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I giornali di oggi riportano la notizia che Silvio Berlusconi ha acquisito alla testa di una cordata di imprenditori il controllo della Fondazione Luigi Einaudi di Roma.   Alcuni amici, ricordando il ruolo che in essa ho ricoperto dal 1996 al 2014 prima come direttore scientifico poi come vice presidente, mi hanno chiesto cosa ne penso.

Al momento attuale le cose stanno così: l’Assemblea dei soci conferenti ha effettivamente approvato due giorni fa una proposta del presidente uscente Mario Lupo di revocare lo stato di liquidazione già deliberato sin dall’ottobre scorso per consentire a un gruppo di nuovi soci di conferire 225.000 euro per mettere in salvo la Fondazione medesima.   Il gruppo è costituito oltre che da Silvio Berlusconi (che si impegna per 50.000 euro) da Paolo Scaroni (ex presidente dell’ENI notoriamente vicino a Berlusconi che a suo tempo ne sponsorizzò la nomina al vertice dell’azienda petrolifera), dai presidenti dell’ANCE e di Telecom (anch’essi considerati vicini all’ex presidente del consiglio), da Alberto Bombassei (ex vice presidente di Confindustria, deputato di “Scelta Civica”) e da Luca Di Martino (genero di Renato Altissimo, ex segretario del PLI, morto alcuni mesi fa).

L’assemblea che ha approvato la proposta del presidente (già designato come liquidatore della Fondazione da una precedente assemblea) era costituita dallo stesso Mario Lupo (portatore di 27 voti in parte per delega della Fondazione Sicilia) e da Roberto Einaudi (portatore di un solo voto per delega di Maurizio Sella).   Intesa San Paolo titolare di un numero di voti che sarebbe stato determinante, malgrado avesse espresso verbalmente a Roberto Einaudi la propria contrarietà alla proposta di Lupo, ha inspiegabilmente (?) disertato la riunione all’ultimo momento.

Contro la delibera assembleare si sono espressi pubblicamente Valerio Zanone e Roberto Einaudi nella loro qualità di presidenti onorari della Fondazione con motivazioni giuridiche e politiche.   Giuridiche perché esiste un documento programmatico del 2002 accluso allo Statuto della Fondazione che sancisce senza equivoci l’imparzialità della Fondazione da qualsiasi partito o schieramento elettorale (chi vuol leggerlo lo può trovare sul sito www.fondazione-einaudi.it ).   Ragioni politiche perché la cultura liberale di cui la Fondazione ha sempre rappresentato uno strumento di diffusione e di approfondimento non può essere appaltata a nessun partito politico, anche quando porti la dizione “liberale” nel suo nome, come fu solennemente stabilito sin dal 1984 quando essa tagliò ogni legame col PLI, dal quale era stata in origine fondata e promossa. 

Come finirà è ancora difficile capire.   E’ inutile aggiungere che mi riconosco pienamente nella linea espressa da Zanone ed Einaudi e uguali sentimenti ho colto nei consiglieri d’amministrazione uscenti Alberto Pera e Massimo Teodori, nonché in Guido Di Massimo, presidente dell’Associazione Amici della Fondazione Einaudi e in molti altri. 

 

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