lobbying

Per un rispetto dell’Articolo 67 della costituzione

Il dizionario Treccani definisce la lobby così: “Termine usato negli Stati Uniti d’America, e poi diffuso anche altrove, per definire quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi: le lobby degli ordini professionali, del petrolio.”

In Italia viene visto negativamente ma il lobbismo è fatto anche nell’interesse del cittadino anche se avviene molto raramente.

Il Lobbysmo altro non è che una rappresentazione di interessi privati, portati avanti da chi, da questo gruppo di interessi, ne ha mandato imperativo. È un retaggio dell’età classica, greca e romana, quando il concetto di rappresentanza politica (e cioè collettiva) non esisteva, mentre era ben presente il concetto di rappresentanza individuale-privatistica: i campi sociali erano ristretti, essendo molto limitato il numero dei cittadini che avevano pienezza di diritti, e quindi le scelte della polis. Nel medioevo le rappresentanze politiche avevano un carattere di tipo corporativo, in cui c’era uno stretto rapporto tra il gruppo ed il mandatario, che del gruppo era solo il portavoce, e quindi si trattava ancora di una rappresentanza in cui prevaleva l’aspetto privatistico. Con la rappresentanza politica moderna, con l’inserimento nelle costituzioni dell’assenza del Mandato imperativo, la funzione del parlamentare è cambiata, superando di fatti la necessità di avere corporazioni.

Questo passaggio però non è ancora stato ben compreso. Spesso la politica scende a compromessi con il mondo corporativo e delle rappresentanze. Il compromesso sembra essere il tema dominante, ma questo, spesso, non va bene a nessuno. In questo modo, tutti perdono qualcosa. Le Lobby più potenti riescono, a discapito di tutta la collettività,  a fare prevalere gli interessi dei pochi o addirittura di uno.

Rappresentare tutta la nazione, come ad esempio afferma la nostra costituzione all’Articolo 67, è un compito che spinge il parlamentare a cambiare paradigma. Secondo me, il cambio può cominciare prendendo in considerazione alcune citazioni importanti:

“Affinché la società cresca ognuno è chiamato a fare bene il proprio lavoro” e “La soluzione migliore si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per se e per il gruppo”.

Dunque, dato che “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta” qual è quella soluzione che rende obsoleto questo modo di fare politica clientelare, lobbystica e corporativa?

Semplice, a mio avviso il politico dovrebbe essere un FACILITATORE, dovrebbe essere in grado di trovare soluzioni win-win diverse dal solito compromesso. I Lobbysti rappresentano degli interessi specifici e devono aiutare il politico a comprendere un problema ed a capire le conseguenze di alcuni provvedimenti da intraprendere, ma la loro funzione si deve fermare li, è il politico con il suo staff a decidere nell’interesse della collettività.

Egli sarebbe un facilitatore in grado di trovare. attraverso la teoria dei giochi, ciò che è meglio per se e per il gruppo, dove il “se” rappresenta lo Stato o se vogliamo la collettività, non più i suoi interessi personali, ed il “gruppo” gli interessi particolari di gruppi più piccoli. In questo modo ci sarebbe la crescita auspicata nello svolgere bene il proprio compito.

Solo in questo modo un parlamentare può adempiere al suo impegno.

Tratto da Deputato Ivan Catalano

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