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Il 20 novembre viene celebrata puntualmente la giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza. Quest’anno è il 26^ anniversario della Convenzione sui diritti del fanciullo  approvata a New York il 20 novembre 1989 ed entrata in vigore il 2 settembre del 1990.

L’Italia l’ha ratificata con legge n. 176 del del 27 maggio 1991. È il trattato di diritti umani più ratificato nella storia dell’ONU. Infatti sono 196 i Paesi che hanno voluto ratificarlo.

È un complesso di norme che prevedono significativi diritti e specifiche libertà attribuiti anche agli adulti (diritti civili, politici, sociali, economici, culturali).

Gli Stati sono obbligati a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori. La Convenzione sollecita i Governi ad impegnarsi per rendere prioritari i diritti in essa enunciati e per assicurarli nella misura massima consentita dalle risorse disponibili. È vincolante per gli Stati che la ratificano e offre un quadro di riferimento normativo nel quale sono confluite tutte le indicazioni maturate nella sempre difficile difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti.

Basta leggere il suo preambolo per rendersi conto della lungimiranza di una normativa che ha saputo raccogliere il meglio dei principi e dei valori presenti nella cultura liberal-democratica. In proposito, è particolarmente significativo quanto viene esplicitato a proposito di una parola chiave, la felicità.

Con la Convenzione si riconosce che il fanciullo, ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare avente un clima di felicità, di amore e di comprensione. Parlare di felicità in una disposizione normativa ha un enorme valore e dimostra quanto sia penetrata nella cultura del legislatore moderno l’idea rivoluzionaria dei Padri costituenti degli Stati Uniti d’America quando decisero di scrivere, nella Dichiarazione di indipendenza del 4 luglio 1776, il diritto al perseguimento della felicità.

Senza entrare nel ginepraio filosofico su cosa sia e come si raggiunga la felicità, c’è da sottolineare che, nel documento di New York del 1989, è stata indicata una strada ben precisa da seguire. E non è fuori luogo affermare che, a distanza di un quarto di secolo dall’approvazione della Convenzione, la natura e il contenuto di questo strumento normativo siano diventati una pietra miliare in materia di promozione e sostegno dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma spesso il dettato normativo rimane sulla carta e non dà luogo a comportamenti effettivamente attuativi. Quello che accade nei nostri tempi in tutti i Paesi, compresi quelli a democrazia avanzata, ci dimostra quanto siano disattenti, sui temi della gioventù, i decisori politici. Quindi non c’è che da auspicare una diffusa consapevolezza della necessità di tenere in tensione tutti, istituzioni pubbliche in prima fila, per assicurare la felicità alle giovani generazioni. Creare un clima di felicità nel quale far crescere i giovani significa preparare un futuro dove ci possa essere lo spazio vitale per inseguire l’utopia di un mondo nuovo.

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