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Con la elezione di Sergio Mattarella a Capo dello Stato, Matteo Renzi ha realizzato il suo capolavoro di spregiudicatezza. Dopo aver incassato, con i voti determinanti di Berlusconi, l’approvazione al Senato della legge elettorale, con impudenza denominata Italicum, ha buttato senza esitazione il suo alleato del patto del Nazareno nel cestino dei rifiuti. Quest’ultimo ha meritato lo schiaffo ricevuto in pieno viso per l’ingenuità dimostrata nel fidarsi del giovane parolaio toscano e per il cinismo di aver sempre fatto prevalere i propri interessi personali rispetto a quelli di milioni di italiani, che lo hanno votato. Per fortuna non siamo tra questi. Quindi non abbiamo nulla di cui rammaricarci, ma quanto è accaduto non può non accrescere le nostre preoccupazioni per il contesto generale di una politica, diventata come un tavolo di poker, bluff incluso. Lo spregiudicatissimo Presidente del Consiglio ha dimostrato di poter contare, quando e come vuole, su due maggioranze alternative in Parlamento, mettendole abilmente una contro l’altra. La prova della sua forza ricattatrice si è rivelata platealmente nel modo brutale con cui ha imposto al partito di Alfano, che pure, faticosamente, nelle ultime settimane, si era riavvicinato a Forza Italia, di votare disciplinatamente come gli veniva intimato. Dignitosamente alcuni esponenti dell’NCD hanno protestato, sino alle dimissioni da capo Gruppo al Senato di Maurizio Sacconi. Tuttavia la vicenda dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, ha scritto la parola fine sull’esperienza, sin dall’inizio di corto respiro, di tale soggetto politico. Il trasformismo renziano tuttavia nei prossimi giorni si paleserà ulteriormente, quando, come è evidente ed inevitabile per la forza di ricatto che si è rivelato di poter esercitare su Berlusconi, riuscirà a recuperarne il sostegno per l’approvazione delle Riforme costituzionali. Lo spettacolo continua! Per quanto concerne il Capo dello Stato, posso dire di conoscerlo da sempre. Siamo stati eletti in Parlamento nel 1983, entrambi per la prima volta e siamo stati a lungo insieme consiglieri comunali a Palermo. La nostra visione politica, nella reciproca coerenza, è sempre stata opposta: io intransigentemente liberale laico di inclinazione radicale, lui, con altrettanto rigore, cattolico di sinistra con forti simpatie comuniste. Il suo più grande merito è la indiscutibile coerenza. Fu ispiratore delle giunte palermitane di Orlando con una maggioranza che vedeva per la prima volta organicamente la partecipazione del PCI, ma non esitò a rompere con il sindaco della primavera palermitana, quando questi abbandonò la Democrazia Cristiana. Si dimise da ministro, insieme agli altri colleghi della sinistra DC, in occasione dell’approvazione della Legge Mammì, che dava le concessioni televisive a Mediaset. Si oppose fermamente all’ingresso di Forza Italia nel Partito Popolare Europeo. Si rivelò un paziente tessitore, come relatore della legge elettorale uninominale con quota proporzionale, che porta il suo nome e che si è risultata la meno negativa di quelle approvate negli ultimi vent’anni, ivi compreso l’italicum, che, come ha riconosciuto lo stesso Calderoli, pur appartenendo alla razza delle leggi elettorali suine, è di gran lunga peggiore del cosiddetto porcellum. L’elezione di Mattarella, a mio avviso, ha due significati positivi, che vanno sottolineati. Rispetto alle modestissime personalità politiche emerse nell’ultimo ventennio, il nuovo Capo dello Stato, che si è saldamente formato nel corso della Prima Repubblica, ha uno standing culturale, caratteriale e di conoscenza istituzionale, sicuramente adeguato. Inoltre, dopo due Presidenti di matrice laica, garantisce l’alternanza, che la storia repubblicana ha sempre rispettato, con un rappresentante del mondo cattolico, che nel nostro Paese ha un insediamento importante. Riconosco a tale significativo riconoscimento un grande valore, proprio forte del mio netto schieramento sul versante laico. Infatti la nostra non sarebbe realmente una democrazia liberale, se non fosse in grado di comprendere l’importanza della convivenza di ispirazioni culturali diverse e della necessità che esse convivano tra loro, facendo trionfare il principio della tolleranza. Così in Italia abbiamo avuto due Presidenti liberali, tre socialisti, uno comunista, uno azionista e cinque cattolici. Sotto questo profilo, mi sento di plaudire alla elezione di Sergio Mattarella, che mi auguro sappia dimostrare la necessaria fermezza per evitare che tutto il potere si sposti su Palazzo Chigi, anche in vista delle riforme costituzionali attualmente in discussione in Parlamento, difendendo così l’impianto della Costituzione, fondato sulla separazione ed il bilanciamento dei poteri dello Stato. Da inguaribili ottimisti, che coltivano in primo luogo la fiducia nella forza delle Istituzioni, pur consapevoli del pessimo auspicio determinato dalle modalità della sua elezione, gli auguriamo buon lavoro nell’interesse dell’Italia.