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Abdullah Abdullah si è proclamato vincitore delle Presidenziali afghane, respingendo in blocco il vantaggio del suo rivale Ashraf Ghani, che ritiene  frutto di una truffa di massa, con il rischio di scatenare un  ulteriore periodo di instabilità, se non addirittura di tensioni etniche. Lunedì scorso, la Commissione elettorale indipendente (IEC) aveva annunciato che Abdullah era arrivato dietro a Ghani (43,5% dei voti contro 56,4%) secondo i risultati provvisori del secondo turno del 14 Giugno.

Abdullah che sembrava essere il favorito dopo aver vinto il primo turno con più di 12 punti di vantaggio su Ghani, ha rifiutato di riconoscere questi risultati, falsati secondo lui da brogli a favore del suo avversario e si è proclamato vincitore davanti ai suoi simpatizzanti riuniti in massa a Kabul. “Senza ombra di dubbio siamo i vincitori delle elezioni”, ha dichiarato durante una riunione organizzata nella grande sala che di solito ospita la Loya Jirga (grande Assemblea tradizionale afghana).  Durante le elezioni Presidenziali del 2009, Abdullah aveva gettato la spugna prima del secondo turno denunciando anche allora, una frode a favore del Presidente uscente Hamid Karzai, ce fu così rieletto. Martedì scorso sembrava determinato a battersi per far riconoscere la sua “vittoria”. Cosciente di alimentare le tensioni tra i suoi simpatizzanti, si è tuttavia sforzato di rassicurare la Comunità Internazionale, preoccupata per la piega presa dagli eventi. “Vogliamo l’unità nazionale e la dignità dell’Afghanistan. Non vogliamo la guerra civile”, ha assicurato. Gli Stati Uniti, principale finanziatore e alleato militare dell’Afghanistan dal 2001, sono stati pronti nel reagire all’innalzamento della tensione nel Paese. Il Segretario di Stato americano John Kerry ha così messo in guardia contro ogni tentativo di prendere illegalmente il potere in Afghanistan, minacciando di tagliare gli aiuti finanziari e per la sicurezza del Paese, e contro qualsiasi formazione di un “governo parallelo”, opzione evocata dai ranghi di Abdullah. Quest’ultimo si è ben guardato di andare in tale senso Martedì chiedendo ai suoi di lasciargli un po’ “di tempo” per prendere una decisione. Abdullah ha anche affermato aver parlato per telefono sia con il Presidente Obama che con John Kerry, segnale di una grande preoccupazione da parte americana per la conclusione di tale processo. Abdullah ha precisato che Kerry si sarebbe recato a Kabul entro la fine della settimana. I numeri resi pubblici lunedì non sono però definitivi. Il Presidente della IEC, Ahmad Yusuf Nuristani ha tenuto a precisare che rimane la tappa dell’esame delle denuncie da parte della Commissione delle accuse (ECC). L’IEC non ha però fatto sapere quanti voti potrebbero essere invalidati a seguito di queste denuncie.

Già lunedì sera, poco dopo la pubblicazione dei risultati, la squadra di Abdullah aveva denunciato “un colpo di Stato” contro il popolo fomentato dall’IEC. Da parte sua, il Presidente Karzai ha chiesto in un comunicato rivolto ai candidati di “cooperare con le commissioni elettorali”. Lo stesso Capo di Stato è  preso di mira dallo schieramento di Abdullah che lo accusa di aver manipolato le elezioni a favore di Ghani.  Martedì mattina, nella sala Loya Jirga, alcuni pro Abdullah hanno staccato dai muri alcuni ritratti di Karzai per sostituirli con quelli di Abdullah. “Siamo venuti qui per ascoltare il nostro capo. Qualsiasi cosa lui ordini, noi la faremo”, ha dichiarato con determinazione uno dei simpatizzanti. All’inizio di Aprile, durante il primo turno di uno scrutinio che deve dare al Paese un successore a Karzai, che lo ha diretto dalla caduta dei Talebani alla fine del 2001, Abdullah aveva ottenuto il 45% dei voti, contro il 31,6% di Ghani. Abdullah chiede per questo “revisione esauriente” da parte dell’IEC, dei brogli avvenuti al secondo turno. Lunedì sera il Presidente della Commissione elettorale ha riconosciuto l’esistenza di un rimaneggiamento dei voti, evocando però “errori tecnici e lacune”.

Il campo di Ghani si è limitato nei trionfalismi assicurando che avrebbe accettato il risultato “quale esso sia dopo il controllo delle denuncie”. Alcuni osservatori temono che una impasse politica degeneri in atti di violenza tra Tagichi del Nord, fedeli a Abdullah, e Pashtun del Sud e dell’Est appartenenti al campo di Ghani. Le truppe della NATO si stanno apprestando a lasciare il Paese, e lasceranno dietro di loro una situazione di insurrezione dei Talebani sempre molto attiva.

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