Dalla Croisette. Tutto come previsto alla vigilia della premiazione e addirittura del Festival. Palma d’oro a The tree of life del narcisista Terrence Malick, noiosissimo sermone pseudo-intellettuale sullo sfondo dell’America degli anni’50, con Brad Pitt e Jessica Chastain come protagonisti. Sean Pean figura tra gli attori principali ma, ahinoi, è presente sullo schermo per un totale di appena dieci minuti. Poca narrazione, e tante, tante riflessioni pseudofilosofiche con efficacissimi effetti sonnifero.

Il Gran Premio della Giuria è invece andato ex-aequo ai fratelli Dardenne per il loro Il ragazzo con la bicicletta e al turco Ceylan per Once upon a time in Anatolia, mentre il Premio della Giuria è andato (che tristezza) a Polysse di Maiwenn Le Besco. Miglior attore Jean Dujardin per The Artist di Michel Hazanavicius, miglior attrice Kirsten Dunst per Melancholia di Lars Von Trier, e miglior regia (ci si chiede ancora il perché) al mediocre Nicola Winding Refn per Drive. Solo un premio, per la miglior sceneggiatura, al meraviglioso Footnote di Joseph Cedar, che avrebbe certo meritato qualcosa di più. Camera d’or (almeno un premio azzeccato!), invece, per Las Acacias del promettente cineasta argentino Pablo Giorgelli.

E il Michel Piccoli morettiano di Habemus Papam? E il Sean Penn sorrentiniano di This must be the place? E la Tilda Swinton di Sleeping Beauty? E il Kaurismaki di Le Havre? Nulla, anzi rien. Dopo due settimane di alto livello autoriale in tutte le sezioni della rassegna festivaliera, un finale così trombone non se lo sarebbe aspettato nessuno. Contento De Niro…

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