raccomandatiLo spoil system all’italiana, che ha introdotto la possibilità di effettuare la nomina ad libitum di dirigenti pubblici nell’apparato della Pubblica Amministrazione, ha comportato la morte della meritocrazia e l’aborto del tentativo, previsto da una vecchia legge del 1992, di realizzare la distinzione (se non la separazione) tra ruolo e responsabilità dell’amministrazione e ruolo e responsabilità della politica nello svolgimento dei suoi compiti di indirizzo e controllo.

Le modalità ampiamente discrezionali, che presiedono alla nomina dei dirigenti pubblici attraverso lo spoil system, immettono i “nominati” in un ruolo ancillare della politica. Una delle gravi conseguenze di siffatto accesso ai vertici della burocrazia è costituita dal fatto che, in sostanza, si crea una stretta interdipendenza tra politica e dirigenza amministrativa.  Ed è una interdipendenza che precostituisce forme di irresponsabilità a cascata, dal livello politico al livello dirigenziale, poiché quando tutti sono responsabili nessuno risponde del mancato raggiungimento dei risultati dell’azione amministrativa.

La nomina ad libitum dei dirigenti ha generato e genera forme evidenti di dipendenza e di gratitudine, che sono l’esatto contrario dell’autonomia decisionale, dell’indipendenza e dell’assunzione delle responsabilità proprie dei pubblici funzionari. In siffatto contesto, l’etica della responsabilità è stata posta in un vicolo cieco.

E tutto ciò è stato posto in essere a detrimento del buon andamento e dell’imparzialità dell’attività amministrativa, quindi, in barba a quanto prescritto dall’art. 97 della Costituzione. D’altronde i pubblici dipendenti, che dovrebbero essere al servizio “esclusivo”  della Nazione nel rispetto dell’art. 98 della Costituzione, sono esposti al pericolo di mettersi al servizio personale di chi gli abbia conferito (regalato) la nomina. In pratica è stata perpetrata una ulteriore violenza ai principi dell’etica pubblica ed è stata aperta la strada ad una nuova classe di dirigenti pubblici tanto lontani dalla meritocrazia quanto subalterni e asserviti. In questo nuovo ordinamento è diventata non solo obsoleta, ma ha cambiato di significato la vecchia definizione riguardante i “servitori dello Stato”. Al riguardo, è da ricordare che della vecchia definizione, “servitori dello Stato”, andavano orgogliosi e fieri i burocrati dei tempi passati, tempi in cui la meritocrazia era riconosciuta e apprezzata.

Capita spesso, nei nostri tempi, dopo aver preso visione del poverissimo e inadeguato curriculum di alcuni beneficiati di un importante incarico pubblico, di restare, a dir poco, sconcertati dall’arroganza e dalla presunzione che accompagnano e qualificano l’atto di nomina.

Non è fuori luogo, inoltre, ricordare l’esistenza di una normativa che consentiva l’accesso, senza concorso, nella pubblica amministrazione ad alcune particolari categorie “protette” (figli di orfani di guerra, figli o invalidi per ragioni di servizio, etc.). Si trattava di una vera eccezione alle regole di accesso. Ma riguardava la nomina di bidelli, uscieri e impiegati esecutivi (i vecchi dattilografi o applicati di segreteria). Quindi si trattava di qualifiche non dirigenziali da porre in funzioni meramente “esecutive”.  Lo spoil system, invece, è stata una vera “rivoluzione”. Sono state individuate nuove categorie “protette”. E, così, si è aperto l’accesso ad un un consistente numero di persone, portaborse compresi, cui affidare la direzione degli uffici pubblici. Il merito e la meritocrazia sono evidentemente passati in secondo piano e la fedeltà o l’appartenenza a qualche “cordata”   preordinata ad occupare i palazzi del potere sono i requisiti da possedere per accedere ai posti di vertice della pubblica amministrazione. Mentre le antiche categorie “protette” riguardavano la “invalidità” dei genitori dei nominati, con lo spoil system sono entrate in scena nuove categorie “protette”  riguardanti la “fedeltà” al politico che fa la nomina. A voler “giocare” con le parole, siamo passati dalle nomine in ragione della “invalidità” di qualcuno a nomine in ragione della “fedeltà” a qualcun altro. E tra fedeltà e invalidità, è diventato del tutto “improprio” parlare di validità, ovvero di efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione.

Ogni commento sembra superfluo. Molti sono i politici che usano parlare male della burocrazia ridotta a parafulmine della mala amministrazione e delle inefficienze causate, in primo luogo, dai decisori politici. Ai politici che parlano di inefficienza della burocrazia bisognerebbe domandare quanti dirigenti abbiano nominato (o fatto nominare) senza procedura concorsuale.