diario di tumbarello

Sono tutti in gamba, ma non basta
Tutti contro tutto, pur di piacere agli elettori. Soprattutto contro la casta. Come se loro non vi appartenessero. Così nascono le dittature. Basta sfogliare qualche pagina di storia, anche recente. Ma questa classe dirigente ignorante non ha studiato, quindi non sa. Un’accusa dopo l’altra di ciò che non si deve fare, ma nessun’idea per la crescita. Solo abolire, per risparmiare. Il vitalizio dei parlamentari, le pensioni d’oro, l’usura delle banche, i privilegi dei figli di papà, il salvagente di chi deve stare sempre a galla. Tutto giusto. Abbassiamo pure gli stipendi esagerati e insultiamo il sindaco Marino. Se un bimbo cade nel vano ascensore di un metrò, certamente ce l’ha spinto lui. È una politica distruttiva quella che i populisti predicano e che gli elettori stolti gradiscono. Si dovrebbe essere, invece, più obiettivi nella valutazione degli avversari e proporre come fare crescere l’occupazione. Non è facile con l’esperienza e la cultura da terza media che prolifera. I leader si formano nelle università e negli istituti di ricerca, con maestri dal cervello grosso così. Non ci sono autodidatti. Magari bastasse essere in gamba. Saremmo tra i primi anziché gli ultimi. Non è col risparmio che si salva l’economia, se ne prolunga solo l’agonia.

Quest’umanità è insaziabile
I grandi evasori sono i nuovi ricchi. Chi nasce nella merda è talmente terrorizzato dal pensiero di poterci tornare che non si gode neppure la fortuna che ha accumulato. Ecco perché campioni dello sport, imprenditori pubblici, cantanti lirici famosi, uomini e donne di spettacolo, applauditi in tutto il mondo, non vivono spensierati e gaudenti, come potrebbero. Tranne chi è benestante da diverse generazioni, tutti gli altri trascorrono miseramente il resto della vita cercando di aumentare il capitale, invece di goderne, e di frodare il fisco. Con la complicità di uno stato che, come nel medioevo, privilegia ancora chi ha un conto in banca, derubano quegli stessi poveracci che hanno determinato il loro successo. Leggi scellerate e ingiuste, fatte su misura per chi ha la tendenza a delinquere, consentono, poi, di attenuare la pena, cioè di patteggiare – anziché finire in galera come meriterebbero – o di prolungare la procedura fino alla prescrizione. Crimini orditi scientificamente e perpetrati per anni si pagano con una lieve penalità, come per una svista o un errore materiale. Schiere di consulenti e periti sono lautamente retribuiti proprio per raggirare le regole. Dove non c’è giustizia non può esserci democrazia, che, infatti, da noi non c’è più. E crediamo stoltamente di potere continuare a vivere così all’infinito, privilegiando chi è in gamba e penalizzando gli onesti. Dovremmo, invece, alzarci in piedi e toglierci il cappello quando passa un poveraccio. E ce ne sono tanti. Perché chi riesce a sopravvivere alle prevaricazioni e alla miseria merita l’onore delle armi.

Una società capovolta
Forse era meglio un arbitrato internazionale per sollecitare l’estradizione di Cesare Battisti anziché il recupero dei marò. Ma sarà più facile ottenerla per il patriota impiccato dagli austriaci nel 1916, che per il suo omonimo condannato all’ergastolo per quattro omicidi. Per assicurarsi la protezione a vita si è sposato, a 60 anni, con una brasiliana. Non abbiamo proprio fortuna, noi italiani, con le richieste di estradizione. Non ce ne va bene una. Ecco perché adesso ricorriamo all’aiuto di giudici super partes. Però, la prima domanda che ci faranno è come mai i marò si trovino in India. Essendo l’incidente accaduto in acque extraterritoriali, sono stati catturati dopo un arrembaggio o si sono costituiti, come stolti, spontaneamente? In questo caso è inutile protestare. Meglio cercare quale autorità italiana ha consentito – o, peggio ancora, ordinato – al comandante della nave su cui erano imbarcati, di dirigersi verso la costa anziché prendere la rotta di casa. Non sarebbe il caso di fare piena luce sulla vicenda, in modo che, almeno, non si ripeta in futuro? È evidente che si vogliono proteggere i responsabili, come avviene nel Terzo mondo. Essendo in India la procedura giudiziaria ancora più lenta della nostra, i due malcapitati possono rimanerci fino alla prescrizione del reato, quando saranno già da tanti anni in pensione.

Il passato presenta il conto
Consideriamo un problema insormontabile gli sbarchi dei profughi, mentre tacciamo sul più serio pericolo dell’ISIS. Siamo armati fino ai denti, con una flotta di portaerei, incrociatori, sottomarini, elicotteri e mille marines schierati nel Mediterraneo, per impedire ai profughi inermi di scappare dalle persecuzioni e dalla guerra. Ma non si parla mai della minaccia islamica in armi. Qual è la strategia di difesa dei governi dell’Unione europea e in particolare di quello italiano? Nei tanti e frequenti vertici, è come se questo problema non esistesse. L’Italia sarà forse risparmiata – ma fino a quando? – perché non è stata una potenza coloniale. Quei pochi anni in Libia e in Eritrea, avendo lasciato un buon ricordo, ci sono stati condonati. L’auto bomba al Consolato del Cairo è stato un avvertimento. Ma forse sono proprio quei profughi e clandestini, che noi da anni accogliamo, seppure mugugnando, e che altri disprezzano, a salvarci dalla vendetta. Fino a poco tempo fa quei paesi non godevano neppure di indipendenza. Solo angherie e mai un risarcimento e neppure false scuse. Tanto sono sempre vissuti di stenti quei pezzenti! Alla miseria sono abituati! E loro, povera gente, pensavano che fosse quello il destino degli esseri umani. Adesso la TV porta le immagini del benessere nella società occidentale. È l’umanità, che l’Italia ha sempre profuso, e la solidarietà nei confronti dei meno fortunati a proteggerci ora dal terrorismo. Riteniamo troppo crudele il modo in cui insorgono. Non ci ricordiamo più come si comportavano i colonizzatori con gli indigeni. Forse anche peggio, ma l’abbiamo già dimenticato.

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