno di riformismo sociale ed economico, ma provocazioni populiste e giustizialiste o il riferimento a utopie velleitarie, di cui è difficile avere fiducia per il governo di una società matura nel mondo globale.

Che cosa fare? Riportare la cultura nella politica, che è cosa diversa dal rimpiangere simboli non più utilizzabili o recuperare per nostalgia esperienze ormai remote.

L’accelerazione del declino di Berlusconi, per quanto siano possibili sempre colpi di coda, sembra indebolire la già debole, nei risultati elettorali, prospettiva del terzo polo. È l’area dei moderati e del centro destra che deve essere rifondata, recuperando le culture politiche dei laici, dei socialisti, dei liberali e dei cattolici, mantenendo una ferma distinzione dalla Lega e promuovendo, come passaggio preliminare e necessario, una riforma del sistema elettorale che ridia possibilità di scelta ai cittadini.

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