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Settimana finanziaria  all’insegna delle banche centrali dell’Europa quella appena terminata, che ha evidenziato come le politiche monetarie annunciate vadano avanti e siano destinate a proseguire per un tempo ancora indefinito. I dati provenienti dagli istituti di statistica, tra l’altro, cominciano già a segnare un qualche segnale di miglioramento, giustificato soprattutto dalle aspettative, che con la massa monetaria destinata ad aumentare notevolmente, cominciano ad essere positive, e ci mancherebbe altro.

Il primo dato pubblicato nella settimana, nella notte tra domenica e lunedì, è stato quello sulla manifattura cinese, al di sopra delle aspettative e poco sopra il livello recessivo, che segnala quindi ancora un gigante a riposo, anche se in modesta ripresa. Sempre nella giornata di lunedi nell’area euro è stato rilasciato il dato sull’indice dei prezzi al consumo, pari a -0,3%, poco sopra rispetto le attese di un -0,4%. Insomma, la lenta depressione dei prezzi continua, anche se ad un ritmo meno intenso. Queste indicazioni hanno fatto usare toni piuttosto hawkish al governatore della BCE Mario Draghi nella giornata di giovedì, che dall’isola di Cipro ha tenuto la solita audizione mensile, nella quale ha evidenziato il permanere dei problemi deflazionistici, e come questi portino a dover pensare, se le condizioni non miglioreranno e l’inflazione non si  dovesse assestare poco sotto il livello del 2%, di allungare il QE che avrà inizio nella giornata di lunedi 9 marzo. Tali parole hanno fatto crollare l’euro sotto la soglia dell 1,10 contro il dollaro, che non si vedeva dal lontano 2003. Insomma fino a che le condizioni non torneranno ad un livello di equilibrio la BCE terrà il bazooka acceso e inonderà di liquidità i mercati. Il QE, spiegato sempre nella stessa audizione, prevederà l’acquisto su larga scala di titoli di stato, abs e covered bond, con un massimo di 60 miliardi al mese. Parole d’oro per le borse continentali che hanno brindato andando ad aggiornare i massimi di giornata.

Anche oltremanica il governatore della BOE Carney ha confermato, sempre nella giornata di giovedi, il tasso di interesse ed il programma di acquisto di titoli pubblici. I dati inglesi, tra l’altro, hanno mostrato una inversione di tendenza, tornando a livelli preoccupanti, cosa che ha portato la sterlina a perdere terreno sul dollaro, anche se ne ha acquistato rispetto all’euro.

Oltreoceano invece tutto sembra andare a gonfie vele, si assiste ad aumento delle paghe per i lavoratori e ad una creazione di posti di lavoro piuttosto stabile, anche se ad un ritmo un po’ ridotto. Come previsto nell’ultimo bollettino dello scorso anno l’indice nasdaq americano è andato a rivedere il famoso livello di 5000 punti, che coincide con il massimo raggiunto nel 2000, quando si era all’apice della bolla delle dot com.  Adesso però il contesto è cambiato, il mondo tecnologico americano di passi avanti ne ha fatti, e le valutazioni borsistiche sembrano adeguate.

Dando uno sguardo al globo intero si segnala come dall’inizio dell’anno ben 26 banche centrali abbiano abbassato il tasso di interesse, questo a dimostrare che l’intento è quello di far fluire la liquidità non tra gli Stati, ma tra le aziende. Il contesto attuale vede quindi tassi di interesse a zero, petrolio debole, inflazione bassa, liquidità sistemica e, per l’europa in particolare, anche una valuta molto debole. La considerazione che si trae da questi elementi, storicamente mai tutti allineati come adesso è la seguente: azioni, se non ora quando? In un contesto in cui la ricchezza si produce più con la finanza che con l’economia queste non dovrebbero mancare, con  attenzione come sempre, ma da pesare maggiormente all ‘interno dei portafogli. Ipse Dixit.

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