diario di tumbarello

Credere, ubbidire, combattere e…. far finta di niente
Rubano tutti. Eppure sono benestanti. Il divieto è solo per la povera gente che non arriva a fine mese. Guai a rubare una mela. Si finisce subito in prigione. Per gli altri ci sono gli arresti domiciliari, il processo breve, il patteggiamento, la prescrizione. Ogni giorno se ne scopre una. Ma non si può indagare su tutti. La TV copre i volti. La privacy è garantita solo alla criminalità. La corruzione deve essere anonima e i ladri irriconoscibili. Chi timbra il cartellino per il collega assente è un idiota, non un miserabile. Ma non rischia nulla. Con tutto quello che succede, cosa vuoi che sia. Ormai l’evasione fiscale è un reato veniale. La truffa della telefonia è protetta. Telecom non risponde. Lasciano che del tuo credito si appropri chiunque. A chi rivolgersi per protestare? Nessuno fa causa per pochi euro, ma sommati sono milioni. 24 mila euro a Varoufakis non è uno scandalo, ma un’idiozia. Ai nuovi ricchi si sono aggiunti gli scrocconi. Gli stupidi ci sono sempre stati. Milano è la capitale morale del paese. In proporzione alla ricchezza si potrebbe rubare di più. Ahi, serva Italia, non donna di provincia. Dov’è finito il nocchiero? Lo stato è sepolto dall’immondizia su cui sale chi comanda. Gli altri sono genuflessi, sperando nella candidatura. Non rappresentano più il popolo. Tutelano l’ambizione del padrone. Nessuno interviene. Quanto distiamo ancora dal fondo? 

Dopo la confessione c’è la penitenza
La guerra in Iraq l’ha scatenata lui. Dieci anni dopo Blair si scusa. Come se ci avesse inavvertitamente pestato un piede. Chissà se Saddam Hussein le accetterà. Forse neppure Tareq Aziz e tutti gli altri. Dobbiamo perdonarlo anche noi per avere sconvolto gli equilibri europei e mondiali, creato l’ISIS, rafforzato ovunque i Fratelli musulmani, fomentato il terrorismo? Le scuse non bastano e neppure il pentimento. Nessuno le ha recepite né commentate. Un trafiletto in 14ª pagina. Perché non c’è sangue. Anziché scuse, forse bisogna cercare di rimediare. Coinvolgere chi gestiva la politica sbagliata. Chi ebbe interesse di prendere quelle decisioni. Chi erano i complici e i loro successori. I gentiluomini si scusano, ma gli altri perseverano imperterriti. Gli illuminati non hanno più voce in capitolo. È il turno degli esaltati, dei prepotenti e dei mediocri. Ecco perché viviamo continuamente in guerra. Non è giusto, né umano e neppure saggio. Siamo sulla terra per riprodurci. Invece, ci decimiamo. Un tempo ci si ammazzava per denaro, adesso per odio. Ce n’è troppo nel mondo. Dilaga il terrorismo. Anche in Europa, soprattutto in Francia e Inghilterra, non lontano dalla casa di Blair. Tanti morti, tutti innocenti. Kamikaze che si suicidano pur di uccidere. C’è più odio che disonestà, persino nei condomìni e nelle stesse famiglie. Soprattutto stupidità. Scuse inutili. Solo per zittire la propria coscienza. Mentre la gente continua a soffrire e morire.

Non ci resta che piangere
Non c’è un dibattito politico. Decide Palazzo Chigi, non l’aula comunale. Per farlo decadere il PD ha intimato ai consiglieri di tradire il voto degli elettori. Così i figli imparano da padri pavidi. Ecco come si istruisce la prossima generazione. Prima, almeno, si assumevano familiari e amici. La sinistra non ha un candidato, ma vuole elezioni anticipate. Forse ha un debito – o un patto – e vuole pagarlo col Campidoglio. Ma non sempre il diavolo fa le pentole e anche i coperchi. È alto tradimento o una nuova regola della democrazia? È un brav’uomo, però indifendibile. Onesto ma ingenuo, forse troppo. Solo contro tutti. Il gradimento dei romani non conta. Merita il sostegno di chi non si è ancora venduto. Gli altri sono genuflessi e abbaiano a comando. La chiesa torna a intromettersi. Tutti ubbidiscono. Solo la DC era laica. Per questo è sparita. Come forse Marino, ma non è ancora detto. Si apre un’inchiesta sugli scontrini. Testimoni, evasori fiscali e il centralinista vietnamita. Giornalisti asserviti indagano anche a Pittsburgh. Per i corrotti si deve aspettare il terzo grado di giudizio. Per lui, invece, basta l’avviso di garanzia. Non è stato designato dal potere, ma scelto dai cittadini. Non è neppure ignorante. Dopo avere trascritto le nozze gay, non doveva andare a Filadelfia. Solo un incosciente poteva scoperchiare mafia capitale. Se ne chiedono le dimissioni da diversi mesi. Prima di sapere delle cene, delle lunghe vacanze, dell’invito del Papa e del Giubileo. Perché la moglie ha una Panda rossa e la posteggiava male. Il lupo è più a monte, ma l’agnello gli sporca l’acqua. Orfini è sempre un giovane turco o la vecchia voce del padrone? Non sa che, prima o poi, anche per lui arriverà un prefetto. 

I figli dei criminali salveranno l’Italia
Sono solo loro, per ora, a invocare una società più onesta. Siamo al di sotto dell’Angola, al 67° posto nella graduatoria mondiale della corruzione. Tentano di illuderci che, in queste condizioni, si possa uscire dalla crisi. Finalmente qualcuno dà l’esempio. Non contestano né rinnegano il padre. Loro, però, vogliono essere puliti. Unico modo per godere della vita. Anche i genitori maledicono il giorno in cui hanno scelto di deviare. Ma non possono tornare indietro. A prendere l’iniziativa è un gruppo di madri calabresi, proprio le mogli della Ndrangheta. Chiedono allo stato che aiuti i ragazzi nati in quell’ambiente a non dover seguire la carriera dei genitori. Per loro la vita è stata un inferno. Molte sono vedove. I mariti sempre braccati dalla legge o nel mirino di altre cosche. Poveri Cristi, anche per loro l’età media è di 33 anni. Chi sopravvive dorme raramente due notti nello stesso letto. Deve rifugiarsi sottoterra. Non vede crescere i figli. I più fortunati finiscono in prigione. I giovani hanno capito. La libertà non ha prezzo. I familiari dei politici, invece, si augurano di ereditare la mangiatoia sporca del padre. È un mondo capovolto in cui a dare l’esempio è chi nasce nella violenza e adesso è turbato dagli incubi. Sognano faide e familiari uccisi. Si svegliano di soprassalto. Le mogli dei criminali sono buone madri e tutelano l’avvenire dei figli. Le altre si compiacciono di una ricchezza sottratta alla povera gente. Potremmo combattere, così, la criminalità. Non con i carabinieri, che è come svuotare il mare col secchiello. Ma, nelle mani di mediocri, per ora lo stato è assente. 

Sull’orlo del precipizio
Le coppie divorziano per un nonnulla. Il rapporto con lo stato, invece, è indissolubile. Sempre fedele anche agli impiegati fedifraghi e indegni. Si può rubare impunemente e timbrare il cartellino per gli assenteisti. Sono i peggiori a essere premiati. Nemmeno l’Europa si separa da chi ne tradisce i princìpi. Eppure le incompatibilità sono evidenti. L’Ungheria erge i muri. Desiderio di URSS. Non sempre la sofferenza serve a sensibilizzare gli animi. Si fa lo sgambetto a un profugo con una bimba in braccio. La Polonia è euroscettica. Ma il PIL alle stelle grazie ai fondi per la coesione. La ricchezza viene dall’Europa che disprezzano. Tanti paesi sono scrocconi. Dalla federazione cercano solo vantaggi. Qualcuno minaccia di uscire dal circolo e abolire la moneta unica. Ma è solo finzione. Noi, invece, siamo costretti a vendere l’isola di Budelli. Il sindaco di Venezia vuole disfarsi di capolavori di cui non capisce il valore. L’ignoranza diventa endemica nelle istituzioni. La cultura non è gradita perché aiuta a capire. L’elettore vota per chi gli rassomiglia. La politica è a livello di quinta elementare, anzi quarta. Occorrono nuove regole. Leggi finanziarie e fiscali uguali per tutti. Crescita o crisi debbono essere comuni. Le associazioni nascono con identità di programmi. Alcuni paesi imbrogliano. E noi li lasciamo fare. Dove ci sono i furbi c’è sperequazione. L’ingiustizia è inevitabile. Senza coesione non c’è neppure la pace. Ma condizioni e vantaggi debbono essere equamente ripartite. Se ci sono privilegi, la bancarotta è inevitabile. Ci vorrebbe un uomo o una donna capaci di rifare tutto daccapo. Per ora preferiamo i mediocri. Infatti, l’Italia sta crollando. E pensare che fino a una ventina di anni fa eravamo spensierati. Ma non ci bastava. Volevamo di più.

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