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Rispondere favorevolmente alla convocazione di Salvini a Bologna era probabilmente l’unica scelta per Berlusconi, che altrimenti sarebbe stato condannato alla marginalità assoluta in un’area di centro ormai liquefatta o assorbita dal dilagante renzismo, con l’aggravante di dover dare ragione agli scissionisti di Alfano.

Il tentativo di ricompattare l’elettorato di destra, ottenendo in cambio l’attenuazione dei toni estremisti ed anti euro di una Lega che non riesce a sfondare al Sud, era un percorso inevitabile. Questo potrebbe consentire all’ex Cavaliere di trovare argomenti più solidi per chiamare a raccolta l’elettorato moderato ed avere una chance di andare al ballottaggio col PD alle elezioni politiche. Nel caso in cui al primo turno dovesse prevalere, rispetto alla destra, il Movimento Cinque Stelle (eventualità molto probabile) potrebbe offrire il sostegno nel secondo turno a Renzi e stipulare un patto del Nazareno, terza edizione, per rafforzare ulteriormente la tutela degli interessi del proprio gruppo imprenditoriale. L’unico rischio serio, in tale ipotesi, sarebbe una eventuale, nuova spaccatura con la Lega, acerrima nemica del Premier, che potrebbe preferire il sostegno al M5S, le cui posizioni fino ad oggi sono apparse più affini al messaggio di Salvini, rispetto a quelle del PD.

In ogni caso la scelta di Berlusconi di compattare l’alleanza di destra, ha sparigliato i giochi, che sembravano decisi. All’abile Matteo Renzi rimane la possibilità di modificare l’Italicum, fingendo di accogliere la richiesta di Alfano di attribuire il premio di maggioranza alla coalizione, anziché alla prima lista. Tuttavia, poiché tale scelta comporterebbe di allearsi, oltre che con quel che rimane di Alleanza Popolare, anche con la nuova “Sinistra Italiana”, il Presidente del Consiglio cercherà di scongiurare la pur ragionevole modifica legislativa, rinviando comunque ogni decisione a dopo il referendum, tenendo conto dell’esito del voto sulla riforma costituzionale.

La recente evoluzione degli equilibri politici pone ai liberali non pochi problemi. Infatti, oltre alla orgogliosa, ma disperata, scelta di affrontare da soli una competizione che prevede di superare l’elevata soglia di sbarramento del tre per cento, non rimarrebbe che l’alternativa, certo non esaltante, di coalizzarsi con una destra a trazione di Salvini, con Berlusconi in posizione gregaria, oppure con uno sgangherato centro postdemocristiano a trazione di Alfano e Casini, pronto in seguito ad allearsi con Renzi.

Certamente non possiamo sottacere il senso di sgomento provato nel sentire il leader della Lega che dava del “cretino” al Ministro dell’Interno del suo Paese. Ancor più ci ha impressionato la risposta di quest’ultimo, che, oltre ad aver definito “quaraquaqua” Salvini, (storpiando la felice espressione di Sciascia) aggiungendo che si trattava di “un incolto, ignorante”, al quale nessun Paese del Mondo Occidentale offrirebbe “neppure il Ministero delle zanzare”. Eravamo abituati a personaggi politici di altro calibro e, soprattutto, a Ministri dell’Interno di ben differente statura.

Il PLI ha certamente la necessità, se non vuole scomparire dalla scena, innanzi tutto di compiere uno sforzo straordinario per ricompattare i liberali e riorganizzarsi. Subito dopo, coraggiosamente, dovrà affrontare la dolorosa, ma necessaria, scelta tra una delle tre ipotesi sopra accennate, muovendo dall’irrinunciabile presupposto che tutte le posizioni devono essere considerate rispettabili, a differenza di quanto ritengono coloro che tentano ancora oggi di esercitare una inammissibile egemonia culturale, ponendo barriere e preclusioni aprioristiche.

Ammetto di non avere una posizione personale definita, anche se la opzione più facile sarebbe quella della solitudine per non essere costretti ad indigeribili compromessi, ma, con realismo, bisogna ammettere che tale strada ha poche possibilità di successo e potrebbe rivelarsi l’anticamera della fine del grande sogno di rilanciare il partito della libertà, fondato da Croce.

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5 COMMENTI

  1. La speranza è che i liberali, sparsi nei più disparati angoli del globo della politica e della geografia italiana, colgano il messaggio e si scrollino di dosso la pigrizia che li ha contraddistinti negli ultimi anni. Solo così potremo realizzare il grande sogno di Benedetto Croce: la creazione di un centro laico e liberale, come in Canada, in Gran Bretagna e in tanti altri paesi occidentali.

  2. …. Una analisi veritiera fino al punto di una persuasione personale, mi sento di apprfittare di questo articolo per dire prima a mestesso poi a tutti coploro che mi leggeranno di abbandonare per un attimo questioni personali e di anteporre proposte di ridare dignita ad un Paese sempre meno democratico e Liberale. La risposta che penso di dare all’Articolo” Alleanze e nuovi posizionamenti” la sfida dei nostri Amici presenti nelle quattro Città Torino, Milano, Bologna e Roma; dovranno fare uno sforzo straordinario per realizzare con il solo Simbolo P.L.I. o con coalizioni uguali ai nosri principi con sigle identiche, o più numerose per avere una
    rappresentanza di nostri rappresentanti nei Comuni, coinvolgendo amici anche non residenti nel Comune, nella Provincia, nella Regione dove si vota, chiedendo a conoscenti ed amici di dare uncontributo al cambiamento con persone nelle Liste Liberali. Una sfida a tutto campo. Grazie e buon Lavoro a Tutte/i.

  3. Meglio scomparire con le proprie idee che suicidarsi con alleanze scomode. Bisogna rilanciare una nuova ideologia liberale per riconquistare lo spazio politico che ci appartiene e che altri vogliono occupare. Una occasione da laboratorio per realizzare questo progetto potrebbero essere le prossime elezioni amministrative di Roma.

  4. Io direi che sia il caso di andare avanti per step, agendo per cerchi concentrici.

    Il primo passaggio dovrebbe essere quello di riassorbire il più possibile la cosiddetta ‘diaspora liberale’, con mille sigle e siglette che la maggior parte delle volte non arrivano al numero minimo di firme per presentarsi, altro che zerovirgola…

    Fatto questo, bisognerebbe procedere a un incontro tra le realtà che si riconoscono nell’ALDE (penso in primis a PRI e Radicali Italiani), con pari dignità e senza che qualcuno si senta più grande o più lib degli altri.

    Raggiunto anche questo risultato, ragionare su eventuali basi accettabili per un’alleanza programmatica con le altre parti in gioco, ma senza compromettersi l’anima: se ci sono le condizioni bene, altrimenti meglio soli che male accompagnati.

    Personalmente, ritengo che, in questo stadio, l’interlocutore meno distante siano quelle forze moderate che non accettano la deriva fascio-sudamericana del centrodestra ‘ufficiale’ targato Berlusconi-Salvini-Meloni.

    Mi riferisco ai ‘Conservatori Riformisti’ di Fitto, alle realtà simil-civiche di Tosi, Passera e Marchini, e a quei settori della galassia PPE che, dopo aver capito che non era il caso di riposare in pace nel mausoleo del Cav, ora non vogliono nemmeno essere tumulati a Firenze…

  5. Dal Canada e, recentemente, dall’Argentina sono arrivate buone notizie: i liberali esistono e possono essere forza di governo. Lo possono essere all’estero, così come anche in Italia, dove la maggior parte della gente, che si dichiari di centrosinistra, di centrodestra o di centro, condivide le ricette che propone il PLI. Cosa bisogna fare? Bisogna innanzitutto distaccarsi da Scelta Civica e da altre fazioni che non hanno fatto il bene dell’Italia e che non hanno messo in atto le NOSTRE ricette, dopodiché bisogna promuovere il nostro partito e le nostre idee; poi sì, si dovranno fare anche dei compromessi, bisognerà magari rinunciare a parte delle nostre ricette, prima però il PLI deve ricostruirsi, così, sia che si allei col centrodestra sia che si allei con Renzi o con qualsiasi altra coalizione, non andrà da nessuna parte e potrà ambire, al massimo, a recitare un ruolo di stampella di governo, cosa che, dati i risultati visti in Argentina e in Canada, non possiamo accettare. Un po’ di ambizione, un po’ di impegno, un po’ di volontà in più.

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