barbarie uomo

La Storia è maestra. Di vita, ancor prima che di semplici nozioni.

E’ di questi giorni la notizia, secondo la testimonianza del Ministro del turismo iracheno, che “lo Stato
Islamico ha preso d’assalto la città storica di Nimrud”, nome arabo dell’antica città assira di Kalhu situata a sud est dell’attuale Mosul nel nord dell’Iraq, cominciando “a raderla al suolo con dei bulldozer”. A simbolo dello scempio è stato portato dai media un antico palazzo assiro del IX secolo a.C. dove erano conservati importanti bassorilievi in pietra e statue di Lamassù, il famoso “toro alato” assiro.

In un video diffuso dall’Is lo scorso 16 febbraio, invece, era stato preso d’assalto il Museo di Mosul dove sono state distrutte, abbattute o con martelli e trapani, numerose statue, fregi ed altri oggetti d’arte delle culture mesopotamiche pre-islamiche.

Ma chi si stupisce di questa escalation ha la memoria corta. Era il marzo 2001 quando in Afghanistan la “polizia religiosa” dei talebani aprì il fuoco con i cannoni dei propri carri armati contro i Buddha di Bamiyan, meraviglie scolpite nella roccia risalenti al III secolo d.C. la più piccola delle quali di 37 metri e la più alta di 53, distruggendole in quanto considerate oggetto di idolatria.

Una censura che potremmo definire di Stato, posizioni fanatiche di estremisti, contrarie alla tradizione islamica che non distrugge le testimonianze archeologiche e le raffigurazioni artistico-religiose di un passato pre-islamico giunto fino ai giorni nostri, ad esempio, con i reperti dell’Egitto dei faraoni, delle civiltà Mesopotamiche di Siria ed Iraq, degli ittiti e delle varie culture greche o latine che prosperarono in Turchia e non solo.

Per non essere monotematici e chiarire che non ci si intende concentrare su un filone polemico, potremmo valutare un altro paio di esempi.

Era il 1497 quando, a seguito della cacciata dei Medici da Firenze, i seguaci del Savonarola requisirono e misero pubblicamente al rogo nel “Falò delle vanità” qualsiasi oggetto ritenuto peccaminoso o riconducibile a vanità come carte e dadi da gioco, libri, abiti, specchi, cosmetici, gioielli, strumenti musicali. Pure libri, manoscritti o dipinti ritenuti immorali o profani tra i quali dipinti opere d’arte raffiguranti la mitologia classica.

Era il 1933 quando a Berlino avvenne il più grande rogo di libri organizzato dai nazisti.
Con parole quali “no alla decadenza e alla corruzione morale”, Joseph Goebbels ideologo della propaganda nazista ed inventore dei roghi, applicò la censura di Stato gettendo nelle fiamme migliaia di opere di autori ritenuti contrari allo “spirito tedesco” e colpevoli di aver “giudaizzato” o “corrotto” la cultura tedesca “pura”. Vengono bruciati in maniera ordinata, in base alla categoria, i testi di autori, artisti e pensatori protagonisti e fondamento intellettuale dell’intera cultura del Novecento.

Citazioni, passaggi storici, digressioni. Ciò che resta è che tra rogo di libri o distruzione di statue delle antiche civiltà non vi è differenza. Non è una azione fisica a cambiare la sostanza. Idealmente i due atti sono sinonimo uno dell’altro.
Oggi, considerando per i parametri della Storia “Oggi” anche un decennio di distanza tra un evento ed un altro, sono questi fanatici a voler cancellare le tracce del passato, umiliando il Pensiero ed i progressi di millenni della Cultura storica.
Cambiano i protagonisti, la realtà sociale, le coordinate geografiche ed i ceppi linguistici. Ma nel tempo, a distanza di anni o secoli, a non cambiare mai è un aspetto: le braccia al cielo e l’esultanza con la quale vengono compiuti questi crimini; le masse manipolate da predicatori e demagoghi ai quali viene attribuito potere e poteri che giustificano violenza, sopruso e furia distruttiva.
Attorniati da folle aizzate, esultanti ed allo stesso tempo aizzatrici i protagonisti di queste azioni azzerano la conoscenza, sradicano la curiosità verso quello che è stato per imporre, nella gioia e tra festeggiamenti, un livellamento ed una standardizzazione figlie di una presunta supremazia divina e, probabilmente, di una contemporanea ed insaziabile bramosia di potere.

“Là dove si bruciano i libri, si finisce bruciando gli uomini” scriveva un poeta tedesco nel XIX secolo…

La Storia si ripete e si ripresenta ciclicamente; cambiano solo alcuni dettagli marginali. E continuerà a farlo finchè verranno commessi gli stessi errori.

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