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*Proposte del PLI Lazio in ambito socio-sanitario

Negli ultimi anni assistiamo in Italia ad un grande paradosso che si riflette sulla vita quotidiana dei cittadini: ad un aumento progressivo ed incontrollato della pressione fiscale si affianca una diminuzione, per quantità e qualità, dei servizi rivolti alla persona, alla salute, alla prevenzione.

IL Sistema Sanitario Nazionale non garantisce più uniformità di servizi in ambito nazionale. Lo si vede con le liste d’attesa per la diagnostica ed i ricoveri, con viaggi della speranza da regione a regione, con la chiusura di molti posti letto ospedalieri e l’affollamento nei Pronto Soccorsi, con le prescrizioni dei farmaci, soprattutto per le malattie rare e con tutto ciò che riguarda l’elargizione dei servizi.

L’Italia è ormai divisa materialmente in Regioni  per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza: allo sfacelo finanziario del Sud ( Campania, Calabria, Sicilia ) si contrappongono regioni virtuose (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna) i cui servizi socio sanitari rispecchiano standard di qualità europei.

A Roma e nel Lazio si sta assistendo alla demolizione di regole e procedure, come la recente inchiesta della Magistratura sulla Mafia a Roma dimostra: gli appalti nella sanità, nei servizi sociali, nelle strutture territoriali sono stati visti dal mondo politico locale e nazionale solo come l’occasione per gettarsi sulle risorse pubbliche e saccheggiarle, penalizzando i malati, i cittadini ed i contribuenti  tutti che hanno visto svanire  nei gorghi delle ruberie pubbliche i loro diritti alla cura e all’assistenza.

Occorre, quindi, procedere voltando pagina  nell’amministrazione della sanità pubblica, dei servizi di emergenza, nelle prescrizioni farmacologiche , nei servizi di carattere sociale.

  1. Le liste d’attesa per le prescrizioni diagnostiche ( ecografie, risonanze, tac) devono essere tutte on-line sia per quanto riguarda i tempi, sia i luoghi in cui si effettuano, sia  il contributo alla spesa richiesto ai malati;
  2. L’accesso al Pronto Soccorso va filtrato da strutture territoriali aperte h24 , attraverso  accordi con i medici di famiglia e con le professioni mediche;
  3. Tutti i servizi vanno monitorati per evitare di gravare sulla spesa pubblica con accertamenti non necessari, con ricoveri inutili e protratti, con prestazioni farmaceutiche costose ma non necessarie.
  4. I servizi sociali devono essere severamente controllati da una Autorità che verifichi, in tempo reale, la rispondenza ai requisiti di legge per coloro che usufruiscono di agevolazioni con soldi pubblici. Lo scandalo romano delle case pubbliche assegnate a chi non ne ha bisogno, delle cooperative che lucrano senza controlli sugli immigrati e sui nomadi,  deve finire una buona volta, con  revoche esemplari e denunce alla Magistratura;
  5. Le ASL non devono più affidare, come avviene oggi, compiti importanti a consulenti esterni  ma devono essere obbligate a rivolgersi alle risorse umane presenti nei loro ambiti. A questo proposito sarebbe auspicabile un sistema di mobilità tra ASL dove sia richiesto da esigenze di servizio;
  6. Il patrimonio immobiliare degli ospedali e delle asl deve essere immediatamente messo a disposizione dei cittadini ove risulti non utilizzato totalmente o in parte. Il grande numero di persone in attesa di entrare nelle RSA  dovrebbe rendere impossibile tenere chiuse strutture preziose per i servizi socio-sanitari;
  7. Si dovrebbe riaprire la struttura sanitaria dell’ospedale San Giacomo, chiusa senza risparmiare nulla: il prossimo Giubileo con decine di milioni di pellegrini in visita a Roma dovrebbe consigliare l’immediata riapertura nel centro storico di un presidio fondamentale;
  8. Pubblico e privato dovrebbero concorrere, in condizioni di parità, per migliorare la qualità dei servizi sanitari. Rimane imprescrittibile la libera scelta dei cittadini
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