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Settimana particolare, caratterizzata dapprima dalle aspettative sull’attesissimo incontro della BCE, tenutosi come di consueto il primo Giovedi del mese, e dopo dalle interpretazioni date dagli operatori alle parole da esso scaturite.

Il primo dato economico di rilievo è stato quello sull’indice manifatturiero cinese, in linea con le aspettative, pubblicato la notte tra domenica e lunedì, che ha fatto cominciare la settimana in maniera del tutto distensiva alle borse mondiali che, ancora euforiche della nuova iniezione di liquidità da parte del governatore della BOJ Kuroda, non potevano sperare di meglio per la continuazione del trend di crescita. Negli USA , la pubblicazione avvenuta lunedi del dato sulla manifattura molto oltre le previsioni, ha dato ancora più spinta agli indici mondiali, cosa che ha dato il via al rafforzamento del dollaro americano su tutte le altre valute, segno di una certa salute attribuita dagli operatori all’economia più grande del pianeta.

Salute non altrettanto buona nella zona euro, dove la pubblicazione di dati in chiaroscuro, con ancora evidenti pericoli deflazionistici, ha creato negli addetti al settore una certa attesa per il discorso di Draghi tenutosi nella giornata di giovedì 6 novembre. Cosa ci si aspettasse era piuttosto evidente dalle manovre sul tasso di cambio tra euro e dollaro (in repentina discesa già da lunedì), ossia una azione di acquisto di titoli pubblici e privati per sostenere le economie più depresse del vecchio continente. L’indebolimento della moneta unica è stato accompagnato, tra l’altro, dalla crescita dei listini, soprattutto americani, poiché la liquidità derivante da tale operazione dovrebbe, come annunciato nello scorso bollettino, affluire soprattutto su azioni, visto il magro rendimento del reddito fisso. Il Governatore, da par suo, ha in parte deluso le attese, non varando alcun piano di allentamento quantitativo, giustificato dalle forti pressioni in senso contrario generate dalla Bundesbank, ma da un’altra parte ha rassicurato che, qualora le condizioni economiche e finanziarie dovessero continuare a rimanere a livello attuale, il board della BCE, all’unanimità, farà tutto il possibile per sostenere le economie dei paesi europei, acquistando, se necessario, anche titoli corporate, oltre che abs e titoli di stato. Queste promesse, unite alla parola unanimità, come per segnalare la fine delle resistenze tedesche, rimarcata pù volte anche nelle interviste seguite alla pubblicazione dello statement, hanno ulteriormente contribuito a rafforzare il biglietto verde nei confronti dell’euro, portandolo sotto la soglia di 1,24, ed hanno dato luogo anche all’aggiornamento dei massimi storici dei listini americani, segno questo di una certa distensione nonostante il rafforzamento, mai visto di buon’occhio, della propria moneta. Le borse europee invece, rimaste deluse dall’ennesima promessa senza azione, hanno mostrato chiari segni di debolezza, a dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, del fatto che è giunta l’ora delle decisioni e finita quella dei proclami.

La giornata di venerdì ha visto, in mattinata, il discorso del Governatore della BOE Carney, attento lui a mantenere invariati tassi e stimoli all’economia, la qual cosa continua a tenere la sterlina a livelli molto bassi, e nel pomeriggio la pubblicazione, in USA, della variazione dell’occupazione non agricola(Non Farm Payroll), che ha segnalato una creazione di posti di lavoro pari a 214000 unità rispetto alle 231000 previste, quindi inferiore alle attese, ma sempre di dato positivo si tratta.

L’attenzione del fine settimana si è poi concentrata tutta sul discorso della Governatrice della FED Janet Yellen, tenuto nella serata di venerdì, che però ha trattato temi soft che non hanno influito sull’andamento dei mercati finanziari.

Il mercato aspetta con ansia le misure di Draghi, unico personaggio attualmente in grado di dare una scossa alla finanza internazionale che dovrebbe, a sua volta, avere un influsso positivo sulle economie, ma per il momento si rimane in attesa.

Stay Tuned.

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