imageCarissimo Renato,
Abbassiamo la amata bandiera tricolore dei liberali italiani in segno di lutto per la tua dolorosa, prematura fine. Hai deciso di lasciarci il 17 aprile, come Giovanni Malagodi 24anni fa. Da qualche mese il Consiglio Nazionale del PLI ti aveva voluto offrire il riconoscimento più alto, chiamandoti a far parte del Comitato dei Garanti, che come compito principale ha quello di riunire, attorno alla iniziativa politica del PLI, tutti i dispersi gruppi e le molteplici iniziative, associazioni, centri studi, organi di stampa, siti web, per dar forza e voce ai liberali, quelli che si sono formati nell’approfondimento dei valori e della grande tradizione culturale liberale italiana ed europea.
Quella tua, Renato, nel momento particolare che stiamo attraversando, sarebbe stata insieme una voce autorevole ed un punto di riferimento amichevolmente affidabile per tutti i liberali italiani. Siamo stanchi di sentire che negli schieramenti più disparati in troppi si definiscano liberali, mentre quasi nessuno lo è realmente, peggio, neppure sa cosa realmente significhi. Di fronte ad una palese svolta autoritaria e padronale dei maggiori partiti italiani, una riconoscibile componente identitaria dei liberali, potrebbe rappresentare una barriera di difesa della trincea della libertà e della democrazia, oggi in serio pericolo.
Molti giovani si avvicinano alle scuole di liberalismo ed al Partito Liberale quasi come ad oggetti misteriosi, scoprendo che la dottrina liberale non ha niente in comune con una vulgata, affermatasi negli ultimi anni, che confonde i liberali con i turbo liberisti ed i clerico conservatori. Alcune figure di testimonianza, come quella di Altissimo, rappresentano una sorta di ancoraggio sicuro alla tradizione autentica del PLI, che fu di Croce, Einaudi, Malagodi, Martino, Bozzi, Valitutti, i quali seppero con fermezza e determinazione rivendicare la ricchezza del pensiero liberale e difenderlo nelle aule parlamentari e nel Governo, a volte lasciando un segno più forte in occasione delle battaglie in cui erano risultati sconfitti, che in quelle vittoriose. Basta pensare quanto aveva ragione Giovanni Malagodi quando previde il disastro delle Regioni e si oppose alla loro istituzione, sostenuto dalla modesta rappresentanza liberale in Parlamento. Il disastro innanzi ai nostri occhi ne è la prova inconfutabile.
Ricordo la prudenza di Renato Altissimo, come Ministro della Sanità, nell’attuazione di una riforma, piena di demagogia e che rischiava, come in effetti avvenne, di creare un vasto terreno di pascolo della politica sul territorio, con gli sprechi conseguenti, il calo della qualità, il proliferare del clientelismo e l’allargamento del divario qualitativo delle prestazioni tra Regioni del Nord e Regioni del Sud. Come Ministro dell’Industria, poi, Renato si batté per le privatizzazioni e le liberalizzazioni. Quante amarezze gli causarono le tante sconfitte, di fronte all’arroganza dei boiardi di Stato e dei soliti affaristi, responsabili della scomparsa di tutta la grande industria privata italiana, con la complicità di una politica miope e fondamentalmente statalista.
Tuttavia il piccolo Partito Liberale, con Renato Segretario, riusciva a farsi sentire in seno al Governo, anche grazie ad un solido rapporto con il PSI, col quale abbiamo a lungo condiviso un percorso riformatore, alternativo alla politica di conservazione e privilegio compromissorio di DC e PCI.
Oggi, più che mai sarebbe necessaria una forte e riconoscibile voce liberale autentica. La tua, caro Renato, lo sarebbe stata senz’altro e per questo eravamo felici dell’entusiasmo che avevi ritrovato nel lavorare insieme a noi per rafforzare, con l’acutezza del tuo pensiero ed il bagaglio della tesperienza, la nostra ancora troppo debole azione.
Da oggi saremo più soli, ma non molleremo. Senza avere le tue qualità ed il tuo tratto,cortese e suadente, cercheremo di fare anche la tua parte, come se fossi tra di noi.
Non potremo dimenticarti, perché abbiamo assoluto bisogno della forza che ci darà ogni giorno ricordare le tue parole, i tuoi insegnamenti, persino quel tuo insistere su alcuni argomenti sui quali tornavi sempre e che, a volte, pensavamo fossero delle fissazioni, ma che invece rappresentano caratteristiche irrinunciabili di una società liberale.
Caro Renato, consentimi infine una riflessione personale. Abbiamo condiviso circa cinquant’anni di amicizia, di grande amicizia. Per questo ci siamo potuti permettere anche il lusso di grandi litigate, che rappresentano la conferma della autenticità della nostra passione, ma anche del reciproco rispetto e del grande affetto. Durante questa lunga notte dominata dall’insonnia, mi sento sprofondare per la commozione, invaso dalla sensazione di una ancor più grande solitudine personale e politica. E’ stata facile tra noi la sintonia e la condivisione dei progetti politici, perché derivavano da una comune impostazione ideale e da una solida formazione culturale. Questo straordinario valore, oggi si è perduto. E poi, sopra ogni cosa, l’affetto, grande, sincero, che ci faceva star male quando, per una polemica occasionale, finivamo col dissentire e, caratterialmente simili come siamo, il contrasto risultava più vivace. Che gioia è stata, te ne sei accorto, vederti tornare alla sede del PLI e riprendere a pieno titolo il ruolo che ti competeva tra noi.
Grazie di questa generosità, grazie di aver creduto in me e di avermi accompagnato nella mia prima candidatura e, dopo, nella esperienza parlamentare e di Governo. Grazie di quella tanta parte della vita vissuta insieme, spesso in allegria, per merito del tuo straordinario calore umano e dalla signorilità istintiva.
Mi mancherai, ci mancherai, molto. Tutti i liberali, come ti hanno voluto bene, ti rimpiangeranno. Ci hai abbandonato troppo presto!
In un arco di pochi mesi abbiamo perduto due liberali straordinari e due amici carissimi come te e Carla Martino. IL vuoto sarà incolmabile. Non potremo mai dimenticarvi.

CONDIVIDI