europa brandelli

Una vicenda greca, conclusa nel peggiore dei modi, ha assegnato alla Merkel  il campionato mondiale dell’antipatia, a Tsipras quello dell’arroganza ed ha azzerato la credibilità dell’Unione Europea per il generale, servile, allineamento  di tutti i Paesi dell’Unione alle direttive germaniche. Anche il giovane Renzi ha dovuto subire l’umiliazione, dopo qualche timida manifestazione di simpatia verso il collega greco, di vedersi convocato d’urgenza a Berlino per inginocchiarsi di fronte a colei che comanda realmente in Europa.

L’Unione esce dalla vicenda politicamente distrutta e pagherà sia per la pesante punizione dei mercati, che per l’inevitabile salvataggio della Grecia, alle condizioni auspicate dal suo Governo, che le consentiranno di proseguire la danza sul bordo del baratro. Non ci sarà alcuna Grexit, ma un accordo, alle condizioni che facilmente si sarebbero potute ottenere senza il colpo di teatro del referendum, servito esclusivamente a rafforzare il prestigio ed il consenso, all’interno del Paese, di Tsipras, che altrimenti avrebbe rischiato di apparire arrendevole, come gli altri, ai diktat germanici. Egli ha oggi la legittimazione popolare per sottoscrivere qualunque patto, portando a proprio merito i risultati ottenuti e continuando ad accusare la controparte di scarsa sensibilità.

La vittoria del populismo di Siryza stimolerà in tutta Europa altri movimenti anti europei, compresi quelli italiani, e li indurrà a prender coraggio ed  alzare la voce .  Quasi  nessuno si è reso conto della pericolosità del bluff, che incoraggerà altre simili iniziative disgreganti in tutto il Continente. Chi avrebbe potuto approfittare della vicenda greca per rilanciare il progetto europeo, a costo di uno sforzo di comprensione dei problemi della parte meridionale del Continente, lanciando allo stesso tempo una forte proposta di politica Mediterranea, ha perso una grande, forse l’ultima, occasione.

Purtroppo la Germania ha dimostrato, pur essendo economicamente il motore dell’Europa, di non essere all’altezza di assumerne la guida politica. La modesta corte di caudatari, burocrati e servitori insediata a Bruxelles, ha fallito e dovrebbe prenderne atto. Soltanto Mario Draghi ha colto la portata dei problemi e si è dimostrato all’altezza delle proprie responsabilità, senza neppure il convinto e meritato sostegno, da parte del Governo italiano, che, dopo uno scialbo semestre di presidenza di cui nessuno sembra essersi accorto,  non è stato in grado di darsi un ruolo europeo stabile, coerente ed autorevole.

Come si potrebbe immaginare un’UE senza la Grecia, dove il mito stesso dell’Europa è nato, dove sono state poste le fondamenta della nostra civiltà e della nostra millenaria cultura, dove erano state raccolte le tradizioni che venivano dall’antica esperienza della Mesopotamia e delle civiltà assiro babilonese, egiziana, cretese micenea? Roma aggiunse la forza militare e politica a quei valori culturali, una moderna concezione amministrativa e giuridica, capì l’anomalia ebraica come quella cristiana, ma l’anima dell’Europa risiede ad Atene. Sottovalutarlo è stato l’ultimo, gravissimo errore di una istituzione guidata da ragionieri, burocrati e impiegati della politica, privi del respiro politico necessario a capire e realizzare il grande progetto dei suoi fondatori, che la concepirono come un’idea affascinante ed aggregante, prima che venisse trasformata in un insieme di regole minute e spesso vessatorie, quali sono quelle che le nostre istituzioni comunitarie, invece,  producono in abbondanza.

La competizione mondiale non è solo economica, ma, forse principalmente, di civiltà; quella civiltà occidentale, oggi  gravemente attaccata dal terrorismo internazionale integralista, che considera la libertà non un valore, ma un pericolo. L’Europa non può rifarsi al neo feudalesimo barbarico, ma dovrebbe dimostrarsi capace di rivalutare il Rinascimento, sfruttato artisticamente dal papato, ma soffocato come ispirazione ideale e poi resuscitato, dopo oltre un secolo, dall’illuminismo in Francia ed in Gran Bretagna. L’Europa migliore è sì cristiana, ma luterana e calvinista, quella che ha saputo esportare oltre oceano, nel Nuovo Mondo, il proprio anelito di libertà e democrazia. Il suo modello non è descritto nell’Enciclica di Papa Francesco, la quale poggia su idee e valori sudamericani, che si rifanno al populismo dei compagneros di Che Guevara o di Chaves, come ai descamisados di Peron e che, con grande successo, Bergoglio ha enfatizzato nella sua visita in quell’area geografica.

L’Occidente liberale e democratico è ben altra cosa!

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