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“Mentre l’eurozona discute di come sfuggire alla trappola della stagnazione, c’è una domanda che sta diventando sempre più importante: i governi saranno in grado di ridurre in modo credibile la spesa pubblica in futuro evitando tagli immediati? Per fortuna la risposta è senz’altro affermativa: i modi per garantire che un accomodamento fiscale venga poi seguito da un consolidamento ci sono sempre.” (J. Pisani-Ferry)

Jean Pisani-Ferry è convinto che sia possibile garantire che un governo che oggi allenti la politica fiscale rispetti poi domani l’impegno a tagliare la spesa. A mio parere si tratta di una illusione, e la storia fornisce più di una dimostrazione in tal senso.

L’idea di fondo, molto apprezzata anche in Italia, sarebbe quella di ridurre le tasse oggi impegnandosi fra 2-3 anni a tagliare la spesa in modo strutturale. In sostanza si andrebbe in maggior deficit per un certo periodo di tempo (cosa che, tra l’altro, sarebbe intenzionato a fare il governo in carica), ritenuto sufficiente per far ripartire l’economia, poi si metterebbero i conti in ordine non aumentando le tasse, ma tagliando la spesa.

Ben venga ogni riduzione della tassazione, ci mancherebbe. Ma dubito che i tagli di spesa a scoppio ritardato verrebbero poi effettuati. La stessa soluzione ipotizzata da Pisani-Ferry mi sembra davvero debole.

In sostanza, “i governi e i parlamenti possono procrastinare l’azione senza ritardare le decisioni. Nulla impedisce loro di decidere adesso che le pensioni verranno ridotte nel giro di tre anni o che un dato sussidio industriale non ci sarà più a partire dal primo gennaio 2017. Se i parlamenti vogliono legarsi le mani da soli, possono farlo semplicemente varando una legge. Inoltre, l’Europa ha gli strumenti per verificare che gli impegni presi mantengano il loro valore sul lungo periodo.”

C’è un problema: così come oggi può essere approvata una legge che preveda tagli alle voci di spesa X e Y a partire dal 2017 per W e Z miliardi, nulla garantisce che con una legge successiva quei tagli vengano più o meno completamente sostituiti da incrementi di tasse. Nulla vieta, infatti, a governo e parlamento di approvare provvedimenti in tal senso. E all’Europa poco importa se il deficit viene ridotto riducendo la spesa o aumentando le tasse.

Poi se si vuole credere alle favole lo si può fare.

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