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“Libreria Kindustria” a Matelica, sempre al passo con i tempi, oltre un interessante flash mob dal titolo “Facciamo vincere la cultura” promosso da Caffeina, alle ore 18:30, la libreria ha ospitato Anna Mioni, traduttrice dell’ultimo libro scritto da Sam Lipsyte intitolato “La parte divertente” considerato la rockstar della letteratura americana secondo il The New York Times. “Uno dei migliori scrittori satirici d’America” secondo Los Angeles Times. Scrittore di personaggi “sfortunati” spesso definiti non sani, persone fallite in cerca di un riscatto che però non arriverà mai. Perché alla fine la vita li schiaccerà. Racconta storie di persone sfortunate, chiusi in un circolo vizioso, da cui non riescono ad uscire pur volendolo. La traduttrice, nel riassumere in poche parole il libro che ha tradotto utilizza parole ben chiare: “La dignità degli sfigati”, una sorta di “Evoluzione di Fantozzi”. Il paradosso sarcastico ma mai inquietante, diviene l’elemento portante della narrazione dei racconti, dal linguaggio secco e inciso dallo slang vivace colorito. Intervistando la traduttrice abbiamo avuto modo di parlare delle varie problematiche attinenti la traduzioni dei libri esteri e di tutte una serie di considerazioni derivanti dalle emozioni che l’autore in lingua originale vuole trasmettere e che la traduttrice deve affrontare nella tradizione del testo.

 

Anna, come è diventata traduttrice di libri ?

“La passione di tradurre è nel sangue. Ho iniziato da giovanissima, quasi per gioco, quando traducevo le canzoni dei cantanti che ascoltavo. Ero curiosa di sapere e ho proseguito con il tradurre le poesie, perché ricercavo la reale volontà dell’autore, poi ho incominciato ha tradurre libri. Ho capito che potevo tradurre per professione quando, dopo la laurea, vidi l’annuncio di un Master in traduzione letteraria dall’inglese all’Università di Venezia e in quel momento ragionai che quello che avevo sempre fatto per passione poteva diventare un mestiere. Dopo il Master sono riuscita a frequentare uno stage per tradurre e impaginare un libro. Fu così che pubblicai la mia prima traduzione, poi l’editore decise di prolungarmi il rapporto di lavoro. Da lì cominciò la mia carriera di traduttrice anche se per molto tempo ho vissuto facendo contemporaneamente altri lavori, perché non si può vivere dignitosamente traducendo solo libri! Purtroppo. Ho collaborato con un agenzia letteraria per le edizioni italiane da cui però mi sono licenziata per gestire oggi la AC² Literary Agency: professionisti dell’editoria che integrano e riuniscono competenze di traduzione, editing, scrittura, scouting e ufficio diritti, con una conoscenza ampia e pluridecennale del panorama editoriale contemporaneo, pop nella nostra epoca. Non rinnego il forte influsso che la musica rock, il cinema, l’arte contemporanea, il progresso informatico, la grafica e il design hanno sulla sua visione del mondo e quindi della letteratura. Vi confido che ho fatto la bibliotecaria per anni contemporaneamente alla traduttrice di libri e dal 97 ad oggi ho tradotto più di 60 libri…”

La responsabilità. Il lavoro di traduttrice porta con se una responsabilità enorme quando si hanno tra le mani parole e slang di autori contemporanei. Come si pone in relazione con l’autore?

“Verissimo, noi traduttori abbiamo una responsabilità enorme quando andiamo a tradurre parole, paragrafi, capitoli. Il ruolo che rivestiamo è delicatissimo. Abbiamo il compito di tradurre il pensiero dell’autore, senza contaminare il testo dalle nostre emozioni. Noi traduciamo lo scritto di altri e non dobbiamo assolutamente manifestare la nostra presenza nella traduzione. La personalità del traduttore tanto meno si evidenzia, tanto è più bravo. Io generalmente mi lascio scrivere dal libro. Non si dovrebbe tradurre letteralmente la parola, ma l’emozione, il significato del pensiero. mmagino la traduzione come una “trattativa” con il testo, in cui deve emergere l’autore e non il traduttore. Il traduttore non deve violentare il testo contaminandolo con la propria anima. Ricordo una citazione di Umberto Eco che diceva: “Un buon traduttore è colui che traduce quasi la stessa cosa dell’autore …”

Il problema quindi si verifica quando si trova a tradurre autori moderni con slang come quelli di Sam Lipsyte?

A volte ci si trova davanti a slang moderni non ancora presi in considerazione dai vocabolari e quindi cerco di informarmi tramite internet. Ci sono dei siti aggiornati in tempo reale o comunque attraverso la ricerca incessante del significato attraverso amici che vivono nel luogo. A volte contatto l’autore attraverso l’editore per capire bene come tradurre, soprattutto con autori che creano la lingua.

Ultima domanda. Una domanda che vorrebbe che le venga fatta, ma che nessuno ancora le ha posto?

“Mi piacerebbe che mi domandassero: quali sono i libri più facili da tradurre? E io risponderei: quelli più facili da tradurre sono in realtà quelli più difficili. Perché con gli autori “ostici” devo essere più concentrata, devo essere sempre all’erta. Quindi paradossalmente mi trovo più a mio agio con i testi difficili!”

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