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Settimana positiva per tutti i mercati finanziari mondiali quella appena conclusa. Come preannunciato nelle precedenti settimane l’ottimismo delle borse continua a farla da padrone, portando gli indici a livelli che non si vedevano da anni in Europa e Giappone, e da decenni in America, visto che il Nasdaq si avvicina di moltissimo ai livelli del 2000, che in previsione andrà a “vedere” grazie alla riscossa delle aziende legate alla ricerca farmaceutica, che negli ultimi anni ha fatto dei progressi inimmaginabili, specialmente sulle immunoterapie e sulle malattie neurologiche. Il motivo di questo ottimismo è da ritrovare nella assicurazione, data dal presidente della FED Janet Yellen, che i tassi di interesse, negli States, rimarranno ai livelli straordinariamente bassi ancora per molto tempo. L’ottava è stata tutta concentrata sull’attesa di tale discorso, che è avvenuto nella serata di mercoledì. I dati che lo hanno preceduto erano stati buoni, visto che la creazione di posti di lavoro continua ad un ritmo soddisfacente, quindi gli operatori aspettavano l’annuncio di un rialzo dei tassi prossimo a venire. Questo avrebbe comportato però uno squilibrio tra le politiche monetarie mondiali troppo grande, visto che 30 paesi dall’inizio dell’anno hanno ridotto tali tassi. La disparità di manovre avrebbe creato un terremoto finanziario troppo grande, e la Yellen e quindi la FED hanno fatto l’unica cosa che si poteva fare, ossia tranquillizzare gli operatori allungando l’attesa per una stretta monetaria che non è poi così prossima. I motivi sono stati trovati, inflazione bassa e ancora non piena occupazione, ma sono sembrate solo delle scuse per non toccare un tasto troppo delicato, tassi bassi e politiche monetarie espansive dovranno necessariamente accompagnarci per lungo tempo, per poter evitare contraccolpi negativi sugli asset finanziari detenuti da tutti i maggiori investitori istituzionali, compresi i giganti fondi pensione americani. All’udire tali parole i mercati di colpo hanno reagito positivamente, schiacciando il rendimento dei tresaury e facendo volare la borsa americana. Il movimento è stato accompagnato da una forte svalutazione del dollaro, che in poche ore ha perso il 3% nei confronti dell’euro,  portandosi sopra la soglia di 1,10. Nella giornata di giovedì il movimento partito dagli states è continuato in Europa ed in tutte le piazze mondiali, che hanno tirato la volata anche al venerdì, anch’esso positivo per le borse. Da segnalare come sulle valute mondiali si sia innescata una volatilità elevata, a significare che la FED, tradendo le attese, ha messo un po’ di confusione sul futuro. Ci si aspettavano tassi in rialzo, e la negazione delle aspettative ha generato qualche punto di domanda che si è riflettuto sugli scambi di valuta. Solo i dati economici prossimi a venire daranno indicazioni valide, per il momento vento in poppa e liquidità a go go…quindi avanti tutta.

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