rtumbarello

Che figura di merda!
Ci ha rimesso il Bernini – purtroppo un suo capolavoro è stato danneggiato – ma anche la nostra dignità. In un certo senso, però, la violenza dei tifosi del Feyenoord è stata provvidenziale per farci capire che, non essendo in grado di neutralizzare qualche teppista ubriaco, non siamo certo pronti a dichiarare guerra all’ISIS. Delusi i ministri Pinotti, Gentiloni e Alfano, assieme ai leader politici bellicosi, che, da un eventuale conflitto si illudono di ricavare prestigio e consensi. Adesso hanno capito che, non essendo l’Italia in grado di mantenere neppure l’ordine pubblico nel centro storico della capitale, è meglio giocare a Risiko. La polizia riesce solo a pestare gli operai della Thyssen. Adesso vai a spiegare al Prefetto e al Questore di Roma che le dimissioni non sono una deminutio capitis ma un gesto di umiltà di cui solo i grandi sono capaci. Non lo capirebbero: meglio l’umiliazione che perdere il potere. Garcia era l’ultima speranza per mortificare, almeno sportivamente, una squadra mediocre supportata da incivili. Ma nemmeno lui si dimetterà. Si sta riducendo come Totò, che, chiamato Pasquale da uno sconosciuto che lo prendeva a schiaffi, disse di non reagire dato che i ceffoni non erano diretti a lui. Riscuotiamo sberle e mortificazioni anche nel settore europolitico. Federica Mogherini, esautorata in tutte le sue funzioni, rimane imperterrita nella sua inutile carica. Era adeguata solo in questo governo, dove, paragonandosi, non sfigurava del tutto. 

I kamikaze della porta accanto
Non c’è lavoro, né ce ne sarà, almeno, a breve. Corruzione e immoralità dilagano e devastano. L’ignoranza fa il resto. I giovani non vedono futuro e qualcuno invoca il manganello. Per fortuna, non si vede all’orizzonte neppure la caricatura di un dittatore. C’è chi vorrebbe la pena di morte e chi la guerra contro l’Islam. (Adesso, anche contro gli olandesi che ci hanno rovinato un capolavoro che, anche la maggior parte degli italiani, credevano solo una vasca). Non ci sono più valori, neppure quelli cristiani che tutti millantano. Un  tempo si protestava e si scioperava. Adesso non più perché sarebbe tempo sprecato. Tanto, chi comanda non recede dal proprio progetto, seppure visibilmente malsano. Non si crede più nel voto, come se il risultato fosse già concordato. Ecco perché la metà degli elettori non si reca alle urne. In effetti, non è naturale che una certa sinistra – quella gettonata anche dalla destra – si allei con chi ha una visione opposta dei problemi sociali. I partiti estremisti si proclamano moderati e nessuno li contraddice. Il Parlamento è contingentato: tutti votano secondo l’sms ricevuto. E ci crediamo ancora in democrazia. Le riforme aggraveranno i problemi del paese e accresceranno a dismisura il potere di chi lo detiene già. Ecco perché ci si affretta ad approvarle. La deriva dei principi, però, non dipende solo dall’arroganza di un solo ambizioso. È decisiva la complicità di chi scodinzola e si genuflette pur di fare il deputato, dirigere un giornale o gestire un talk-show televisivo. È anche colpa di chi – come molti di noi – non si intromette. Impotente, senza punti di riferimento né speranze, qualche giovane esasperato è purtroppo attratto da falsi ideali e si arruola con l’ISIS. Si suicidano perché gli abbiamo reso la vita impossibile. E, anziché vergognarcene, ci fingiamo scandalizzati. 

Un nemico per volta, purché debole
Un avversario per volta, ogni settimana/dieci giorni diverso. Purché non abbia molto potere e non sia simpatico alla massa, in modo che l’aggressione sia sempre gradita dall’elettore ingenuo. Ormai è questa la formula ideale per gestire in paese. L’evoluzione del populismo ha realizzato un nuovo format. Così crescono i consensi e si rafforza il potere. La tecnologia del marketing è senza confini. Chi ha come obiettivo di piacere al popolo, anziché risolvergli i problemi, ne sa una più del diavolo. Credevamo di avere raggiunto la perfezione col partito il cui padrone dispone di un’infinità di reti televisive. Invece, il progresso nel manipolare la comunicazione non finisce di sorprenderci e, come sempre, strappa un applauso dietro l’altro. Il popolo è contento perché ritiene il potere dalla sua parte. Invece, è una tattica infallibile, un metodo scientifico, un’immancabile presa in giro. La povera gente si lascia raggirare periodicamente sin da quando fu inventata la ruota. E ancora non se ne rende conto. All’inizio il bersaglio era il sindacato della Camusso, poi fu la volta della magistratura, oggi dei notai. Non hanno neppure una lobby: sono appena quattromila in tutta Italia e forse i soli a garantire una minima legalità nel paese che si sostiene sul “gioco delle tre carte”. Il prossimo avversario sarà Landini. La gente che sta male è contenta perché gode nel vedere che altri staranno peggio. Tanto, di migliorare non se ne parla. L’equiparazione è verso il basso e il peggio. Ma il nemico prediletto è la politica. Anziché dimezzare il numero esagerato di parlamentari, si sopprime il Senato elettivo in modo da fingere un risparmio. In realtà, si elimina un contrappeso al potere, che dilagherà indisturbato. Quell’organo di controllo è indispensabile perché siano garantiti i diritti di tutti. Perciò si toglie di mezzo. Così, invece di ridurre le spese della politica abbiamo gabbato di nuovo gli italiani. Ci stanno privando persino di quella parvenza di democrazia che ci faceva illudere di essere liberi.

Quando il potere traballa
I media italiani sono così stranamente solerti nel descrivere le atrocità dell’ISIS da sembrare i  loro portavoce. Diverse volte al giorno in TV e quotidianamente sui giornali sfilano i carnefici con una tuta nera addosso, un pugnale in mano e le vittime, che di lì a poco sgozzeranno – al guinzaglio. Sempre le stesse immagini, finché non arrivino quelle del nuovo eccidio. Doviziosi particolari completano le macabre descrizioni diffuse dall’ISIS per terrorizzarci. Notiziari TV e cronache dei giornali ne assecondano il progetto riportando le minacce rivolte al nostro paese. Ammesso che siano vere, perché ricordarcele continuamente? Sorge spontaneo il dubbio che quel pericolo sia diffuso per distrarci dalla triste situazione economica e sociale in cui ci troviamo. Del resto, alla guerra, e al terrore che ne deriva, ricorrono spesso governanti mediocri per ottenere la solidarietà di tutto il paese, persino di coloro che li contestano. Komeini dichiarò guerra all’Iraq quando la sua dittatura religiosa cominciò a traballare. L’argentino Videla sfidò addirittura l’Inghilterra quando il problema dei desaparecidos stava paralizzando la sua dittatura. Chissà se anche Putin usa lo stesso metodo con l’Ucraina per far dimenticare il crollo del rublo e altri pericoli alla sua leadership. Noi non dichiariamo ancora guerra a nessuno, ma ne parliamo troppo spesso.

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