ITALY-POLITICS-GOVERNMENT-CONFIDENCE

L’altro giorno ho partecipato, solo nel pomeriggio, al Congresso Regionale della Toscana e sul treno che mi portava a Firenze, pregustavo la tentazione di parlare di Renzi proprio nella sua città.

Sono arrivato troppo tardi e non l’ho fatto più, ma comunque sono stato stimolato a scrivere qualche considerazione in merito.

Renzi ha certamente cambiato qualcosa nella politica italiana, ha mandato in pensione la vecchia guardia del PD di estrazione culturale comunista, ha ringiovanito la classe dirigente governativa, e questo è un bene, ma ha dato “fumate” di riforme senza ancora affrontare quelle riforme che veramente potrebbero far fare il giro di boa a questo Paese.

Non potrà mai affrontare le Riforme con la R maiuscola, perchè la sua scuola politica è di estrazione democristiana popolare, ed anche se pare muoversi più come uomo di destra che di sinistra, la sua visione dello Stato è statalista ed assistenzialista. Renzi quindi vorrebbe fare la frittata senza rompere le uova, ma le uova non è che non le vuole rompere, non le può rompere!

Invece Renzi, dovrebbe metter mano a delle Riforme strutturali che sono urgenti per il rilancio del Paese e per trasformare questa Italia in uno Stato Liberale, ma non è parte del suo patrimonio politico questo obiettivo.

Una priorità sarebbe una profonda Riforma istituzionale e costituzionale tale da scardinare tutti quei centri di potere e rendite da posizione e frammentazioni di poteri che la Costituzione Italiana ha creato , in buona fede di certo, nel 1946 per evitare un nuovo futuro Mussolini. Ma oggi, a distanza di tanti anni, sarebbe da rivedere, correggere, abrogare articoli e metterne forse di nuovi più moderni ed adatti all’ evoluzione della società italiana.

Così come è necessaria una totale riforma tributaria e fiscale, anche dal punto di vista delle procedure di riscossione delle imposte; così come un programma di privatizzazioni coerente e controllato del patrimonio pubblico, e poi un concreto piano programmatico che riguardi i rapporti Banca/ Impresa per un vero rilancio del comparto PMI, cuore pulsante dell’economia reale italiana.

Ma tutto ciò che ho sinteticamente indicato sopra come ricette politiche autentiche per un ritorno al benessere dei nostri cittadini e del nostro Paese, solo i Liberali possono attuarlo. Lo possiamo fare noi perché, come ho già detto in altre sedi, sappiamo come si fa, perché abbiamo studi e programmi già redatti in materia, perché abbiamo la cultura giusta per dargli corso.

Ma per fare questo da solo il PLI non ce la può fare e deve sollecitare e far ritrovare le motivazioni giuste per riunirsi ed unire i movimenti Liberali vari o di ispirazione Liberale solitari, sparsi o dispersi per troppo tempo.

Perché le riforme politiche liberali che ho citato vanno effettuate come una terapia d’urto, vanno radicalizzate e gridate, senza essere urlate a mò di Grillo certamente, al fine di sollecitare la sensibilità degli italiani e quindi possono essere svolte solo se siamo uniti.

Una Unità Liberale che produrrebbe una forza politica alternativa ma progressista ai vuoti attuali del centro destra italiano.

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1 COMMENTO

  1. E’ facile dire riforme strutturali senza citarle, facciamo esempi concreti tipo i privilegi acquisiti non si toccano, riforma retroattiva delle ingiuste pensioni, taglio degli stipendi, dei vitalizi e delle buone uscite dei consigkieri regionali, eliminazioni di inutili presidenze e sopraattutto coerenza.

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