diario di tumbarello

 

Ai liberali è consentito condividere o criticare il parere di chiunque. È un partito costituito da  uomini e donne senza ambizione di denaro o potere, delusi sia da questa destra che da questa sinistra, spesso slealmente alleate. Se siamo sull’orlo del baratro è perché non c’è più critica da parte dei media, né opposizione politica. Il 50% degli elettori che disertano le urne auspicano il ritorno alla moralità e all’efficienza. Il rinnovato PLI si pone al di sopra delle ideologie per ristabilire benessere e giustizia sociale

Quando non si è simpatici neppure a se stessi
Le intercettazioni – non c’è dubbio – sono state diffuse per fargli un dispetto e sbatterlo in prima pagina col segno negativo. Certamente è lecito, forse non è giusto. Se non provenisse da fonte insospettabile sembrerebbe un avvertimento, agli altri. Ma non ci sono conseguenze: non è indagato né inquisito. Non ha commesso reati, nessun comportamento disdicevole. Magari inadeguato e per chi assiste, incomprensibile, data l’intelligenza della vittima. Sfruttare la propria popolarità per diffondere un libro è normale. Ma perché creare un’azienda agricola? Perché un uomo politico in pensione ha la necessità di diventare imprenditore? È già così difficile, soprattutto al giorno d’oggi, per chi viene dalla gavetta, figuriamoci per un neofita presuntuoso. Per una passione finora repressa? Non ha neppure bisogno di quattrini. Allora, per dare adito agli avversari di spettegolare. Inutile querelare. Criticare un uomo che fu di potere non è reato. Forse non è elegante. Comunque, è lecito deriderlo. 

Complici di chi ci prevarica
La retribuzione di Tronchetti Provera, che ha venduto la Pirelli ai cinesi, è 266 volte la paga media dei suoi dipendenti, e immagino anche quella dei suoi omologhi di altre aziende. Non parliamo, poi, delle liquidazioni stratosferiche. L’uomo della strada, ma purtroppo non il governo, si pone alcuni legittimi interrogativi. Le difficoltà delle aziende dipendono dalla crisi o anche dall’esagerato compenso di chi ne è alla guida? Prima di riformare il lavoro non era più saggio evitare gli sprechi? Di chi godono la protezione i manager pubblici, che, seppure responsabili del degrado nei servizi, hanno anche loro compensi miliardari? Perché tanto divario di reddito tra una valletta e chi educa i nostri figli o salva le vite in sala operatoria? Come mai solo programmi culinari in TV, mentre il paese sprofonda nell’ignoranza? Perché – o, piuttosto, per chi? – tante schiere di ragazze attraenti ma inutili in molte trasmissioni televisive? Quanto guadagnano solo perché belle e, la maggior parte, disponibili? Tutti sanno per quali prestazioni vengono ingaggiate, ma nessuno interviene. Anzi, tutti applaudono, anche i disoccupati e i dimenticati. Siamo noi ad avallare immoralità e corruzione.

Masochismo politico
La scorsa domenica in Francia, Sarkozy suggeriva ai propri elettori di votare per la sinistra nei collegi in cui era in ballottaggio con un estremista di destra. A loro volta gli ultranazionalisti si dissociano da Salvini perché simpatizza con Casa Pound. Nei paesi civili anche le coalizioni ritenute non propriamente democratiche difendono la propria identità. Quello è l’obiettivo elettorale, che da noi, invece, è vincere per andare al potere. Infatti, in vista delle prossime elezioni regionali, Forza Italia si è alleata con la Lega, emarginata persino dalla Le Pen. La colpa è di chi li segue, che non sa che cosa sia la destra, ma è soprattutto contro la sinistra e persino contro i propri interessi. Infatti, con volgare e stolto campanilismo, pur di vedere sconfitti gli avversari – la Lazio perdette appositamente con l’Inter perché la Roma non vincesse lo scudetto – a Parma e a Livorno, la destra votò per il sindaco cinque stelle anziché per chi avrebbe amministrato certamente meglio la città. Se il paese sprofonda, la responsabilità non è solo della politica, ma degli stessi italiani, che ne risponderanno ai propri figli.

Elettori imperterriti
Sarà espulso dal partito perché pare che abbia rubato. Lo ha detto il convertito Orfini, nonostante il soma leninista. La sentenza nel PD è immediata per i personaggi marginali. Più indulgente per chi è vicino al premier. All’occorrenza gli ci cambiano persino le norme. Finiremo col rimpiangere la macchina del fango, che si limitava a sporcare. Non procurava danni al paese. Il sindaco di Ischia, però, è vincitore di concorso. Fu primo cittadino dal 2002 al 2007 quando era in Forza Italia. Passando attraverso la Margherita, approdò al PD, con la cui casacca fu subito candidato ed eletto primo cittadino dal 2008 a oggi. Bisognerebbe espellere anche chi ha legittimato il suo pellegrinaggio politico. Si è dimesso perché bloccato dalla procura. Gli elettori, però, non vogliono saperne niente. Ferrandino è il loro unico candidato. Lo hanno sempre eletto nel terzo millennio e lo voteranno sempre. Lo scorso anno per soli  tremila voti non finì addirittura al parlamento europeo: primo dei non eletti. Adesso è in galera. Per ora si proclama innocente. Ma se non verrà creduto, si dichiarerà certamente prigioniero politico. Del resto, lo siamo tutti da un po’ di tempo, anche chi non ruba.

 

Vox populi
Ci sono, purtroppo, sentenze che neppure chi è assolutamente ligio alle regole imposte dalla democrazia riesce a rispettare. Ma quando l’ingiustizia è esagerata, gli italiani, apparentemente indolenti e ignavi, si trasformano, quasi per incanto, in raffinati giureconsulti e nel dibattito fioriscono folgoranti ipotesi politiche. Tra le più accreditate i dissensi tra gruppi avversi di magistrati. Assoluzioni e condanne non dipenderebbero principalmente dalle responsabilità degli imputati, ma dai dispetti che i giudicanti si scambiano tra loro. Si insinua pure la sudditanza nei confronti degli Stati Uniti e la conseguente immunità degli imputati USA. Nel 1998, in seguito al crollo della funivia del Cermis, ci furono 20 morti e i responsabili processati e assolti da una giuria americana per una strage compiuta in Italia. Questo popolo, pigro e indifferente, apparentemente ignavo e rassegnato, sopporta, però, fino a un certo punto. Poi, si indigna e tira le monetine. Questa volta, per l’insolito proliferare di assoluzioni, contro la Cassazione. Sia di monito a chi crede di poter tirare la corda all’infinito senza che si spezzi.

 

Rispettabili Ponzio Pilato
Che la politica sia sporca, è un pregiudizio che giustifica l’estraniarsi da un dibattito che dovrebbe coinvolgere tutti. È, invece, un’arte sublime, che gestisce la nostra vita e che crea un dialogo tra le menti più eccelse. Certo, c’è chi la insozza anteponendo i propri interessi ai bisogni della gente. E noi glielo consentiamo. Capita pure che chi si ritiene pulito, in realtà, rifugge dalle responsabilità. Purtroppo c’è chi ha avuto tanto dalla società, ma non sente il dovere di ricambiare, dando un contributo di idee o di semplice partecipazione. Si guarda bene dall’aiutare chi è in difficoltà. Preferisce non prendere posizione per potere essere dalla parte di tutti e sfruttare i vantaggi che chiunque gli può offrirgli. Non se ne vergogna e neppure i suoi figli, che un tempo risvegliavano le coscienze dei genitori, quando si assopivano. Meglio votare per chi è al potere, anche se non se ne ha bisogno. L’età avanzata dovrebbe rendere liberi. Ma non è più così. Oggi schiavi si nasce e lo si rimane per tutta la vita. La libertà, purtroppo, è un’esigenza di pochi. Ecco perché la società è sempre più in mano ai pavidi e a coloro che credono nel vitello d’oro.

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