Il mondo e le religioni

La laicità dello Stato è un valore irrinunciabile che accomuna i Paesi occidentali in cui si sono affermati alcuni principi fondamentali: separazione tra Stato e Chiesa, tra diritto e morale, tra reato e peccato.

In questo quadro si inseriscono anche gli usi e le consuetudini, figli dei costumi e delle tradizioni.

Elementi sedimentatisi nel corso del tempo che affondano le proprie radici nella storia e nella cultura dei popoli.

Per dirla con il filosfo Karl Popper “la tradizione, astraendo da ogni nostro sapere innato, è di gran lunga la principale fonte del nostro sapere” (Alla ricerca di un mondo migliore, 1984) .

Laicità significa, sopra ogni altra cosa, garantire ad ognuno la libertà, nel rispetto degli altri, di professare il proprio credo e le proprie idee senza gli impuri vizi concettuali che per propria natura la religione impone.

In questi giorni, come ormai da alcuni anni, si è riaccesa la polemica (spesso) sterile in merito ai crocifissi e ai presepi nelle scuole.

Ciò a cuasa della miope solerzia di alcuni evidentemente poco attenti alla tutela delle prevalenti sensibilità.

E’ poco chiaro, anche nella società contemporanea, quale nesso di causa-effetto esista tra la (vera) laicità dello Stato e le tradizioni secolari tramandate da padre in figlio, che sposano l’intimo sentire della maggioranza dei cittadini.

Essere laici non significa sopprimere il proprio passato, oppure cancellare con un colpo di spugna il vissuto di generazioni per accondiscendere esigenze altrui che spesso di laico e di liberale hanno poco o nulla.

E’ inutile fare tanti giri di parole.

Determinate scelte rafforzano l’idea che andando di questo passo la resa dell’Occidente sarà inevitabile nei confronti di culuture dominanti perchè meno disponibili a forme di compromesso e più orientate al radicalismo (ovviamente il riferimento è all’Islam).

Uno Stato liberale deve avere la capacità e la forza di tutelare i propri simboli con ciò tutelando anche la memoria collettiva, evitando che tutto venga raso al suolo in nome di una errata interpretazione della laicità.

Seguire la rotta senza arretrare, proprio in queste fasi storiche in cui il confronto tra civiltà è così aspro, rappresenta il modo migliore per ricercare un prezioso punto d’equilibrio tra tradizione e laicità.

Due volti di una stessa medaglia.

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1 COMMENTO

  1. L’equilibrio tra laicità e tradizione è di per se incongrua.
    E’ sotto gli occhi di tutti che in questa Italietta ci sia ancora un’ingerenza del Vaticano abnorme, che ostacola ogni legge progressista, che influenza tutta la classe politica, che commenta ogni qualvolta si esprime la Suprema Corte di Cassazione in merito a certe questioni.
    L’interpretazione della laicità non esiste in quanto all’interno di qualsiasi edificio pubblico (scuola compresa) NON devono esserci simboli religiosi di alcun tipo e nemmeno celebrazioni religiose a prescinedere dalle tradizioni o presunte tali.
    Tutto questo NON perchè altrimenti l’islamico “si offende” e quant’altro… ma proprio per la laicità in se che non ammette, concettualmente, l’ingerenza anche astratta, della religione QUALSIASI essa sia (islam stracompreso).
    Come sempre ci siamo complicati la vita…
    La società occidentale è (finalmente) secolarizzata dati alla mano, per contrastare altri integralismi e robaccia simile, si deve utilizzare prioprio la laicità e il liberalismo inteso “secolarmente”, non mantanere i crocifissi perchè così “si argina l’altra cultura”.
    Se gli islamici hanno qualche problema se ne andassero pure… io non voglio barattare un confessionalismo con un altro per rispettare la par condicio!
    Laicità e progresso, non confessionalismo e tradizionalismo!
    Mi sembra anche abbastanza apodittico…..

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