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Ho rilasciato un’intervista a Lanfranco Palazzolo di Radio Radicale, dal titolo “Il Partito liberale italiano ritorna in Parlamento: intervista a Ivan Catalano, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera”.

Mi è stato chiesto di spiegare le ragioni del mio abbandono del Gruppo Parlamentare del Movimento, avvenuto nella primavera dello scorso anno, e della mia recente adesione al Partito Liberale Italiano. Ho poi parlato della mia attività in materia di razionalizzazione dei trasporti, con particolare riguardo alla mia proposta di LeggeC. 2584, istitutiva di una camera di compensazione del trasporto merci.

L’intervistatore mi ha quindi chiesto della politica del Governo rispetto alla Rai. Gli ho risposto che sto valutando insieme ai miei consiglieri legali sia la questione dei tagli, sia quella del canone in bolletta, misure che pongono problematiche giuridiche e tecniche. Non vi è stato modo di approfondire le vere questione alla base delle attuali controversie, ovvero quella della privatizzazione della RAI, del riassetto del sistema delle frequenze, e delle garanzie di pluralismo esterno. Non dubito d’altra parte che sarà necessario affrontare questi temi nel prossimo futuro.
Penso infatti che la RAI non sia riuscita a garantire davvero il pluralismo interno, ovvero, come ci ricorda la Corte Costituzionale, “l’obbligo di dar voce a tutte o al maggior numero di opinioni, tendenze, correnti di pensiero politiche, sociali e culturali presenti nella società”. La storia degli ultimi decenni ha visto una tv di Stato fortemente condizionata dal sistema dei maggiori partiti e addirittura da indirizzi governativi, una tv che ha spesso ignorato le opinioni minoritarie e negato la discussione su alcuni temi pur cruciali.
Non ritengo però che si possa privatizzare la RAI senza mettere in discussione l’intera gestione dell’etere. Le frequenze sono una risorsa pubblica e scarsa, malgrado la digitalizzazione le abbia aumentate e il settore tende all’oligopolio e al monopolio. E’ legittimo abbandonare la parte pubblica dell’attuale oligopolio, laddove si ritenga che il mantenimento di una tv di stato non sia il mezzo migliore per garantire il pluralismo informativo. Venendo meno ogni pur piccolo residuo di pluralismo interno, diventa però imprescindibile garantire il pluralismo esterno, aumentando al massimo gli operatori presenti sul mercato delle frequenze e limitando, di converso, la possibilità per un singolo soggetto di acquisire o mantenere una posizione dominante.
Per quei programmi di interesse pubblico (RaiParlamento, documentari storici, trasmissioni scientifiche, ecc) che non potrebbero mantenersi in un regime di mercato, si potrebbe pensare ad appositi contratti di servizio pubblico, da prevedere nei bandi per le frequenze o banditi autonomamente.

Abbiamo infine parlato di carcere e di amnistia. Già all’inizio della mia attività parlamentare col M5S mi ero occupato del tema carcerario. Ritengo che oggi il carcere italiano, sovraffolato e carente di fondi, non sia luogo di rieducazione, ma di trattamenti inumani e degradanti, come spesso ci viene a ricordare la CEDU. Lo Stato si trova a dover usare ciclicamente degli strumenti pericolosi quali indulto e amnistia perché si rende conto che, attraverso il sovraffollamento carcerario, sta violando i diritti umani fondamentali delle persone in suo potere. Beccaria ci insegna che le pene devono essere miti e certe. Noi invece continuiamo ad alzare le sanzioni per alcuni reati, sull’onda di emergenze che in realtà non solo tali. Temo che potrebbe non esserci adesso alternativa a una limitata amnistia.

Ho risposto all’intervistatore che il problema è strutturale e che i provvedimenti di clemenza non lo risolvono: dobbiamo limitare ulteriormente l’ambito del diritto penale, escludendo da esso comportamenti che non giustificano una repressione statale così violenta. Fra questi ultimi, si possono citare ingiuria, diffamazione e reati d’opinione. D’altra parte, la via maestra per risolvere il problema carcerario è la legalizzazione della prostituzione e delle droghe leggere, con contestuale creazione di mercati regolamentati. Solo così si potrà evitare un ciclico ricorso ad amnistie e indulti.

Tratto da Deputato Ivan Catalano

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