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Cerchiamo con tale articolo di porre l’attenzione su un evento che, anche se non tanto portato dai media nazionali, catalizzerà l’attenzione degli operatori finanziari da qui alla fine del mese. Parliamo del referendum che si terrà in Svizzera il prossimo 30 Novembre. I quesiti a cui gli svizzeri dovranno rispondere saranno 3:

1. Il rimpatrio delle riserve auree che la SNB(banca centrale svizzera) detiene all’estero.

2. Il divieto , per il futuro, di vendere il biondo metallo.

3. L’obbligo di detenere in oro il 20 % degli attivi di bilancio.

Il referendum è stato proposto da un partito di destra, l’UDC, e vede contrari tutti gli altri partiti; per essere approvato, vista la materia su cui incide, richiede l’approvazione non solo da parte della maggioranza ( 50 % più 1 , senza quorum di affluenza) dell’elettorato elvetico ( globalmente considerato), ma anche l’approvazione da parte della maggioranza dei cantoni, cioè dell’elettorato dei cantoni singolarmente considerati. Alcuni sondaggi mostrano i sì in vantaggio, anche se , per effetto della doppia considerazione del voto ( federale e cantonale) ,  tenendo conto degli  altri referendum costituzionali del passato, l’approvazione avviene se si raggiunge, a livello federale, il 60% dei sì.

Tornando ai quesiti referendari:

Il primo, relativo al rimpatrio, riguarderebbe circa 300 tonnellate delle 1040 ufficiali, in custodia presso la Bank of England e la Bank of Canada, vorrebbe che tali giacenze tornino in Svizzera.

Il secondo vorrebbe impedire alla SNB di disfarsi dell’oro, per evitare che riaccada ciò che successe tra il 2000 ed il 2005, quando la SNB decise di disfarsi di 1400 tonnellate del metallo giallo ad un prezzo medio di 350 dollari per oncia. Considerando il successivo apprezzamento, che arrivò fino a 2000 dollari per oncia(quasi 6 volte tanto), si intuisce come gli elettori siano divenuti sensibili a questo, considerato un grave errore di valutazione da parte della banca centrale, equiparato ad una svendita di una ricchezza nazionale, e come vogliano impedire quindi, la possibilità che si riverifichi.

Ma il quesito più importante, con effetti che potrebbero essere a dir poco destabilizzanti per il mercato dei cambi e quindi per gli altri dove questo influisce, è il terzo. Se approvato, comporterebbe il ritorno ad un gold standard, sia pure parziale: per ogni 100 franchi stampati,  20 dovranno essere ‘detenuti’ in oro. La SNB , entro 5 anni, dovrebbe acquistare ( se volesse mantenere l’attuale bilancio) qualcosa come 1700 tonnellate d’oro. Considerata la difficoltà di acquisire simili quantitativi (cosa che di per sé sconvolgerebbero il mercato dell’oro), gli analisti propendono nel ritenere che , in caso di approvazione, la SNB sarà costretta a seguire l’altra via, vale a dire quella del contenimento del bilancio e della vendita di riserve in valuta straniera, forse più euro che dollari americani, quegli euro che aveva ampiamente acquistato con i franchi (freschi di stampa) per difendere il pavimento di  1.20 franchi per euro.

E qui facciamo un passo indietro.

Nel corso del 2011, in piena crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona, quando gli spread dei paesi periferici cominciarono ad impennarsi , assistemmo ad un forte apprezzamento del franco svizzero, tradizionale valuta rifugio dopo lo yen. In quel periodo la volatilità del cambio tra euro e franco svizzero subì una impennata che la SNB non  proprio tollerava. A sua volta, decise quindi di fissare ad un ritenuto congruo 1,20 il tasso di cambio tra le due valute, per non peggiorare troppo la sua economia, poiché un franco troppo forte poteva ripercuotersi sulle esportazioni svizzere presso paesi come Germania Italia e Francia, e si impegnava quindi a procedere ad acquisti illimitati di euro qualora tale pavimento fosse in pericolo.  In questi 3 anni quindi il rapporto tra le due valute è rimasto stabile ed il “floor” ha tenuto senza troppi scossoni.

Parentesi: le tre valute rifugio sono USD CHF YEN,  cioè la moneta del paese che ha l’esercito più grande, la moneta del paese neutrale per antonomasia, la moneta del paese che (specie in passato) ha avuto la più bassa inflazione.

Nel caso in cui dunque dovesse vincere il si, il raggio di azione della SNB diminuirebbe e di molto, essendo limitato da quel 20% da tenere in oro; non potrebbe più quindi stampare per comprare euro a difesa del floor di 1,20.

Ci attendono quindi 2 settimane turbolente sul fronte dei cambi e del mercato dell’oro, anche perché non si può ipotizzare una intromissione dell’autorità monetaria elvetica sui quesiti referendari. Il prossimo meeting lo terrà a Dicembre, e vedremo quale sarà il suo comportamento alla luce del risultato della consultazione popolare.

Piu in generale però si capisce come gli svizzeri puntino a non far seguire alla SNB le strade intraprese dalle altre banche centrali, BOJ FED e BOE, che hanno messo in campo politiche ultra accomodanti per rivitalizzare le economie, e come invece vogliano contenere, tenendo sotto controllo la base monetaria, le fiammate inflazionistiche possibili con una massa monetaria ai livelli attuali.

Sarà quindi una campagna contro la ‘moneta senza valore’ e contro le svalutazioni competitive, a favore di una moneta forte, stabile, addirittura nuovamente ancorata all’oro ( sia pure parzialmente), coraggiosa scelta in tempi come questi.

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