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L’ottava appena conclusa  ha mostrato che a regnare sovrana, tra gli operatori dei vari mercati, obbligazionari azionari e valutari, è l’indecisione. A dimostrazione di ciò è il fatto che, in una settimana abbastanza povera di dati macroeconomici, i listini e le valute sono rimasti sostanzialmente immobili, segno di una direzione univoca assente. Segna un record dopo l’altro solo l’ s&p500, indice più rappresentativo della borsa americana, che non sembra mai contento di aggiornare i nuovi massimi. Il Nasdaq gli corre dietro, ma ancora deve riprendere i massimi toccati nel 2000 in piena bolla hi-tech. Da tenere comunque sott’occhio tale indice, poiché la tecnologia ha fatto passi da gigante(spinta soprattutto da apple, che aggiorna ogni giorno i propri massimi), e quindi potrebbe puntare dritto verso quota 5000.

Entrando nel dettaglio dei dati economici diramati in settimana si segnala la Cina, che lunedi ha comunicato il dato sulll’indice dei prezzi al consumo in linea con le attese(1,6%) , e giovedì ha fatto segnare un pil sotto le attese dell’8%, ma comunque positivo, essendo al 7,7%. Tali dati hanno dato vigore al depresso dollaro australiano, portandolo sopra la soglia dell0 0,87 sul dollaro americano.

Dal giappone invece si segnala la continua immissione di liquidità confermata una volta ancora dalle varie istituzioni nipponiche. Lo Yen, di conseguenza, cammina dritto verso la marcia di indebolimento che permane da due settimane e che non sembra volere neanche una sosta, accompagnato da un Nikkei sempre più in salute.

Nella settimana ha avuto notevole risalto il discorso del Governatore della BOE(Bank of England), tenuto mercoledi dopo la diramazione dei dati sui salari inglesi, cresciuti questi sopra le attese, che ha comunicato al mercato che la liquidità nel Regno Unito non sarà fatta mancare, ed ha sottolineato come dopo un decennio di inattività della banca centrale, spetta a lui prendere in mano la situazione per riportare l’economia britannica ad un ruolo più consono alla tradizione inglese. Questo ha avuto i suoi effetti sulla sterlina, che è letteralmente crollata contro il dollaro americano e contro l’euro.

Si è passati poi a giovedì, dove si nota il calo dell’indice dei prezzi al consumo tedeschi, tra l’altro previsto ed in linea con le attese, e la sostanziale tenuta di quello francese.

Nella giornata, conclusiva dell’ottava, di venerdì, i dati non sono mancati. Era di gran lunga la giornata più attesa per il mercato dei cambi, poiché prevedeva la pubblicazione dello stato di salute della Germania e l indice inflazione europea. Il primo dato ha visto un gigante tedesco ancora agonizzante, con una crescita ridotta al lumicino(0,1%), ma in linea con quanto si aspettava il mercato. Anche il secondo non ha sorpreso il mercato, come invece ha fatto il dato americano del pomeriggio sulle vendite al dettaglio di beni essenziali, cresciute dello 0,3% contro attese dello 0,2%.

Per quanto riguarda la Nostra Italia anche questa settimana le notizie non sono buone. Il dato sul pil pubblicato venerdì conferma il -0,1% previsto. Siamo in piena recessione e continua così.

Insomma, si attendono miglioramenti che non arrivano sul fronte dei prezzi, la produzione industriale rimane stagnante, qualcuno dovrà pur muovere qualcosa per provare a cambiare gli eventi…

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