diario di tumbarello

Ricco è meglio
Per un lungo periodo di tempo, dalla fondazione della Repubblica, nessuno pensò, neppure i più servili, di votare per un ricco. Non avrebbe potuto immedesimarsi nei problemi della povera gente. Poi, qualcuno ci convinse che eleggere un uomo ricco, invece, fosse la soluzione per risolvere il problema della corruzione. Anzi, ci illusero che più soldi un uomo possedeva meno bisogno avesse di rubare. Ci abbiamo stoltamente creduto e da allora subiamo un fascino irresistibile del denaro, comunque sia stato procurato.  Fu la nostra rovina perché il parlamento si riempi di banchieri e capitalisti, oltre che dei loro famigli, il più delle volte senza scrupoli. In effetti, non avrebbero avuto bisogno di altri soldi. Invece, scoprirono che attraverso il potere avrebbero facilmente aumentato i loro redditi. Per di più, consentirono anche agli altri di rubare. Adesso, con la complicità di leggi appositamente edulcorate, è diventato un costume sociale. Rubano tutti. Nel governo, a capo dei consigli d’amministrazione delle iniziative di stato e ovunque ci sia da gestire denaro o potere ci sono sempre i soliti noti. Nonostante gli ingenui continuino a credere che non ne hanno bisogno, sono continuamente indagati per reati che il più delle volte vengono prescritti o condonati. Alla presidenza dell’Expo, come di qualsiasi altro ente pubblico, non si nomina un competente, ma un imprenditore. Spesso in palese conflitto di interessi e, comunque, con la vocazione ad accrescere il proprio reddito, magari sottraendolo alla comunità. Il povero è penalizzato dalla sua stessa natura. Ha sempre qualcosa di cui lamentarsi e da chiedere. Anche se colto, evoluto e intelligente, porta incrostato addosso l’odore della miseria in cui è cresciuto, che infastidisce persino quelli della sua condizione. Le gente facoltosa, invece, è sempre gradevole, profumata ed elegante. È stata educata a sorridere in qualsiasi circostanza, anche per distrarre l’attenzione, come il prestigiatore quando, con i suoi trucchi, si prepara a manipolare la realtà.

Desiderio inconscio di monarchia
Un altro Bush si prepara alle primarie nel tentativo di succedere a Obama. E sarebbe il terzo. Viene da chiedersi come vivrebbero gli Stati Uniti e il mondo intero se quella famiglia non fosse esistita. Per non smentire la tradizione guerrafondaia, la sua campagna elettorale debutta con la promessa di scatenare una guerra come si deve contro i Talebani. Ma, questa volta sul serio, non come fecero il padre e il fratello, che uccisero qualche migliaio di innocenti, lasciando, però, il lavoro a metà. Nei giorni scorsi una ragazza illuminata lo ha scongiurato di non candidarsi perché, secondo lei, stolti come sono, gli americani sarebbero pure capaci di eleggerlo col mandato di uccidere. E anche i loro figli a morire. Anche se considerati esseri umani di serie B – gli arruolati sono quasi tutti neri e ispanici, i nemici musulmani – si tratta di vite irripetibili. È un peccato mortale immolarle. Ecco perché c’è da augurarsi che i repubblicani candidino personalità più adeguate che sappiano risolvere i problemi con la diplomazia. A opporre la stessa violenza e scatenare conflitti – magari, per arricchire produttori e mercanti di armi – sono buoni tutti. Non dimentichi – gli ha ricordato la ragazza – che  l’ISIS è una creazione della sua famiglia. Ci toccherà tifare per nonna Hillary, visto che in questo nuovo millennio sono le dinastie ad affascinare gli yankie. Preferiamo di gran lunga i Clinton, non perché democratici ma perché meno pericolosi.

Dirigenti sportivi omofobi o bifolchi?
Sembra che il dilemma sia se le lesbiche possano giocare al calcio o sia consigliata altra specialità. La profonda e utile riflessione è del presidente della lega dilettanti. Secondo altri autorevoli dirigenti chi prima mangiava banane non ha di che lamentarsi né può reclamare diritti. Per non parlare di insospettabili glorie d’Italia che, vedendo troppi giovani di colore nei vivai, sono scettici sul futuro del Calcio in Italia. Trattandosi di persone ignoranti, sì, ma abbastanza scaltre da avere fatto una vertiginosa scalata sociale, sorge il dubbio che le polemiche servano a far dimenticare il vero problema, che è la corruzione. Ogni tanto qualcuno si dimette, ma subito dopo viene premiato. Non si tratta più di maleducazione di qualche dirigente. A preoccupare è l’intera genia che da qualche anno si è impossessata dello sport. Basta guardare il soma dei dirigenti. Come quello della politica. Ci si chiede come mai Mario Chiesa o Moggi non siano parlamentari o Tavecchio ministro o ambasciatore. Non sanno di possedere la condizione ideale per raggiungere traguardi più lontani. Non credono nelle ulteriori possibilità che la loro inciviltà gli offre. Un altro personaggio inconsapevole delle sue potenzialità è il silente presidente del Coni. Non si rende conto, così indeciso e inadeguato com’è, che, con lo stesso meccanismo che lo ha portato al vertice dello sport, potrebbe ambire a traguardi più elevati. Infatti, i più sfacciati, pur non avendone le qualità, purtroppo arrivano. Basta aver capito che oggi – questo è il guaio –il mondo è capovolto. Premia, cioè, chi non è in grado né possiede alcun merito. Questa è l’unica classifica in cui siamo indiscutibilmente primi. Certamente in Europa, con ottimo piazzamento nel mondo.

Gli inutili privilegiati di Palazzo Koch
C’era una volta la Banca d’Italia e purtroppo c’è ancora. Nel senso che è uno degli enti ormai inutili, che, però, ci costa quanto uno indispensabile e anche di più. La struttura immensa, come quando era l’istituzione fondamentale dello stato e dell’economia. Un tempo teneva i cordoni della borsa, che stringeva o allargava secondo le variazioni di mercato. Ma soprattutto emetteva banconote e controllava l’operato delle banche. Oggi queste prerogative le ha la Banca Centrale Europea. Ma l’ex istituto di emissione continua ad avere la stessa struttura e la medesima autonomia di quando era il fulcro dell’economia nazionale. Siamo talmente desiderosi di riforme, che non attuiamo neppure quelle fisiologiche, che si evolvono o si estinguono da sole. Non si sa quanto costi la Banca d’Italia perché oltre a tutte le sezioni centrali ci sono le rappresentanze regionali e quelle all’estero. Non se ne stanno, certo, con le mani in mano. Qualcosa faranno. Ma se fosse soppressa nessuno se ne accorgerebbe. Non sono più necessari un governatore, un direttore generale, tre vice governatori e migliaia di dipendenti. È un predellino di lancio per premier, ministri e presidenti, digiuni di politica e incapaci quindi dannosi. Denaro sprecato. Peccato. Sarebbe un bel tesoretto da elargire a costruttori e speculatori. Perché così finiscono usualmente i risparmi.

 

 

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