moscapechino

Un notiziario televisivo internazionale solitamente ben informato, France 24, ha riportato oggi la news del trattato russo-cinese per la realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità, Km h 300 di media, tra Mosca e Pechino, vale a dire Km 5.794,03 e cioè la stessa distanza tra Parigi e Rio de Janeiro.

Attualmente i poderosi locomotori diesel-elettrici russi che trainano nelle steppe dell’Asia Centrale i treni passeggeri cinesi della Transiberiana-Transmongolica impiegano la bellezza di sei giorni per congiungere le due capitali, mentre a conclusione della gigantesca T.A.V. solo un giorno, una notte e poche ore separeranno la capitale della Santa Madre Russia e la sua dirimpettaia asiatica, capitale del Celeste Impero. E, al di là dell’avvenimento storico e totalizzante in sé stesso, la vicenda si porta a ben più ampie e sottili riflessioni.

Da molti mesi, se non da qualche anno, i confini occidentali russi sono in fermento : l’Ucraina stessa è un fornello di mina pronto ad esplodere, perché ?

Per rispondere a tale quesito, è necessario riflettere riferendosi ai vari trattati di pace alla fine della Seconda Guerra Mondiale e segnatamente a quello tedesco-polacco che, ratificato nel 1990 a riunificazione tedesca avvenuta, sanciva la linea di confine indicata dai fiumi Oder-Neisse, lasciando alla Polonia, oltreché la parte orientale della città di Francoforte sull’Oder, La Slesia tedesca, e la città di Breslavia ( Breslau=Wroclaw ). Analogamente l’Ucraina Sovietica si annesse territori polacchi e città come Leopoli ora Lvov spostando i confini occidentali di 80-100 Km !

Varsavia che nel 1939 era esattamente ubicata nel mezzo dello stato polacco, ora veniva decentrata verso est e si creavano nuove frontiere che riconoscevano spazi nuovi ad ovest sia all‘Unione Sovietica, che ai suoi alleati di Europa Orientale, retti da regimi satelliti di Mosca.

Non è da dimenticare poi che la Polonia cattolica in cui l’appartenenza religiosa e l’identificazione nazionale coincidono in tutto e per tutto, è stretta in una morsa costituita dalla Germania protestante e dalla Russia ortodossa e da sempre i polacchi han dovuto lottare a turno e, a volte nello stesso tempo, contro tedeschi e russi per poter sopravvivere come identità nazionale.

Si comprende quindi come le popolazioni ucraine occidentali con forte presenza polacca siano da sempre ostili al mondo russo e come, di converso, quelle orientali si manifestino in buona parte ad esso favorevoli per ragioni etniche, linguistiche,storiche e geografiche.

A sud infine la Repubblica di Crimea, già autonoma nell’ambito della Federazione Sovietica sin dal 1921 ed abitata in prevalenza da russofoni, venne ceduta amministrativamente alla Repubblica Ucraina da Nikita Krusciov nel 1954 provocando da allora lo scontento popolare.

In più Sebastopoli continua ad essere la più importante base navale meridionale della C.S.I. rappresentando quasi una sorta di enclave russa in territorio ucraino, cioè una vera e propria spina militare nel fianco, pur se in affitto temporaneo presso Kiev.

Tutte queste considerazioni si sposano poi con la politica azzardata e per niente prudente perseguita da Nato ( basi missilistiche in territorio polacco ), Stati Uniti d’America ( azioni controverse dell’amministrazione Obama ) e Unione Europea ( in appoggio alla politica tedesca che da sempre vede all’Est il proprio lebensraum, cioè lo spazio vitale per il mondo germanico).

Per finire è utile ricordare ugualmente la consuetudine russa di voler mantenere ad ovest una sorta di stati-cuscinetto o satelliti, proni ai voleri del Cremlino, vedi Bielorussia.

Gli occidentali e l’Unione Europea meglio avrebbero dovuto operare per non esporsi ai ricatti di tagli di forniture russe di gas naturale o di altri prodotti semi-strategici.

L’appoggio alla nascente democrazia ucraina avrebbe dovuto esser modulato diplomaticamente senza rinunziare ai propri principi, ma in modo di evitare il ripetersi di situazioni traumatiche da ogni punto di vista con la controparte russa.

E’ pur vero che la Russia odierna ( vedi il caso di Anna Politkovskaja ) non rappresenta uno stato di democrazia occidentale, ma era ed è compito dei paesi europei di esportare la liberaldemocrazia, riuscendo ad attirare gradatamente verso le istituzioni dell’ovest anche la Santa Madre Russia.

Bisognerebbe quindi evitare che il tentativo di Kerensky del 1917 resti un’esercitazione politico-istituzionale russa destinata all’oblio ed invece lo Zar Wlad dirige la politica internazionale dell’orso ex-sovietico verso l’abbraccio con il dragone del Celeste Impero, verso la realizzazione di quell’interminabile tronco di strada ferrata che, pur togliendo all’isolamento le popolazioni di quella parte del mondo, sancisce invece il rischio più che probabile del ritorno ad una sorta di guerra fredda con tutto l’occidente e l’abbraccio del nuovo millennio tra Mosca e Pechino. 

Rossija sviacennaja nasa derzava ….

Rossija ljubimaja nasa strana …..

non verso Parigi, ma verso Pechino.