carige monte dei paschi

Come preannunciato in chiusura del precedente bollettino gli stress test sulle banche europee hanno portato volatilità sui listini europei, soprattutto italiani, per gran parte dell’ottava appena conclusa. Tale volatilità ha messo sotto pressione le principali banche italiane, soprattutto MPS, la quale, insieme a CARIGE, sarà costretta , entro 14 giorni dalla pubblicazione dei dati, a fornire un programma su come intende reperire le risorse richieste dalla BCE (nell’intorno dei 2 miliardi di euro) per portare i valori di patrimonializzazione a livelli accettabili. La situazione in casa senese è molto delicata, poiché avendo concluso solo qualche mese fa una ricapitalizzazione di oltre 5 miliardi di euro, si trova ora a dover decidere se richiedere soldi ai poveri azionisti con un nuovo aumento di capitale, oppure a cercare vie alternative, come cessioni di rami di azienda. Entrambe le strade sembrano al momento molto tortuose.

Avevamo anche annunciato l’importanza della riunione del comitato della FED, il FOMC. Da tale incontro è venuta fuori la notizia che gli operatori si aspettavano, la fine del famoso quantitative easing, ossia l’acquisto di titoli del tesoro americano da parte della FED per dare stimolo all’economia a stelle e strisce. Dallo statement pubblicato mercoledi sera si evince come gli obiettivi di produzione e di occupazione siano in linea con le previsioni, e che il tasso di inflazione, seppur basso, è sotto controllo. L’unione delle due variabili permette alla governatrice Janet Yellen di poter intraprendere una strada di riduzione degli stimoli, che solo qualche mese fa sembrava lontanissima. L’unico favore all’economia rimane, per ora, solo il tasso di interesse a livelli bassissimi, tra 0 e 0,25%. L’impulso sulle borse è stato sorprendentemente positivo, poiché una riduzione degli stimoli monetari si accompagna in genere ad una discesa dei listini che questa volta non c’è stata, anzi, i principali indici sono andati in alto, spinti anche dal dato sul PIL del giorno dopo(giovedì) rivisto al 3,5% contro il 3% delle previsioni.

Ulteriore carburante è stato poi dato dalla BOJ(bank of Japan), la quale, come sempre anticipato nello scorso bollettino, nella riunione della notte tra giovedì e venerdì, ha annunciato un aumento del proprio QE, alla luce degli obiettivi di inflazione ancora non raggiunti. Tale annuncio ha portato un incremento del 5% del Nikkei, riportandolo a valori che non si vedevano dal 2007, ed una ulteriore svalutazione dello yen, che nei confronti del dollaro americano ha raggiunto un minimo che non si vedeva, anch’esso,  da anni.

Manca all’appello solo la BCE, che sarà chiamata a mettere in campo le misure di stimolo che negli altri continenti hanno portato a buoni risultati. L’unica resistenza da battere da parte del Governatore è quella della Bundesbank, contraria all’allentamento visto il buono stato di salute dell’economia tedesca, ed il dato sull’inflazione europea di venerdì, in linea con le attese, ha reso questa battaglia ancor più ostica. Giovedi, in occasione della riunione della BCE,  sapremo se a Berlino un altro muro cadrà.

Per il momento verrebbe da pensare che la divergenza delle politiche monetarie delle banche centrali potrebbe portare ad un rapido apprezzamento del dollaro americano sull’ euro, e se Draghi non deluderà i mercati, c’è la grossa possibilità di trovarlo presto sotto 1,20, e tale discesa potrebbe essere accompagnata da un rally borsistico, soprattutto continentale.

Vedremo se super Mario saprà dare ai mercati la volata di fine anno.

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