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Anche il governo Renzi, come tutti gli altri che lo hanno preceduto, ha varato la sua riforma sulla scuola, con il pomposo nome di Buona Scuola. Il nome è beneaugurante, ma la realtà è diversa da quello che fa pensare.

Lo sciopero del 5 maggio e le manifestazioni in varie città d’Italia hanno evidenziato lo scontento della popolazione scolastica che annovera docenti, personale ATA – cioè collaboratori scolastici e personale di segreteria – ma anche genitori ed alunni. Tutti loro chiedono il ritiro di questa riforma senza se e senza ma, una legge imposta dall’alto contro la volontà del “mondo scuola” e non venuta dal basso, come ha sempre sbandierato il Presidente del Consiglio.

Con questa legge, il Governo entra di prepotenza nella vita della scuola perché l’obiettivo finale è modificare il Testo Unico della Scuola in materia di valutazione dei docenti, organi collegiali e potere dei dirigenti scolastici, che diventerebbe uno strapotere. Infatti i dirigenti scolastici avranno la facoltà di scegliere i docenti con l’aiuto di una commissione di altri docenti: siamo sicuri che questi ultimi svolgeranno il loro compito con onestà e non ne approfitteranno per togliersi “qualche sassolino dalla scarpa”? O faranno determinate scelte solo per compiacere il dirigente? E siamo sicuri che non si formeranno scuole di “serie A” e di “serie B”? E ancora: noi docenti non avremo più la titolarità nel nostro luogo di lavoro (unici impiegati pubblici ad avere questo trattamento) e la continuità verso gli alunni che vedranno cambiare l’insegnante ogni anno.

Il personale docente in esubero finirà in albi regionali a cui attingeranno i dirigenti, col rischio di andare a lavorare in scuole anche a centinaia di chilometri da casa.

E cosa dire dello stipendio congelato ormai da quasi 8 anni?

Quando si parla degli insegnanti, la maggior parte delle persone pensa ai “famosi” tre mesi di ferie. Vorrei ricordare che a differenza degli altri impiegati, noi ci portiamo il lavoro anche a casa: prepariamo le lezioni, correggiamo le verifiche, cerchiamo su diversi testi e internet il materiale che ci serve, facciamo corsi di aggiornamento a nostre spese anche a chilometri di distanza.  E in classe siamo docenti, psicologi, infermieri, assistenti sociali, genitori in seconda… Tutto questo per uno stipendio che arriva a 1700 euro a fine carriera!

Altra nota dolente: i precari che verranno assunti non sono il numero sbandierato dai politici ma molti di meno. E i docenti della scuola dell’Infanzia che fine faranno? Nel DDL non sono menzionati. ll DDL 2994 Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti non si occupa neanche degli ATA, ma forse i collaboratori scolastici non sono importanti per il buon funzionamento della scuola?

Il 22 aprile scorso è stata consegnata al Presidente della Repubblica una petizione con 68000 firme perché verifichi l’incostituzionalità del DDL: togliendo infatti al docente la libertà di insegnamento e affidando ciò al dirigente scolastico, contraddice l’art.  33 della Costituzione che sancisce la libertà di insegnamento.

A sostegno di noi docenti è intervenuto anche Ferdinando Imposimato, ex magistrato ed ora Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione che ritiene la riforma frettolosa e ha invitato i docenti a “mobilitarsi e resistere”. Anche alcuni esponenti di Forza Italia e M5S ritengono questa riforma eccessiva e poco corretta.

Insomma, parafrasando il Manzoni, questa riforma “non s’ha da fare”!

 

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