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“Tutti reagiscono positivamente quando faccio l’elenco delle cose che abbiamo fatto: in un anno abbiamo impostato la legge elettorale e la riforma costituzionale, abbiamo costituito l’autorità nazionale per l’anticorruzione, abbiamo introdotto la delega fiscale, la riforma Madia per la pubblica amministrazione, quelle sulla giustizia civile e poi per il mercato lavoro, se a questo aggiungiamo la riforma del sistema educativo in Italia non si è solo cambiato governo si è anche cambiato il passo.”
(M. Renzi)

Essere stato qualche settimana lontano dall’Italia ha avuto l’indubbio vantaggio, oltre che di trovarmi in luoghi a me graditi, di non sentire né vedere Renzi più volte al giorno.

Al mio ritorno ho peraltro dovuto constatare, non senza una ulteriore dose di amarezza (per usare un eufemismo), che non solo il presidente del Consiglio ha continuato a cianciare dicendo sempre le stesse cose, ma ha anche provveduto, nei diversi passaggi che fin qui hanno caratterizzato la legge di stabilità, a porre in essere le premesse per prelevare dalle mie tasche (non solo dalle mie ovviamente, ma è comprensibile che ognuno pensi in primo luogo a se stesso) una ulteriore quantità di denaro che io non ho rubato a nessuno.

Quanto al fatto che tutti reagiscano positivamente all’elenco delle cose che dice di aver fatto, non c’è da stupirsi: in parte perché si tratta di reazioni di circostanza, e in parte perché gli interlocutori di Renzi spesso si accontentano di leggere i titoli delle “riforme”, senza poi curarsi del fatto che i provvedimenti attuativi non arrivano, se non con diversi mesi di ritardo.

Direi quindi che il passo è stato cambiato, ma solo perché Renzi ciancia più e tassa di più dei suoi predecessori. Iniziò annunciando feroci tagli di spesa pubblica, che poi sono stati rimpiazzati da un tentativo di allargare il deficit.

Non avrei mai pensato di dover rimpiangere Enrico Letta a palazzo Chigi o Vincenzo Visco all’Economia, ma a conti fatti il primo sparlava meno e il secondo, per quanto possa apparire incredibile, assestò al mio portafoglio colpi meno feroci di quanto sta facendo la coppia Renzi-Padoan. Al peggio, è proprio vero, non c’è mai limite.

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