Un nuovo nulla di fatto sul fronte BCE ha caratterizzato la settimana finanziaria appena conclusa. Quando lo faremo(il QE), se lo faremo, prevederà anche l’acquisto dei debiti pubblici dei vari paesi. Sono queste le parole di Draghi che, incalzato dai cronisti, ha riferito al termine di una conferenza tenuta all’insegna dei toni bassi e delle ulteriori promesse di intervento qualora le condizioni dell’economia peggiorassero ulteriormente. La scusante, questa volta, è stata la discesa repentina del prezzo del petrolio, che, a detta del Governatore, influirebbe negativamente sul tasso di inflazione, che quindi non sarebbe poi così basso da giustificare interventi straordinari che sono comunque allo studio. Si attenderebbe allora la fine di questa fase negativa sull’oil per vedere l’effettiva inflazione a che punto si trova per, eventualmente, fare iniezioni di liquidità, quindi neanche per Gennaio dovrebbe essere varato alcunché di straordinario, a meno di peggioramenti repentini. La sensazione che da più parti si è avuta è che le pressioni contro il varo del piano di allentamento monetario, provenienti soprattutto dalla BundesBank, si siano fatte ancora più stringenti, e che quindi la non unanimità del consiglio del board farebbe propendere Draghi per l’attesa, quanto mai non salutare, viste le reali condizioni delle economie continentali, messe ancora più in luce dai dati sull’economia tedesca di venerdì, che hanno dimezzato le stime di crescite per l’anno a venire. La reazione dei mercati finanziari è stata veemente ed immediata: le borse sono cadute, con Milano che ha fatto segnare un indice negativo di oltre 2 punti e mezzo percentuali, e la moneta unica si è rafforzata su tutte le valute. Il prezzo del petrolio è vero si è calato, ma la discesa è stata talmente repentina che non dovrebbe ancora aver mostrato i suoi effetti sul tasso di inflazione europeo, e quando tale dato sarà incorporato nei prezzi allora si, si pensa, ci sarà la vera deflazione. Staremo a vedere se quando si verificherà tale ipotesi, la banca centrale sarà pronta a fare qualcosa, visto che fino ad ora di pratico ancora nulla è stato fatto.

Sul fronte mondiale le notizie sono arrivate dal Pacifico, dove si nota una Cina ancora agonizzante, che lunedi notte ha pubblicato un dato sulla manifattura ancora su livelli molto bassi, ed una Australia che ha sorpreso negativamente le attese, pubblicando, nella notte tra martedi e mercoledi, un dato sul pil del 2,7% contro le attese del 3,1%. Tali dati hanno influito negativamente sulla moneta dei canguri, sprofondandola a livelli minimi sul dollaro americano che non si vedevano da anni.

Sul fronte americano i dati pubblicati sono stati in chiaroscuro, gli ADP(variazione dell’occupazione non agricola) pubblicati mercoledi hanno visto una creazione di posti di lavoro sotto le attese a 208000 unità contro le 223000 previste, gli importantissimi NFP, che misurano sempre la variazione degli occupati, pubblicati nella giornata di venerdì, hanno invece sorpreso positivamente le aspettative, portandosi a 321000 unità dalle 22500 previste,insieme al tasso di disoccupazione, pari al 5,8% pubblicato questo sempre in chiusura di ottava. Il gigante americano si mostra, insomma, sempre in fase di crescita.

Nel Regno Unito si sono visti dati sulla produttività positivi, ma nonostante ciò, il Governatore ha deciso di mantenere, nella giornata di Giovedi, tassi bassi e stimoli monetari intatti.

Non si riesce a capire come, nonostante i buoni risultati ottenuti dagli stimoli monetari sulle economie siano sotto gli occhi di tutti, il Nostro Mario riesca ancora a rinviare decisioni quanto mai ritenute necessarie ed impellenti.

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