essenziale Non è crisi passeggera quella che travaglia la vita politica italiana. E non solo e non tanto perché, oramai si protrae per troppi anni. Non se ne vede la conclusione. E, soprattutto, si tratta di crisi di idee, di ideali, di prospettive.

La democrazia “senza partiti” mostra oramai tutta la sua pericolosa fragilità.

Non c’è più un assetto costituzionale, non c’è un assetto politico. L’unico partito che a malapena può considerarsi tale, il Partito Democratico, soffre con tutta evidenza le conseguenze della patologia del suo essere, in realtà, “monocratico”, con una struttura monocratica fondata essa stessa, come la maggioranza che detiene in Parlamento e nelle Regioni e nei Comuni, sulla “necessità di evitare il peggio”, che sarebbe poi l’”antipolitica” dei grillini, alla quale esso non osa contrapporre una politica, anzi, la politica. A Roma, come a Palermo e qua e là per l’Italia la malattia genetica di cui esso è affetto per la sua origine cattocomunista si manifesta prepotentemente.

Il Centrodestra, andato in frantumi, non c’è. Le sigle dei suoi transfughi, i topi scappati dalla nave di Berlusconi, sono, appunto delle sigle, più o meno serie o ridicole, ma solo delle sigle.

Ma ciò che manca sono le idee-forza senza le quali i partiti sono solo congreghe di saccheggiatori del potere. Idee-forza di cui erano svuotati i partiti già da prima della loro formale cancellazione.

Le istituzioni libere sono sempre più fragili e disconosciute, date pericolosamente per scontate ed esistenti, senza che la loro difesa, il senso della loro necessità, costituiscano per la vita della gente la prima di quelle idee-forza di cui avremmo bisogno. 

E questo è il punto più importante, l’aspetto più pericoloso della crisi. Ed il più vecchio.

Da oltre un secolo nel nostro Paese (e non solo nel nostro Paese) si vive (quando non si è piombati nel baratro dei totalitarismi) nell’illusione che le istituzioni libere siano una specie di cornice dorata della politica, un dato scontato, di cui usufruire senza preoccupazione. L’idea che il liberalismo non sia un partito (una scelta da rinnovare ogni giorno, una conquista da non dare mai per scontata) è il male oscuro che corrode e minaccia gli Stati d’ Europa.

Comunisti e cattolici, dopo aver combattuto il liberalismo, lo soffocano dandolo per ovvio e scontato. E “banale”. La pretesa di “perfezionare”, “dando concretezza” le libertà e le istituzioni che ne debbono essere il presidio, ha creato mostruosità pletoriche di ordinamenti ingovernabili che stanno soffocando addirittura ogni certezza (presupposto di libertà) del diritto.

Non si uscirà da questa impasse in un mese, in un anno e neppure in un decennio.

Ricominciare da capo. Con una nuova (ammesso che si possa “ripetere” una fase della storia) rivoluzione illuminista. Anzitutto come fatto culturale. Non c’è però oggi nulla che assomigli alle grandi correnti del pensiero che hanno prodotto il progresso, le rivoluzioni, il cammino verso momenti migliori della vita dei popoli. Giaculatorie, banali, ripetizioni di stanchi discorsi.

Ricominciare, dunque da capo. Nel senso, almeno, di evitare di costruire sulle macerie. Perché, invece, la storia non torna mai indietro e non c’è mai in “vuoto assoluto”, la “Tabula rosa”. Si tratta di cogliere l’essenziale di quel che la storia ci trasmette. Soprattutto evitando la retorica che ci affligge, compresa quella del “progresso”, della “democrazia”, etc. etc. Conservare e sviluppare l’essenziale di quanto il passato ci trasmette. Che, poi, è spesso ciò che del passato più facilmente dimentichiamo.

Non c’è, possibilità ancora, o almeno, non mi sento in alcun modo portato a suggerirne la creazione, di nuove aggregazioni politiche, di pretendere, nientemeno, che fondare qualche nuovo partito. Partire da zero significa partire da ciò che è veramente vivo nelle nostre esigenze e nella nostra civiltà. Dalla verifica delle premesse. Necessario per qualsiasi ripresa politica è, dunque, un inventario. Di ciò che essenziale del liberalismo, che è, poi quello che stoltamente abbiamo, magari, più facilmente dimenticato.

Un inventario dell’”essenziale liberale”.

Se vi pare poco…

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