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Le immagini in Parlamento di risse continue, eccessi di ogni tipo, espressioni e gesti volgari che, con dovizia di particolari, vengono diffuse dalla TV e poi amplificate dagli altri organi di stampa, non sorprendono più nessuno. Niente di diverso ci si sarebbe potuto aspettare da deputati e senatori scelti con il metodo della cooptazione, senza alcuna selezione e che si sono rivelati personaggi talmente squallidi da non rimanere neppure fedeli ai capi partito che li avevano gratificati senza merito di un incarico altamente prestigioso. Abbiamo assistito invece ad uno squallido spettacolo di turismo politico di massa, con passaggi continui da un gruppo all’altro e da uno schieramento all’altro. Questo dimostra che, anche i leader che li hanno nominati, si sono rivelati non all’altezza, poiché non si sono resi conto che scegliere elementi così modesti e spesso squalificati, non corrispondeva neanche al loro interesse.
La prezzolata carovana degli organi d’informazione sguazza in questo letame, che fa notizia e si sforza di orientare scorrettamente l’opinione pubblica per indirizzarne il disprezzo verso le Istituzioni, (che hanno così perso l’aura di sacralità che le circondava) anziché additare come responsabili, gli abusivi che occupano, per grazia ricevuta dai capi dei partiti padronali dominanti, gli scranni, che dovrebbero invece appartenere ai veri rappresentanti del popolo.
Non si può negare che il Parlamento sia stato in passato sede di epici scontri, ma con personaggi di diversa statura e con modi e terminologie del tutto diverse. Nelle sedute più calde sulle grandi questioni, come l’adesione alla NATO, i drammatici fatti di Ungheria, la istituzione delle Regioni a statuto ordinario, il rapimento e l’assassinio di Moro, oppure come le combattutissime leggi per i diritti civili, l’adesione all’Euro, o altre importanti scelte politiche, i confronti furono anche durissimi e spesso dovettero intervenire i commessi per evitare lo scontro fisico. Tuttavia mai la volgarità di questi giorni avrebbe potuto appartenere al comportamento di quella che, a differenza della odierna, era, per cultura ed ancoraggio ideale, una classe dirigente degna di questo nome. Personalmente mi trovai a partecipare a sedute molto turbolente, in occasione del dibattito sull’autorizzazione all’arresto di Tony Negri, di cui fui relatore, e che imprudentemente era stato eletto alla Camera nelle liste radicali ed in molte altre occasioni, come l’approvazione del trattato di Maastricht o il dibattito che seguì l’invasione militare del Kuwait. Ma, se i toni furono vivaci, persino violenti, le motivazioni politiche che li sottendevano erano sempre nobili e gli interventi, di elevato livello, affidati ad uomini di grande spessore culturale ed umano. La politica è infatti in primo luogo passione, tanto da essere stata sovente la madre di tante, anche sanguinose, rivoluzioni. La rissa volgare appartiene alle bische di periferia ed è fomentata dagli ignoranti supponenti, dai guitti, dai camorristi e dai mafiosi.
La indegna ed antidemocratica riforma costituzionale che si sta approvando, quindi, non viene vista nel merito e, come tale, condivisa o rifiutata, ma imposta come diktat da un Governo, che intende approfittare del momento di grande debolezza delle altre forze politiche, compresa la stessa minoranza del PD, al fine di imporre, almeno per un decennio, il proprio controllo assoluto si tutti i livelli del potere. Anche negli interventi degli esponenti più rappresentativi dell’Esecutivo e della maggioranza parlamentare, non si spiegano le ragioni profonde, che dovrebbero sostenere il radicale cambiamento dell’impianto istituzionale, ma continuamente si insiste sulla necessità di una rapida approvazione della riforma, sol perché se ne discuterebbe da trent’anni. Come se al Paese servisse una qualsiasi riforma, non un cambiamento in grado di modernizzare e rendere più efficiente il nostro impianto costituzionale.
Ha ragione chi ha detto che attualmente in Senato si sta celebrando il funerale della democrazia, non semplicemente il tentativo di superare il bicameralismo paritario. La strada scelta, finisce col cancellare il necessario equilibrio dei poteri tra i vari organi costituzionali, per consegnare ad una sola persona al comando la facoltà di nominare, (grazie soltanto ad una minoranza di voti popolari) chi occuperà la stragrande maggioranza dei seggi parlamentari. Questo gli consentirà di formare un Governo di servili famigli, nominare in tutti gl’incarichi pubblici, sia economici che burocratici e nelle alte cariche dello Stato, le proprie persone di fiducia, con il diritto di fare altrettanto per gli Organismi di Garanzia (CSM e Corte Costituzionale) e per la elezione di quello che diverrà un inutile orpello coreografico, privo di poteri, il Presidente della Repubblica.
Mussolini non osò mai tanto. Eppure il popolo italiano, che fino a ieri si dichiarava figlio della Resistenza, non obietta nulla, non scende in piazza, non da segni di preoccupazione per l’assetto futuro degli organi costituzionali, come se tutto ciò non lo riguardasse e non fosse più importante della stessa occupazione lavorativa dei loro figli. Trecento anni di pensiero democratico e
liberale, dall’illuminismo francese di Voltaire, Montesquieu e Toqueville a quello Britannico di Smith, Hume, Locke, fino alle moderne teorie della scuola Austriaca di Von Mises, Isaia Berlin, Popper o ai tantissimi di quella americana, non contano nulla. Croce, Einaudi e Gobetti, che sacrificò per un ideale la propria giovane vita, si rivoltano nella tomba.
Siamo tutti abbagliati dal pensiero di moderne costituzionaliste di chiara fama, come Maria Elena Boschi ed Anna Finocchiaro.
Non rimane che confidare nel referendum confermativo. Ma ci rende pessimisti un clima di fatalismo generalizzato, che favorisce il disimpegno, le reazioni di pancia, il trionfo dei luoghi comuni, la vulgata del Circo mediatico servile e di regime dal pensiero debole, che ha accreditato una immagine della politica, intesa come perversa categoria di satrapi, profittatori, spesso anche ladri, nemici del popolo, da cancellare. C’è posto solo per il nuovo angelo vendicatore, venuto come un nuovo Messia dalla provincia toscana, che la vetusta e corrotta politica si sforza soltanto di ostacolare nella sua opera di misericordiosa bonifica. Ovviamente il coro dei denigratori di ogni forma di dissenso, bollato come ostruzionismo nichilista, come sempre, anzi molto più che in passato, è guidato dalla RAI, fino a ieri, almeno a suo modo dotata di un certo pluralismo, perché lottizzata, oggi miseramente serva di un unico padrone.

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