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Un caso meno conosciuto ma altrettanto importante caratterizza la vita politica estera di alcuni nostri concittadini, questa volta pescatori  italiani  e non militari.

Questo episodio vede protagonisti due Pescatori : il capitano della nave Idra Q. Sandro De Simone, di Silvi Marina, e il direttore di macchina Massimo Liberati, di San Benedetto del Tronto. A bordo dell’imbarcazione era presente anche un terzo italiano, il nostromo Vincenzino Mora, di Torano Nuovo che però non è stato  coinvolto nella vicenda giudiziaria.

Il fatto: l’imbarcazione era finita sotto sequestro,  per la ” presunta violazione delle dimensioni delle maglie di una rete” , a cui è seguito fermo. Dopo 10 giorni dal fermo dei due pescatori sembrerebbe che siano finalmente riusciti a prendere contatti con il Console Onorario in Gambia che ha preso visione della situazione.

Appena appreso dell’accaduto il Console riferiva i fatti contestati  alla Italfish srl.  A seguire la  stessa società  della nave in cui i pescatori prestavano servizio  ” Italfish di Martinsicuro” dichiarava  all’Ansa (a seguito di colloquio con il console) che i Pescatori   erano  ” rinchiusi in celle sovraffollate: più di 20 persone rinchiuse in una stessa cella, senza bagni, senza servizi e senza acqua, e si trovano in due bracci diversi del carcere, reclusi con veri criminali”, e i pescatori sembravano   “non essere in buone condizioni fisiche ”  e  naturalmente  anche a livello emotivo apparivano preoccupati.

Richieste italiane:  un primo passo è stato  quello di ottenere la revoca del provvedimento di arresto – avvenuto al termine di quella che la Italfish definisce come “udienza sommaria” – e il rilascio dei due marinai.

Chi si è occupato e si occupa della vicenda:  sono al lavoro due rappresentanti della società armatrice, uno a Dakar (Senegal) dove si trova l’ambasciata competente per territorio, e l’altro , nel piccolo paese Africano, Banjur, in Gambia, e da qualche settimana la Farnesina

Ad oggi : dopo il dissequestro, dell’intero equipaggio, oltre 20 persone, tra cui il capitano Sandro De Simone di Silvi (Teramo) che ha passato due settimane in carcere e il nostromo Vincenzino Mora, di Torano Nuovo (Teramo) rimaneva  bloccato invece il pescatore Massimo Liberati.

La situazione come per i Marò sembrava  essere in fase di stallo, purtroppo, anche perchè fino a poco tempo  fa le trattative avvenivano solo tramite gli avvocati della dell’Italfish, invece da alcune settimane sembrerebbe che la situazione si sia indirizzata verso un lieto fine, grazie all’intervento della Farnesina, anche per il “pescatore” rimasto  trattenuto nel paese africano nonostante il dissequestro dell’Idra Q.

La prima settimana di giugno si è appreso  che sia stata fissata un’altra udienza a breve, presso il Tribunale di Banjul. Forse per emettere la tanto attesa  sentenza per la liberazione ?

Ci auspichiamo che la politica e la diplomazia intervengano per giungere ad una risoluzione “giusta” per il  pescatore italiano,  rimasto ancora “trattenuto” in Gambia,come per i Marò  bloccati in India, e non – lasciati vittime – di  una giustizia  “arbitraria ” e sommaria. 

In vicende cosi importanti, la legalità e la giustizia dovrebbero essere un pilastro cardine per  ogni paese  che vuole essere definito civile.

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