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In questo autunno, per questioni attinenti alla mancanza di fondi economici, a Roma e a Milano due fondazioni si trovano innanzi a difficoltà e a cambiamenti epocali. Si tratta della Fondazione Einaudi di Roma e della Fondazione Lazzati di Milano.
A leggere quanto riferiscono i media, vengono in mente sia la celebre poesia di Ungaretti, “Si sta/ come d’autunno/ sugli alberi/ le foglie/“, e sia il libro di Dossetti, “Sentinella, quanto resta della notte?”. Entrambi i riferimenti letterari richiederebbero un luna lunga dissertazione che si può evitare poiché la semplice esposizione dei fatti risulta eloquente.
A Roma, il 28 ottobre 2015, la Fondazione Einaudi per studi di politica ed economia, fondata dal Partito Liberale Italiano nel lontano 1962 e poi diventata autonoma dai partiti, deciderà se cessare di esistere per mancanza di fondi oppure se accettare il sostegno economico da una ‘cordata’ di soggetti fra i quali c’è anche Silvio Berlusconi. È stata resa nota anche la cifra messa a disposizione da Berlusconi: duecentomila euro. L’Agenzia ANSA, che ha diffuso la notizia il 9 ottobre scorso, ha anche messo in evidenza il fatto che esiste una forte contrarietà a siffatto reperimento di fondi da parte dei due ex Presidenti, ora Presidenti onorari, Valerio Zanone e Roberto Einaudi. Questi ultimi ritengono che sia meglio la liquidazione della Fondazione per assenza di fondi che mettere la Fondazione a disposizione di un partito politico.
A seguito di queste notizie, l’Associazione Culturale Amici della Fondazione Einaudi, che svolge un ruolo collaterale e che non ha alcun diritto di voto all’interno della stessa Fondazione, è stata convocata da Guido di Massimo per esaminare la situazione. L’incontro si è svolto il 19 ottobre scorso presso la sede di Largo dei Fiorentini. Ha partecipato anche il Presidente della Fondazione Mario Lupo, che ha illustrato in dettaglio le sue iniziative rivolte a mantenerla in vita. Ha citato, tra l’atro, il tentativo del Presidente del Partito Liberale Stefano de Luca, che aveva indicato la eventualità di esplorare la disponibilità di una importante Istituzione di Roma, presieduta da Emmanuele Emanuele, a fornire il sostegno economico necessario a seguito della decisione della Banca d’Italia di non proseguire nella contribuzione per come avveniva in passato. Ma il tentativo non ha avuto l’esito auspicato poiché la somma offerta era insufficiente a garantire la regolare prosecuzione di tutte le attività della Fondazione. Tra le ricerche di finanziamento, l’unica consistente offerta rimasta in piedi sarebbe quella di Berlusconi o di un gruppo a lui facente capo. L’offerta non è stata ancora formulata con impegni formali e ci potrebbero essere cambiamenti rispetto a quanto pubblicato dai giornali. La decisione finale sul futuro della Fondazione Einaudi si avrà il 28 ottobre nell’ambito dell’Assemblea già convocata dallo stesso Presidente Lupo che, inoltre, si è soffermato sulle questioni attinenti all’autonomia e all’imparzialità della Fondazione in presenza di una nuova eventuale composizione del Consiglio di Amministrazione.
Al riguardo, i membri dell’Associazione Amici della Fondazione Einaudi hanno espresso pareri differenti e radicalmente contrastanti. Alcuni si sono pronunciati in modo nettamente contrario a dipendere da un partito. Altri hanno manifestato apertura all’eventualità di un sostegno economico che consenta alla fondazione di non andare in liquidazione.
Se a Roma si piange a Milano non si ride. Quanto meno non si ride in largo Corsia dei Servi 4, dove la Fondazione Lazzati e l’Associazione Città dell’uomo sono state sfrattate dalla Diocesi per lasciar posto ad una Associazione legata a Comunione e liberazione che ha la possibilità di pagare l’affitto. Gli ex Presidenti di Città dell’Uomo (Enzo Balboni, Luciano Caimi, Guido Formigoni, Franco Monaco, Luigi Pizzolato) hanno manifestato il loro rammarico con un comunicato in cui, tra l’atro, si afferma che: “…la privazione della sede non ha mancato di procurare, oltre a problemi pratici, un certo disorientamento alle realtà associative cofondatrici della Fondazione, a vario titolo, legate alla eredità di Lazzati. Inoltre, i criteri adottati dalla Diocesi per questa decisione, originata da motivi economici, procurano qualche disagio a chi ricorda la espressa volontà del cardinale Martini di fare invece di quel luogo una sorta di richiamo visibile, nel cuore della città, a un uomo e a un cristiano che ha dato lustro alla Chiesa, alla cultura e alla società civile ambrosiana”.
È da evidenziare che Lazzati è stato uno dei padri costituenti ed ha avuto, tra l’altro, l’esperienza di internato nei campi di concentramento nazisti. Grandissimo intellettuale cattolico, è stato dichiarato nel 2013 venerabile da parte di Papa Francesco. Ecco cosa ha scritto Dossetti nel libro del 1994 dal titolo “Sentinella, quanto resta della notte?”, pubblicato dopo pochi anni dalla morte di Lazzati avvenuta nel 1986:
“Lazzati è sempre stato” …”un vigilante, … una sentinella: … anche nel buio della notte”. …”la sua coscienza esprimeva un giudizio duro, lucido, su ciò che stava maturando nel nostro paese” … “non tanto lo sbandamento dei cattolici, ma le sue cause profonde, oltre agli scandali finanziari e oltre le collusioni tra mafia e potere politico, soprattutto l’incapacità di ‘pensare politicamente’, la mancanza di punti di riferimento e l’esaurimento intrinseco di tutta una cultura politica e di un’etica conseguente”.
Dossetti nei suoi scritti si preoccupava, in particolare, di porre in luce la necessità di salvaguardare il principio liberale della divisione dei poteri.
Quanta attualità ha quel pensiero liberale ai nostri giorni nei quali, attraverso una legge elettorale illiberale correlata alla sostanziale soppressione del Senato, si sta profilando una volontà rivolta a stravolgere l’architettura costituzionale! E quanto bisogno c’è nella società italiana di ritrovare lo spirito che aveva invocato Benedetto Croce in occasione dei lavori dell’Assemblea costituente!
Stiamo assistendo alle serie difficoltà nelle quali si sono venute a trovare due Fondazioni rappresentative e interpreti di due esperienze politiche e culturali, quella liberale e quella cattolica che, seppure su fronti diversi, hanno radici profonde nella storia politico-istituzionale del nostro Paese. Si pensi che per la elezione del liberale Einaudi a primo Presidente della Repubblica italiana, fu determinante e significativo il sostegno del cattolico Dossetti, molto legato a Lazzati.
La crisi delle istituzioni portatrici di cultura politica evidenzia la caduta di interesse per la semina dei valori e dei principi caratterizzanti il nostro sistema liberal-democratico tenuto a battesimo da liberali come De Nicola ed Einaudi. Una caduta di interesse che lascia spazio all’improvvisazione e alla semplificazione nella difficile arte dell’agire politico.

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