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Dopo Bruxelles, Parigi e la Normandia. La crisi ucraina invitato ingombrante anche alle commemorazioni del 70° anniversario dello sbarco.

I grandi leader Occidentali, Barack Obama in testa, sono arrivati giovedì scorso in Francia dove hanno incontrato il Presidente russo Vladimir Putin per la prima volta dopo l’annessione della Crimea. Mentre Parigi era teatro di un grande balletto diplomatico dedicato all’Ucraina, la crisi non ha conosciuto tregua sul terreno, dove le autorità ucraine vivono ancora momenti di grande difficoltà nell’Est del Paese. Le guardie di frontiera ucraine hanno abbandonato tre postazioni alla frontiera russa dopo degli attacchi subiti dai separatisti filorussi che sembrano diventare ogni giorno più forti. La questione ucraina è stata il fulcro di diversi colloqui ad alto livello, che si sono tenuti nella serata di giovedì. Il Presidente russo ha incontrato, appena sbarcato nella capitale francese, il Primo Ministro britannico David Cameron in un “salotto privato dell’aeroporto Charles de Gaulle”. Nello stesso momento, i capi della diplomazia americana John Kerry e russa Serghei Lavrov discutevano in un grande albergo parigino, dimostrando la loro volontà di cooperare per la pace e la stabilità in Ucraina. I bilaterali sono proseguiti nella mattinata di venerdì con il colloquio tra Putin e Angela Merkel, a Deauville in Normandia.  Angela Merkel che ha sapientemente condotto il Presidente russo a stringere la mano a Poroshenko, riconoscendo di fatto il suo ruolo di Presidente dell’Ucraina. L’unico incontro non previsto era quello tra Obama e Putin, le cui relazioni sono in un momento di grande freddo, anche se poi, forse complice la location di altissimo valore simbolico, i due si sono scambiati qualche battuta “informale”. Ma sappiamo che a questi livelli nulla è lasciato al caso, ma sappiamo anche che il Presidente americano aveva lanciato un ultimatum a Mosca durante il G7 di Bruxelles: “Se le provocazioni russe continuano, è chiaro (…) che i Paesi del G7 sono pronti ad imporre dei costi supplementari alla Russia”. Obama si era già incontrato con il nuovo Presidente ucraino Petro Poroschenko, mercoledì scorso, durante il suo viaggio in Polonia in occasione del 25° anniversario delle prime elezioni democratiche. Le aperture lasciate intravedere dal Presidente russo produrranno risultati concreti? Sicuramente è stato il catalizzatore di una 24 ore, che non si prevedeva raggiungesse questo livello di alta diplomazia.

Putin, l’ingombrante presenza di queste manifestazioni, sarà riuscito a rimettere la Russia al centro? In piena crisi tra i Paesi occidentali e la Russia, qualcuno si è interrogato sul senso si un invito al Presidente russo alle commemorazioni dello sbarco del 6 Giugno 1944. SI poteva evitare di invitare Vladimir Putin? L’Europa e gli Stati Uniti gli rimproverano l’annessione della Crimea e la destabilizzazione dell’Est dell’Ucraina. Hanno moltiplicato le sanzioni destinate ad isolare la Russia. Dall’inizio della crisi in Ucraina, gli americani hanno adottato una linea più dura degli Europei. Questi ultimi avanzano a tentoni sulla via delle sanzioni, preoccupati di lasciare aperta una via al dialogo. Malgrado queste tensioni, che non hanno precedenti dai tempi della Guerra Fredda, François Hollande ha invitato il Presidente russo per celebrare la vittoria sulla Germania nazista. Il capo del Cremlino è stato anche ricevuto privatamente all’Eliseo. Poco prima Hollande aveva cenato in un ristorante parigino con il Presidente Obama, suscitando non poche critiche a questa cena sdoppiata per evitare l’incontro tra i due grandi.  Tornando al perché dell’invito, nonostante questa situazione di grande disagio, questo è stato aiutato dalle concessioni fatte dal Presidente russo il 7 Maggio: aveva chiesto ai ribelli filorussi di rimandare il referendum previsto nelle zone sotto il loro controllo nell’Est dell’Ucraina, senza però essere ascoltato. Il forte impatto mediatico dello sbarco in Normandia è recente. E’ stato François Mitterand nel 1984 ad portare l’attenzione sui temi della Pace e della riconciliazione. Prima di allora, le celebrazioni anglo-americane, miravano a mostrare, in piena Guerra fredda, che la guerra era stata anche vinta dall’Occidente. Il Generale del Gaulle non si era neanche recato in Normandia nel 1964 per il 20° anniversario del D Day. E non è che per il  sessantesimo anniversario, nel 2004, che i Russi, e i Tedeschi, partecipano alle cerimonie. “Si possono avere grandi divergenze con Vladimir Putin, ma io non dimentico e non dimenticherò mai che il popolo russo ha dato milioni di vite” durante la Seconda Guerra Mondiale, si era  giustificato François Hollande dopo l’invito lanciato l’8 Maggio. Non possiamo negare l’evidenza della Storia, per quanto fondamentale per la liberazione dalla stretta del nazismo della parte Occidentale dell’Europa, la guerra è stata vinta sul fronte russo, dove ci sono state l’80% delle perdite della Wehrmacht. La questione dell’invito quindi non si pone. D’altra parte Vladimir Putin non è il primo capo di Stato poco “attento” ai Diritti Umani ricevuto da Parigi. Così come era indispensabile, formalmente e simbolicamente, invitare il Presidente Petro Poroshenko, rappresentante  di una gran parte di discendenti del popolo russo, impegnato nel conflitto che è costato all’Unione Sovietica 20 milioni di morti.

La presenza di Vladimir Putin in Normandia e il suo incontro con Hollande all’Eliseo potrebbero essere l’inizio di una ricucitura del dialogo con la Russia, in un contesto simbolicamente molto forte. E’ anche l’occasione per il Presidente francese di riprendere qualche punto di consenso a casa e in Europa visto la serie di insuccessi mietuti recentemente. La presenza di Putin mostra anche che gli Occidentali sono obbligati ad interfacciarsi con lui. In Russia, questa rafforza la sua immagine di “grande di questo Mondo”. Che lo vogliano o no, gli Europei – contrariamente agli americani – non possono non far fina che la Russia non esista, 3° partner dell’UE, dopo Stati Uniti e Cina, con scambi che per il 2012 sono arrivati a 340 miliardi di euro. 34% delle importazioni petrolifere e32% di gas consumati dall’UE arrivano dalla Russia. La Francia è un po’ meno dipendente rispetto ad altri Paesi europei per il gas, ma la Russia rappresenta il 3° mercato di esportazione della Francia, fuori dall’Europa. Un altro motivo per Hollande per non tenere il muso a Putin. Gli Occidentali hanno tuttavia approfittato della riunione del G7, che ricordiamo si è tenuta a Bruxelles, ma doveva essere a Sochi, per chiedere alla Russia di mettere fine alla destabilizzazione dell’Est dell’Ucraina. Nell’accettare l’invito di Hollande, Putin ha sapientemente colto l’opportunità di riprendersi la sua posizione tra i Grandi. Con Poroshenko e Obama ha riconosciuto la necessità di mettere fine allo spargimento di sangue in Ucraina con strumenti “politici e pacifici”. Obama a Bruxelles aveva dato 4 settimane di tempo a Putin per dare un segnale del cambio di rotta.  Omaha Beach, tra suggestione e memoria, sembra tornare a ricoprire il suo ruolo di ponte della democrazia.

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