odalisque in red pants

Dopo almeno 14 anni dal furto e 2 anni dal ritrovamento definitivo, l’olio su tela “Odalisque in Red Pants”, dipinto da Henri Matisse nel 1925, tornerà finalmente ad essere esposto nel Museo de Arte Contemporáneo de Caracas Sofía Ímber (MACCSI). Solo nel 2002 il Museo si accorse che l’opera era stata sostituita con un falso, peraltro di pessima fattura.

Le procedure di rimpatrio hanno avuto inizio l’autunno scorso, dopo l’ultimazione delle pratiche di autenticazione da parte della commissione del polo museale della capitale venezuelana e diWanda de Guébriant, direttore dell’Archivio Henri Matisse di Parigi. A lungo le richieste di rimpatrio erano rimaste ignorate dalle autorità USA.

Il dipinto, dal valore stimato superiore a 3 milioni di dollari, appartiene a una serie di odalische, di cui esistono esempi, sempre in pantaloni rossi, al Musée de l’Orangerie e al Musée National d’Art Moderne del Centre Georges Pompidou, entrambi a Parigi. In seguito alle sue visite nelle colonie francesi (Algeria nel 1906, Marocco nel 1912-13), l’artista post-impressionista ricreò, nel suo appartamento a Nizza, l’atmosfera dell’harem islamico, attraverso l’impiego di modelle francesi. Nella versione di Caracas la fanciulla dai seni scoperti siede, senza mancare di rivolgere lo sguardo all’osservatore da sedurre. Immersa nella luce, la contornano architetture, tessuti, tappetti, mobili, motivi e pannelli dall’impeccabile aria d’Oriente, in pieno esotismo.

La polizia venezuelana, priva di specializzazioni in campo artistico, aveva condotto le indagini, presto conclusesi. Solo l’Art Crime Team, squadra operativa dell’FBI, è riuscita, sotto copertura, a trattare sul mercato nero l’acquisto dell’opera, per la cifra di appena 740 mila dollari, e ad arrestare la coppia di venditori, presso il Lowes Hotel di Miami Beach. Per trasporto, possesso e tentata vendita, un cittadino americano, Pedro Antonio Marcuello Guzman, e una cittadina messicana, Maria Martha Elisa Ornelas Lazo, sono stati processati e condannati rispettivamente a 33 mesi in cella, seguiti da 3 anni di libertà vigilata, e a 21 mesi in cella e 3 anni di libertà vigilata.

Non si sa ancora se la coppia abbia gestito il furto. I 2 avrebbero rivelato agli agenti sotto copertura di essere a conoscenza dello stato di opera rubata del pezzo, di possederlo da anni e che a operare il furto sono stati dipedenti del Museo. Il falso è stato inserito all’interno della cornice originale, probabilmente durante la trasferta nel 1997 per un prestito in Spagna e sicuramente prima della data del documento fotografico del 2000, che immortala l’ex-Presidente Hugo Chávez davanti alla replica.

Sono evidenti le differenze tra l’originale e la replica. La replica presenta un’ombra scura dietro la danzatrice, che manca invece nell’originale. Nell’angolo a destra dell”opera del 1925 ci sono 7 strisce verdi, mentre sulla copia le strisce sono 6. Inoltre, le tinte della seconda versione sono di gran lunga più vivide, rispetto a quelle della prima.

Il quadro, originariamente comprato dal MACCSI per 400 mila dollari nel 1981 dalla Malborough Gallery di New York, nel novembre 2002 era stato segnalato alla direttrice del Museo Rita Salvestrini dal collezionista d’arte di Miami, nato in Venezuela, Genaro Ambrosino. Ambrosino aveva sentito che l’opera era stata messa in vendita e la Salvestrini l’aveva smentito, fino a quando le indagini sul pezzo esposto non l’hanno convinta dello scambio avvenuto e di dover correre ai ripari.

Nei 2 anni precedenti, coloro i quali avevano ricevuto l’offerta d’acquisto del Matisse non avevano lanciato l’allarme né si erano interessati alla vendita, in quanto al di sopra di ogni sospetto non poteva trattarsi di un originale. Un inventario compilato dal Museo di Caracas nel 2001 ha individuato 14 opere d’arte mancanti, senza accorgersi del falso Matisse.

Solo il 15% delle opere scomparse o rubate torna al proprietario di diritto. Ci sono 5 altri Matisse registrati nel database del National Stolen Art File dell’FBI, inclusa una collezione di 62 disegni. Ringraziamo l’Art Crime Team per aver recuperato “Odalisque in Red Pants” nel tempo proficuo: l’originale si è saltato quasi in pieno il Chavismo, che con la demonizzazione della Cultura, trascurava e sotto-finanziava i musei, poiché vedeva l’arte come rappresentanza dei valori borghesi.  Del resto, l’Art Crime Team è in azione solo dal 2004; da allora ha recuperato più di 2.650 articoli, per un valore di oltre 150 milioni di dollari.

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