diario di tumbarello

Quelli che lo sport….non lo meritano
Ha vinto il paese normale, delle donne e degli uomini liberi, ma che di solito purtroppo subisce e non ha voce in capitolo. Quello che possiede le risorse che non vengono sfruttate. C’è anche un’Italia del valore e della lealtà, che vince senza trucchi, che sa commuoversi e commuove il mondo. Gli sportivi – come pure imprenditori, professionisti, ricercatori e artisti, e anche la povera gente – rappresentano il paese migliore. Ma in patria per ora non contano. Finalmente in primo piano, sul palcoscenico del mondo, tutti ci guardavano e andavano in visibilio. Hanno scoperto, sbigottiti, che c’è un’altra Italia oltre a quella della politica e della crisi, delle figuracce e delle menzogne, dei mediocri sempre in cerca di consensi che non meritano. Chi era andato per dividere l’applauso dei combattenti, è rimasto in ombra. Non ne hanno ricevuti. Apparivano troppo minuscoli – in confronto ai campioni – perché qualcuno si accorgesse di loro. Quando la TV ce li mostrava, isolati e delusi, sembravano su un’altra lunghezza d’onda, su un pianeta diverso. Le due tenniste erano una sorta di “ritorno al futuro” per ridarci la dignità che ci viene continuamente sottratta. La festa è stata per chi ha vinto, per chi era italiano davvero e forse rappresentava idealmente quel 50% di elettori che, da tempo, disgustati, non si recano più alle urne. 

Il lupo e l’agnello, favola infinita
Anche Gabrielli, uomo di fiducia e mandante del governo, controllore/badante di Ignazio Marino, ritiene, come tutti, le ferie del sindaco troppo lunghe. Doveva tornare ameno una settimana prima. Gli ha messo sette in condotta per essere rientrato in classe in ritardo dopo la ricreazione. Così si giudica adesso l’operato di chi è eletto dal popolo. Le assenze, invece, può consentirsele chi è designato dal potere. Il prefetto di polizia era in servizio al tempo dello storico funerale, ma non ne venne a conoscenza. Tanto valeva che anche lui andasse in vacanza in America. Avrebbe avuto, almeno, una giustificazione. Con Marino, però, ci parlava saltuariamente “tra un’immersione e l’altra”. Non era solo un dileggio, ma una falsità e una calunnia. Quest’estate Marino non era al mare. La foto con la tuta da sub, su cui il poliziotto ha svolto l’indagine e dedotto l’inadeguatezza del sindaco di Roma, è un falso giornalistico. Risale alle vacanze di cinque anni fa e spacciata da riviste pettegole come una rivelazione d’attualità. La macchina del fango si estende e aumenta la produzione. Per compiacere il potere, nessuno la ferma, neppure Gabrielli, che, anzi, la alimenta. Essendo Marino inflessibile e non colluso, attentano alla sua dignità. Prima la Panda della moglie parcheggiata male, ora le ferie. Rivogliono Alemanno o chiunque altro sia indagato. Questo sindaco – il primo a denunciare infiltrazioni mafiose al comune – sarà forse inetto. Però, qualcuno, prima o poi, dovrà pure scusarsi. 

Più difficile è perdere il vizio
Il ponte sullo Stretto è sempre stato il sogno del padrone ormai in odore di Severino. A riproporne la realizzazione sono oggi i cuccioli, che, per sembrare credibili e non dare nell’occhio, fingono di avere cambiato guinzaglio. Ma, come sempre, sono comandati. Non c’è genia più fedele di chi sa di non esistere. Ce li vedete Schifani e Cicchitto lasciare la cuccia di casa per avventurarsi da soli nella giungla della politica? Penseremmo a un’allucinazione se Bondi e la sua compagna scodinzolassero davanti a un estraneo. Ma tutti fingono di crederci. Da soli non farebbero neppure 50 mt. E poi, il lupo perde il pelo, ma non la mania di manipolare e gestire, persino dall’esilio, chi è senza quid né altre qualità. Se si affidasse l’appalto a ditte straniere – come la nomina dei direttori dei musei – con la stessa spesa si costruirebbe anche un ponte che colleghi Capo Lilybeo alla Tunisia. Ma senza infiltrazioni mafiose non sarebbe più Sicilia, neppure Italia. Intanto, Crocetta è sparito. Tacciono anche le veline ufficiali. I rivali sono d’accordo tra loro. C’è puzza di bruciato. Se si vuole davvero eliminare la corruzione, bisogna smettere di rubare. Ma chi comincia?

Illusioni più ottuse che ottiche
Sono proprio sicuri che basta voltare gabbana per essere ricandidati? Poveri comunisti, costretti a riciclarsi continuamente e, quindi, a genuflettersi davanti a chiunque vada al potere. Un tempo custodi della tradizione di legalità, pur di sopravvivere, molti di loro oggi debbono accodarsi agli altri questuanti senza dignità. Accettano una politica promiscua che loro stessi contribuiscono, poi, a sporcare. Basta piegarsi leggermente in avanti e alzare la gonna o abbassare i pantaloni per avere una poltrona. Così l’Unità è risolta dalle ceneri. Ma Gramsci fa sapere di dissociarsi. Hic manebimus optime. Non per resistere a Brenno, dopo il Sacco di Roma. Ma per compiacere chi comanda, dopo avere tradito gli elettori, stravolto la costituzione e svenduto la democrazia. Capisco tanti mediocri che troverebbero difficoltà persino a farsi assumere alla Standa. Ma Zanda, Finocchiaro, i giovani turchi e tanti altri personaggi che credevamo eroici….? Come negli ultimi vent’anni, siamo sempre in campagna elettorale. Con la sola differenza che oggi, per procedere, si minaccia continuamente elezioni anticipate. Anziché rallegrarsene, tutti si disperano. E, per evitare il falso pericolo, pur sapendo che è solo una minaccia, che, in realtà, nessuna attività fallita ha ancora riaperto e che non esiste più l’assunzione a tempo indeterminato, anche certi comunisti spergiurano che il senato è inutile, la crisi è finita, l’occupazione aumenta, l’economia cresce, e addirittura le tasse diminuiranno. E se, poi, col potere che gli conferite, non dovesse ricandidarvi, che cosa gli raccontate a casa? 

La stupidità può persino dare ragione a Salvini
È stato destituito per non avere finito in tempo il muro anti migrazione. Un progetto determinante per il futuro del paese e della democrazia! Se il fatidico funerale l’avessero celebrato in Ungheria, il ministro dell’Interno sarebbe finito in gattabuia. Bisogna riscrivere l’Europa. Se no, che cosa diciamo a Salvini e Le Pen? Non ha senso creare una federazione di stati che – transeat per la politica estera e fiscale – non hanno ideali in comune. La colpa non è dell’euro. È la stupidità, sempre alleata della presunzione, a disgregare le istituzioni. Egoisti e interessati, ognuno cerca dall’Unione solo un profitto per il proprio paese. I profughi siamo noi, passati senza merito dalla miseria alla libertà. Aveva ragione chi apprezzava l’invasione dell’URSS? Non ci sono mura che i pigmei possano erigere per fermare la fuga in massa dalla guerra, dalla paura e dalla carestia. File interminabili di uomini e donne, giovani e anziani, vestiti di stracci, bambini esausti ma instancabili, procedere a piedi verso la speranza. Anche da noi ci sono piccoli personaggi che credono di avere il diritto di giudicare chi merita pietà e chi no. Ma, per fortuna, non decidono. Non può gestire il destino di un popolo chi è così ottuso da voler fermare milioni di persone terrorizzate. Sputargli addosso o prendere lo sgambetto per far cadere chi porta un bimbo in braccio serve solo a farci vergognare di appartenere al genere umano. Grazie a quest’esodo biblico, però, ci rendiamo finalmente conto che non è dal reddito che può dipendere l’aggregazione dei paesi. È giusto, invece, epurare chi non è ancora in grado di convivere con la giustizia che un giorno chiedeva per sé.

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