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Il risultato delle elezioni comunali spagnole del 24 maggio conferma l’atteso scivolone della sinistra. Il Partido Popular (PP) al governo e il tradizionale partito della sinistra Partido Socialista y Obrero (PSOE) non raggiungono complessivamente nemmeno la metà dei voti. Ora ci si chiede se i partiti e i candidati neoeletti daranno il via alle riforme necessarie al  sistema politico ed economico.

Elezioni comunali e regionali in Spagna – vino nuovo in otri vecchi?

Il 24 maggio si sono svolte in tutta la Spagna le elezioni comunali e  in 13 delle  17 “comunidades autonomas” quelle regionali. I partiti tradizionali hanno subìto in tutto il paese amare perdite e nuove formazioni politiche hanno confermato la loro ascesa. Il sistema politico sembra arrivato ad una svolta. 

Le perdite si sono registrate in particolare per il PP che ha ottenuto quasi due milioni di voti e 3575 consiglieri in meno di cinque anni fa, un disastro.

C’è di interessante che, diversamente da quanto accaduto finora, i voti non sono andati al tradizionale partito d’opposizione PSOE ma in larga misura a nuovi partiti e coalizioni. Nel confronto con le ultime elezioni comunali del 2011 il PP e il partito socialista  hanno perso complessivamente oltre 3 milioni di voti e circa 5000 consiglieri comunali. I voti sono andati in larga misura a nuove coalizioni di sinistra.  

Le ragioni sono da ricercarsi, da un lato, nelle conseguenze economiche e sociali della crisi finanziaria ed economica che ha colpito duramente la Spagna. E’ dal 2012 che il tasso di disoccupazione si attesta a oltre il 20%, colpendo in modo particolare le giovani generazioni. Gli sfratti dalle abitazioni e l’emigrazione di giovane forza lavoro qualificata sono all’ordine del giorno.

A causa della crisi delle banche l’accesso al credito è peggiorato e  la politica del risparmio, attuata dal Partido Popular, al governo da solo, ha colpito soprattutto i ceti più poveri della popolazione. Di contro non è stata affrontata nessuna importante riforma strutturale.

Dall’altro lato in Spagna il tradizionale sistema bipartitico non era mai stato così impopolare e a buon diritto. Entrambi i partiti – PP e PSOE – vengono associati a incompetenza, corruzione e nepotismo. Soprattutto le giovani generazioni  sono in cerca di alternative.

A Barcellona e a Madrid le coalizioni di sinistra, sostenute da Podemos, festeggiano  un grande successo elettorale.

Ma che cosa significa questo scivolone della sinistra per il resto del paese?

Il partito della sinistra radicale Podemos ha rinunciato a proprie liste in ambito comunale e regionale e ha sostenuto coalizioni locali, soprattutto a Madrid e a Barcellona.

A Barcellona la coalizione Barcelona en Comù (Barcellona in comune) ha vinto le elezioni con il 25,21% dei voti mentre a Madrid la coalizione Ahora Madrid con il 31,85% dei voti si colloca di poco alle spalle del PP al governo (34,8%). A Barcellona l’alleanza catalana di sinistra formerà molto probabilmente un governo di coalizione con il partito socialista locale, mentre a Madrid il PP rimarrà come governo di minoranza, almeno fino alle elezioni parlamentari di dicembre.

Tuttavia il cambiamento non riguarda tutta la nazione. Il PP è rimasto il partito più votato del paese e soprattutto in tutte le province hanno vinto i partiti governativi tradizionali. E proprio in quelle regioni, in particolare a Valencia e nelle Baleari, in cui ha dovuto fronteggiare casi di corruzione e tassi di gradimento in calo, il PP è stato rieletto. 

Il 2015 è un anno elettorale importante  per la Spagna. E’ cominciato con le elezioni regionali in Andalusia, durante le quali il PSOE, pur perdendo voti, ne è uscito nuovamente vincitore. Le elezioni comunali e regionali del 24 maggio possono essere analogamente interpretate. Senza dubbio entrambi i partiti tradizionali perdono consensi e nuove coalizioni guadagnano i riflettori, ma non si può parlare di rivoluzione. I sondaggi continuano a indicare la maggioranza per il PP e il PSOE ancora al secondo posto. 

Negli ultimi mesi il nuovo partito di sinistra Podemos ha perso consenso, mentre i centristi Ciudadanos si sono affermati come promettente alternativa. Entrambi i partiti cavalcano l’onda anti-establishment. Con la sua agenda centrista e riformista il presidente dei Ciudadanos Albert Rivera rappresenta un’  alternativa realistica e meno radicale. La sua efficace critica al sistema bipartitico attuale e i quasi 1,5 milioni di voti (6,55%) fanno sperare ai Ciudadanos un buon risultato anche nelle prossime elezioni di dicembre. Albert Rivera è, dopo il Re Felipe, lo spagnolo più amato. 

In occasione delle elezioni comunali e regionali è diventata inoltre evidente la  ricerca di un “Cacique” – di un leader – anziché della scelta di un partito e del suo programma. Invece di votare dei partiti, che propongono una riforma istituzionale del sistema politico e tutte le opportunità ad essa connesse, la Spagna continua a cercare un “profeta” in grado di risolvere, grazie a un miracolo, tutti i problemi. Da questo punto di vista le alternative non si differenziano molto dai vecchi partiti. Di conseguenza è anche altamente probabile che le alternative politiche, al pari dei partiti attuali, si integrino nella struttura ormai consolidata, più o meno dicotomica, del sistema politico, invece di ampliare lo spettro ideologico, in modo analogo a Syriza in Grecia. 

Juie Cantalou

NOTA della Redazione di Rivoluzione Liberale:

L’articolo originale è in lingua tedesca. L’autrice,  Julie Cantalou, è European affairs manager della Fondazione  per la Libertà Friedrich Naumann (FNF – Friedrich Naumann Stiftung fuer die Freiheit).

La traduzione dal tedesco in italiano  è della prof.ssa. Beatrice De Gasparis.

Questo  è il link originale dell’articolo in lingua tedesca. 

http://www.freiheit.org/Brennpunkt-Spanien-28-2015/1804c32098i/index.html 

 

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