diario di tumbarello

Un accordo sleale
Se alcuni paesi come Francia e Germania si credono in diritto di giudicare e dettare le leggi di buon comportamento non è perché migliori di altri, ma più furbi e anche un po’ imbroglioni. Nel gergo politico si chiama supremazia, in pratica tradiscono gli alleati e la stessa istituzione di cui fanno parte. Merkel e Hollande, per esempio, si recarono alla chetichella da Putin, ufficialmente per mediare la pace in Ucraina, in realtà per trattare scambi commerciali più vantaggiosi con la Russia. David Cameron, invitato, non ci andò perché il Regno Unito non ha particolari interessi da difendere in quei territori. Noi, invece, ne avremmo, e come. Ma non ci informarono perché non ci tengono in considerazione e sanno che, privi di dignità come siamo, non ci mortifichiamo, né sappiamo reagire. Al  ritorno ci raccontarono la bugia – i nostri media, complici del potere, non lo rivelano – di avere raggiunto un accordo che sancisce l’inviolabilità delle frontiere. Invece, il Gatto e la Volpe barattarono gli interessi dei loro paesi (soprattutto gas, petrolio, cereali) sulla pelle degli ucraini. Sulla carta i confini rimangono intatti, ma ci hanno taciuto di avere concesso che le zone di confine, di cui la Russia vuole appropriarsi, godranno  di indipendenza totale sia per la lingua che per la legislazione, per gli scambi commerciali e la politica estera, persino per la moneta. Infatti, nelle scuole si parlerà il russo e il paese adotterà il rublo. Mogherini non c’era. Un’Italia vergognosamente assente. Boschi, con quel visino pulito, apparentemente innocente, e la voce rassicurante, ripete come una deliziosa pappagallina le frottole che le ordinano di dire. È un format già visto in questi anni. Cambiano i visi e le voci, ma il contenuto è lo stesso. Come può cambiare il trend? Il burattinaio sfrutta il candore di ragazze suadenti per nascondere l’inefficienza di governi senza autorevolezza né contenuti. Siamo sull’orlo del baratro. Stiamo precipitando. Con una guida inadeguata, anche l’Europa va alla deriva. Purtroppo, l’Italia, che la fondò quando era un grande paese, oggi è il fanalino di coda, spento. 

Cagnolini da guardia a gettone
Il governo non tiene conto dei suggerimenti delle Commissioni parlamentari. Finalmente Boldrini si è ricordata di essere Presidente della Camera. Un uomo solo al comando non mi piace, sbotta. La riforma sul lavoro è passata come l’aveva concepita la Confindustria. Da un eccesso all’altro. Un tempo eravamo ostaggi dei sindacati, oggi degli imprenditori. In effetti, i diritti dei lavoratori erano esagerati, tanto da consentire a molti di abusarne. È inevitabile quando si supera il limite. Adesso siamo tornati indietro di diversi decenni. Sotto il trapezio non c’è più la rete. Nemmeno la cassa integrazione. Non conosciamo la giusta misura. Sempre così: dalla ricchezza immeritata alla miseria, dal libertinaggio alla schiavitù. Immediata è la reazione di Serracchiani, come un tempo Carfagna e Gelmini. Quel parere non è vincolante. È giusto non prenderlo in considerazione. Allora che ci sta a fare? Meglio abolirlo, visto che siamo in clima di risparmio. Del resto, meno democrazia c’è, più facile è governare. Ecco perché si abolirà il Senato. Quali tradizioni? Per l’odierna classe politica, SPQR era un’emittente televisiva locale o una marca di jeans. Boldrini si è decisa a parlare con notevole ritardo. Sembrava addirittura che non ci fosse. Non c’era motivo d’urgenza quando consentì sedute fiume notturne perché le riforme fossero approvare in fretta. Lo speaker è garante imparziale di tutti i partiti, la aggredisce il cagnolino da guardia della nuova arroganza. Ma non pure dei diritti dei cittadini?

Chi guadagna di più?
I commessi di Camera, Senato, Consulta, Quirinale e Palazzo Chigi – il cui compito principale, non avendo molto da fare, è di scodinzolare davanti al potere – guadagnano il doppio dei diplomatici alla Farnesina, cui, invece, è affidato il prestigio e la tutela degli interessi dello stato all’estero. Il Ministro Gentiloni, per esempio, ancora non sa che i politici sono scarsi, ma i funzionari sono un’eccellenza. Se non siamo tenuti in considerazione in Europa e nel mondo, è colpa sua che non protegge la professionalità dei suoi collaboratori. Anziché prepararci alla guerra, la eviteremmo se i diplomatici fossero, come un tempo, la nostra intelligence. Anziché aumentarli li decimiamo di numero in modo che non possano controllare le migrazioni e valutare i reali rischi che corriamo. Siccome la gente ritiene erroneamente che guadagnino molto, gli decurtiamo le spese di rappresentanza, creando problemi notevoli anche alle loro famiglie. Una nota del ministro plenipotenziario Mario Vattani, che ho letto su Libero, mi ha fatto riflettere.

Ecco la soluzione per venire incontro ai mediocri da cui purtroppo dipendono le nostre vite. Chi non è in grado di ricoprire una carica sociale o politica di alto livello prenda la decisione opposta a quella che ritiene più opportuna. Sembra uno scherzo o una presa in giro. Invece, funziona, e come. Il segreto è nell’infallibilità di ignoranti e incapaci nella scelta di soluzioni sbagliate. Visto che non è più possibile – chissà perché – designare i migliori, forse le cose andranno meglio per il paese e la povera gente. Così si punterà sul turismo e la ricerca – per ora sono ritenute spese, non investimenti – non si risparmierà più sulla cultura e la sanità, si valorizzeranno le istituzioni più utili, come la diplomazia, e, finalmente, l’Italia sarà riportata a livelli competitivi. Senza rendersene conto i mediocri diventeranno miracolosamente statisti. Basta agire in senso contrario alla loro logica. Ovviamente, il consiglio non vale solo per il governo, ma anche per l’elettore.

 

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