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Un’Europa divisa ed incerta di fronte alla nuova emergenza terroristica, appare incapace di ritagliarsi il ruolo da protagonista, che invece le competerebbe. Il palese fallimento nel non aver saputo affrontare con spirito costruttivo e visione unitaria la crisi economica del 2007/2008, aveva rivelato clamorosamente l’assenza di leadership all’altezza e fatto emergere l’egoismo delle economie continentali più forti rispetto a quelle fragili e indebitate del mediterraneo.

Mentre si stava avviando un’insufficiente ripresa, caratterizzata da deboli e non uniformi livelli di crescita, la nuova emergenza dei venti di guerra è caduta sulle istituzioni comunitarie come la mannaia del boia, risvegliando gli egoismi ed evidenziando le divisioni. La Francia, colpita in maniera durissima dal secondo attacco terroristico dell’anno, ha, comprensibilmente e con grande dignità, rilanciato tutto il suo nazionalismo patriottico ed ha deciso di inviare l’aviazione a bombardare le postazioni dell’Isis in Siria, mentre cerca di costruire una alleanza mondiale contro il male. La Germania, fortemente indebolita per il calo verticale della popolarità di frau Merkel e le conseguenze dello scandalo della Volkswagen, balbetta. La Gran Bretagna, dopo il voto negativo del Parlamento sull’invio di forze militari in Siria, di fronte agli attentati di Parigi, in attesa di sottoporre nuovamente la questione alla Camera dei Comuni per assumere un diverso orientamento, si trova in grande difficoltà. L’Italia, se c’era, è scomparsa dai radar della politica estera e di difesa mondiali.

Il giovane Matteo credeva di aver ottenuto un grande risultato piazzando la Signorina “Nessuno” al vertice della diplomazia europea, non capendo che era stato accontentato esclusivamente perché una personalità priva di standing internazionale, non faceva ombra ad alcuna Nazione del continente, come certamente sarebbe avvenuto se fosse stato scelto un personaggio del calibro di Tony Blair o dello stesso Massimo D’Alema.

Il giovane Renzi, nessuno egli stesso sul piano internazionale, dopo aver fatto la ruota del pavone, ci auguriamo che abbia preso atto dell’errore. Tuttavia aveva azzeccato la mossa di unirsi a coloro che sollecitavano un coinvolgimento della Russia (molto probabilmente su suggerimento del sodale Berlusconi) nella coalizione, che deve affrontare il drammatico scontro con l’internazionale del terrore. Purtroppo il piccolo furbetto fiorentino non è più in grado di valorizzare tale posizione, dopo il gravissimo incidente dell’abbattimento del Sukhoi SU-24 russo da parte della Turchia, importante membro della Nato. Per altro, dopo l’incidente, il quadro complessivo si va complicando per il rifiuto dello Zar Putin, senza delle formali scuse, di incontrare il Sultano Erdogan, che non appare disposto a cedere, anzi lo provoca affermando in modo tracotante che il Presidente russo “scherza col fuoco”. Probabilmente tale atteggiamento è anche alimentato dalla necessità di dissimulare la doppiezza di una Turchia, che, come principale interesse nell’area, ha soltanto quello di contrastare i Curdi, favorendo sostanzialmente il contrabbando di armi e petrolio da parte dell’Isis ed il passaggio dalle proprie frontiere di profughi in fuga verso l’Europa, ma anche di pericolosi jihadisti.

In tale contesto al Governo italiano non rimane che tentare uno scoperto triplo gioco, fatto di solidarietà solo a parole con Hollande, guardandosi bene dal promettere un coinvolgimento diretto nelle azioni di guerra e facendo, al medesimo tempo, l’occhiolino a Putin, ma evitando altresì di palesare ostilità nei confronti del sultano, sempre sostenuto dagli USA per la collocazione strategica della Nazione turca. La posizione italiana appare quindi appiattita su quella molto sbiadita di Obama, che ha scelto di rinunciare al ruolo tradizionale dell’America di gendarme a tutela dell’ordine internazionale. Il Presidente del Consiglio del nostro Paese, già tornato con l’aria da pugile suonato dall’incontro del G20 ad Antalya, dove ha dovuto misurare la sua statura con quella dei grandi della terra, oggi annaspa ancora di più, dovendo prendere atto che la politica internazionale è ben altra e più complicata cosa rispetto a quella interna, dove basta disporre di media prezzolati, che amplifichino il significato delle mance che il Governo distribuisce, di volta in volta, a questa o a quella categoria per comprarne il consenso con il denaro dei contribuenti, anziché risanare il Bilancio dello Stato.

L’orizzonte internazionale che ci si presenta di fronte è sicuramente il più preoccupante dopo la seconda guerra mondiale, mentre non si ergono figure in grado di assumere un ruolo di guida. Allo stesso tempo l’Unione Europea rischia seriamente di affondare e l’Italia, nelle mani di nessuno, appare come una zattera alla deriva in un mare in tempesta.

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3 COMMENTI

  1. Il Daesh, o ISIS, di per sé NON è una minaccia così pericolosa, purtroppo la debolezza dell’Unione Europea prima e degli Stati Uniti poi, ne accentuato la pericolosità e rendono più difficile estirpare questo cancro; c’è bisogna di più Europa, c’è bisogno di un’Europa forte dal punto di vista politico, perché con questo ibrido, quale è l’UE, non si potranno affrontare difficoltà internazionali e non. Che si vada verso la nascita degli Stati Uniti d’Europa, oppure si ritorni alle entità nazionali indipendenti, cosa anacronistica al nostro mondo, ma sicuramente preferibilmente al pasticcio che è questa Unione Europea.

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