diario di tumbarello

Ho sognato un’Italia leader
L’Italia ha dettato le riforme che l’Europa deve adottare per sopravvivere. Non sarebbe bastato evidenziare il problema senza suggerirne la soluzione, come i mediocri fanno di solito. Così, abbiamo finalmente dimostrato alla Merkel e a Holland che non hanno titolo per ritenersi leader della federazione. Anzi, col loro modo di fare burocrate stanno guidando l’UE al fallimento. Meno male che ci siamo noi a trovare i rimedi. Ecco l’agenda dettata dal nostro buonsenso. 1) Equiparare la politica fiscale in tutti e 28 i paesi. Se no, anziché partner siamo concorrenti. 2) Fortificare l’Euro, valorizzando la produttività reale e non quella finanziaria, che ha creato una dipendenza usuraia dalle banche. Che motivo c’è, per esempio, che le Borse crollino in seguito alla crisi greca? Avere una moneta solida – ah, se il dollaro potesse distruggerla! – è una garanzia. 3) Uniformare la politica estera, impedendo all’Ungheria, e a eventuali altri paesi, di erigere muri lungo le frontiere, che l’Europa deve, invece, abbattere, essendo il territorio di tutti. Tanto, il problema dell’emigrazione è irreversibile. Ormai è un esodo che non si può limitare né arginare. I respingimenti sono crudeli ma anche inutili. È come se un locale andasse a fuoco e qualcuno cercasse di impedire alla gente di scappare. 4) Con la recrudescenza di un nuovo terrorismo internazionale che mette in serio pericolo la società occidentale, si deve avvicinare la Russia all’Europa e coinvolgerla nella politica di difesa. CINQUE) Non scoprire, al risveglio, che abbiamo sognato e che siamo ancora guidati dagli stessi inetti senza idee di quando ci siamo addormentati. 

Il comportamento delle new entry
La duchessa di Cambridge – consorte di William e futura regina d’Inghilterra – è nobile da poco tempo. Quindi, non ha ancora avuto modo di imparare a comportarsi da principessa. Ecco perché querela, come una borghesuccia qualsiasi, chi la fotografa in topless, anziché prendere il sole come si addice a un membro della famiglia reale. Un tempo chi era destinato alla corona, aveva l’accortezza di sposare una ragazza dal rango e dall’educazione adeguati. Oggi, invece, l’evoluzione consente anche a un futuro sovrano di innamorarsi di una ragazza qualsiasi, senza formazione né cultura dinastica. Ecco come si è aperta in tutta Europa la caccia al rampollo reale. Esattamente come avviene per i campioni dello sport, che sono oggi i partner più ambiti. Agli allenamenti, in tutta Italia, infatti, c’è un folto pubblico femminile che, talvolta per anni, ha la costanza quotidiana di adocchiare giocatori liberi sentimentalmente fino a farne innamorare uno qualsiasi. Lo stesso accade negli atenei frequentati dai principini, che, prima o poi, cascano tutti ai piedi di bellezze intraprendenti e intriganti. Prima le portano all’altare e poi sul trono. Diventano altezze reali e anche maestà. Pressappoco come quelle che acchiappano a Trigoria, Milanello o Villar Perosa.

Se ci saremo ancora….
Quando la società non ha più ideali, la guerra è dietro l’angolo. L’ISIS non nasce solo dalla vendetta, ma soprattutto dall’ingiustizia, dall’apatia e dall’indifferenza. Soprattutto dall’arroganza e dalla inettitudine di chi gestisce le nostre vite. È inutile cercare singole responsabilità. La colpa è di tutti noi, bramosi di denaro e potere, ambiziosi e intolleranti, senza scrupoli né la minima solidarietà. Per di più, rassegnati. Quando un ragazzo cade accidentalmente dal quinto piano di un albergo, vuol dire che i suoi diciotto anni non sono spensierati, che la gita non basta a renderlo felice. Se una mamma uccide i propri bambini o un figlio i genitori, se un ragazzo fa strage dei compagni di scuola o un’intera famiglia è attratta dal fascino perverso di una fede estranea e violenta, c’è qualcosa che non funziona nella testa di tutti, non solo nella loro. È il sintomo di un disagio collettivo, come gli stupri e altri vizi. Ne rimangono vittime i più deboli, che purtroppo questa società, come un tempo il nazismo, trascura. Li cataloghiamo come esaltati, per metterci la coscienza in pace. Sono, invece, i più sensibili. E vanno in tilt. Si chiedono perché vivere senza scopo, con la sola speranza di un inutile conto in banca. Intanto, molti altri soffrono. La reazione, anche se scriteriata, è una via di fuga. Uscire dalla crisi, non significa solo dare lavoro a tutti, ma anche evitare che si continui a sprofondare nell’immoralità. Ci vorranno almeno vent’anni per recuperare. Non da oggi, ma dal giorno in cui troveremo le persone capaci.

Gli assoluti negativi
Magari potessimo tutti fare studiare i nostri figli alla Bocconi, a Harvard, alla Sorbona. Due terzi degli italiani – ma il numero è in crescita esponenziale – stentano a mandarli all’università sotto casa. È un periodo difficile e molto triste, anche per i giovani volenterosi. Le borse di studio si assottigliano per mancanza di fondi. Le tasse aumentano, come la disoccupazione. Non è il caso di evidenziare proprio adesso la differenza tra i vari atenei nei concorsi pubblici. È del capitalismo americano la diversificazione del corso di studi. Da noi l’ascensore sociale, che ormai va a rilento, si bloccherà del tutto. La proposta non è di Forza Italia, che, infatti, l’ha subito cavalcata, ma di un deputato del PD, che si definisce renzianissimo. Evoluzione dei tempi! Una volta c’erano i crociani, i morotei, gli esistenzialisti, i nenniani, i freudiani. Ma nessuno era issimo di qualcuno. Anche tra seguaci della medesima filosofia allora c’era un dibattito, spesso polemico, perché acceso e in continua evoluzione. Oggi il superlativo, in uso sempre più frequente, indica l’assoluta prostrazione – con facoltà di genuflettersi – e la totale assenza di pensiero. È il partito, un tempo di sinistra, cioè quello che più degli altri si immedesimava nelle esigenze della povera gente, a proporre la discriminazione. Seppure comprensibilmente disgustato, ha fatto male chi se n’è andato. Sono queste le devianze da combattere, ma dall’interno. Un’altra sinistra non serve. Ce ne vuole una sola, migliore. Come pure una destra presentabile.

 

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