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Il 17 febbraio è un giorno simbolico, la cui rilevanza non va trascurata. Forse tale data meriterebbe di diventare qualcosa di più di una semplice memoria e, in effetti, a Roma, per coloro che lo sanno, è rappresentativa di un evento drammatico, ricordato con una statua posta al centro di una delle piazze più belle del mondo.

Il 17 febbraio 1600, infatti, venne arso vivo, a Campo de’ Fiori, il filosofo Giordano Bruno.

Una morte atroce, giunta dopo un processo emblema dell’intolleranza, della superstizione e della violenza di una Chiesa che, all’epoca, poco si dimostrava rispettosa del principio evangelico mirabilmente richiamato da John Locke in uno dei suoi capolavori: “La tolleranza di quelli che hanno opinioni religiose diverse è così consona al Vangelo e alla ragione, che sembra mostruoso che gli uomini siano ciechi in una luce così chiara“.

Tale cecità ottenebra le menti di molti uomini ancora oggi, a distanza di oltre 400 anni da quell’enorme ingiustizia, giacché Roma, l’Italia e l’Europa tutta rischiano di dover affrontare nuovamente la cultura della sopraffazione e della violenza di chi ha la debolezza di non saper reggere il confronto dialettico con chi la pensa in modo diverso.

Non hanno rilevanza, in tale contesto, i contenuti del pensiero del frate nolano in ambito filosofico e religioso. Quel che conta è la reazione di chi si sente colpito da un messaggio colmo di contenuti. Una reazione che dovrebbe suscitare in noi una preoccupata e ferma indignazione.

Giordano Bruno, come ha scritto Bertrando Spaventa, “è il vero eroe del pensiero: l’araldo e martire della nuova e libera filosofia. Se libertà non vuol dire un facile dimenarsi nel vuoto, ma il lottare contro gli enimmi dell’universo e contro i vecchi pregiudizii, i vecchi sistemi, e tutta la potenza del vecchio mondo, non vi ha filosofo più libero di Bruno”.  

Il nostro “Prometeo” assunse, pagando con la vita, il ruolo di martire del libero pensiero e dal coraggio con cui accolse l’ingiusta sentenza – Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam – dobbiamo trarre ispirazione contro la nuova, ennesima ondata di integralismo religioso e politico.

In questi giorni stiamo assistendo al martirio di tanti Giordano Bruno, per mano dei propugnatori di una politica della violenza posta sotto il cappello della guerra di religione. E non solo! Come evidenziato dall’on. Stefano de Luca sulle pagine di questo giornale, “ai confini dell’Europa divampano due guerre sanguinosissime e dense di pericoli ed incognite per l’intero Continente, che, dalla fine della seconda guerra mondiale, ha rinunciato ad una qualsivoglia politica di difesa.” Conflitti plasmati dalla mente di coloro che ancora non hanno accettato la cultura liberale del rispetto del prossimo, ma che dello strumento della violenza fanno il cardine del proprio interesse.

La situazione non è preoccupante. E’ allarmante! Perché, come continua de Luca, “la scelta è stata di procedere a ranghi sparsi, senza una strategia comune, un unico esercito ed una politica estera uniforme”, con il conseguente rischio di far sprofondare l’Europa in un nuovo Alto Medioevo, dilaniato da diverse, ma altrettanto pericolose invasioni barbariche.

Senza “strategia comune”, “unico esercito” e “politica estera uniforme”, il Vecchio Continente sarà destinato a soccombere e i consolidati, ma delicati principi di tolleranza e libertà dell’individuo verranno calpestati dai sostenitori di una tirannia senza rispetto per l’essere umano.

Che i governanti europei si adoperino, con illuminate intelligenza e forza, per evitare il ripetersi di nuovi 17 febbraio.

Di martiri della libertà, come Giordano Bruno, ne abbiamo avuti troppi.

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1 COMMENTO

  1. Bravo, Massimiliano. Il coraggio di Giordano Bruno nell’accettare il compimento del suo tragico destino, più che il suo insegnamento filosofico, sono la vera cifra della sua grandezza; quello che lo ha reso immortale. Ricordare uomini di tale tempra, ci fa sentire meno soli di fronte al conformismo intollerante dei nostri giorni e ci aiuta a comprendere le ragioni profonde del silenzio tombale che copre le idee liberali, fino a disconoscere la stessa esistenza della nostra corrente di pensiero. A volte il conformismo può risultare più violento della stessa barbarie omicida.

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