cop21

Per coloro che vogliono essere informati su cosa sta succedendo a Parigi alla COP 21 alleghiamo la seguente informativa stilata per conto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Todd Stern, l’inviato speciale statunitense, nel corso di molte conferenze sul clima è stato temuto dagli ambientalisti per la determinazione con cui frenava ogni tentativo di rafforzare i testi di accordo. Ieri sera è arrivato nella saletta del gruppo ristretto di discussione con un pacchetto di proposte molto diverso dal solito. Punto primo: per i paesi Ocse il contributo al Fondo per il trasferimento delle tecnologie pulite ai paesi a scarsa industrializzazione deve essere obbligatorio. Punto secondo: lo stesso contributo per i paesi di recente industrializzazione deve essere volontario.
Una linea negoziale che contiene un’apertura che potrebbe smussare il negoziato sulla bozza di accordo (-> leggi il testo della bozza). Secondo i piani della presidenza francese della conferenza sul clima, questo testo dovrà venire politicamente definito entro domani. La tabella di marcia prevede che giovedì venga messo a punto sotto il profilo delle diverse traduzioni linguistiche per farlo approvare venerdì. Ci si riuscirà?
Alcuni delegati in queste ore hanno cominciato a scommettere sul momento di chiusura: venerdì sera? Sabato? O addirittura domenica? Durante le Cop il ritardo è un’abitudine, 24 ore sono la media. Ma questa conferenza è anomala: potrebbe addirittura chiudersi in tempo, oppure smarrirsi all’ultimo minuto.
Certo gli ostacoli rimangono numerosi. Ci sono le schermaglie come quella creata dalle dichiarazioni di Guillermo Barreto, ministro per l’Eco-socialismo e le acque del Venezuela, che ha dichiarato: “Non accettiamo il termine ‘de-carbonizzazione’ nel testo dell’accordo perché è tecnicamente non corretto. Anche noi esseri viventi siamo costituiti di carbonio, quindi per de-carbonizzare il mondo dovremmo escluderlo anche da noi stessi”. La proposta alternativa è parlare di “stabilizzazione dei gas serra”.
Divertissement linguistici. I nodi sul tappeto sono altri. Uno riguarda il fondo per il trasferimento delle tecnologie pulite. Al momento si sa solo che secondo i vecchi accordi si dovrebbe arrivare a 100 miliardi annui al 2020. E dopo? Saranno solo i paesi industrializzati ad assicurare i 100 miliardi come base per una eventuale successiva crescita, o a 100 miliardi si arriverà sommando anche i contributi volontari dei paesi di nuova industrializzazione? E come verranno gestiti questi soldi? La Cina ha costituito un fondo south to south da 3 miliardi di dollari. Sarà questa la base del modello futuro? O si stabiliranno principi validi per tutti?
Il secondo nodo, strettamente intrecciato al primo, riguarda la necessità di raddoppiare gli impegni già presi dai singoli paesi in modo volontario: solo così si può riuscire a raggiungere i tagli di emissioni serra necessari a restare al di sotto di un aumento di temperatura di 2 gradi. Tutti parlano di una revisione, ma sulla data e sulle modalità la conferenza è ancora in alto mare.
Infine c’è il capitolo del meccanismo di monitoraggio, reporting e verifica. Senza i controlli l’accordo è scritto sull’acqua. Ma non tutti i paesi hanno le strutture necessarie a garantire misurazioni attendibili. Ancora una volta si torna al capitolo fondi.
Apparentemente la musica è vecchia. Le battaglie sulla consistenza dei fondi di aiuto allo sviluppo hanno affossato più di una conferenza. La novità è che questa volta le proposte di investimento green da parte di attori privati sono consistenti. Forse si riuscirà a far combaciare questa disponibilità con le richieste dei paesi.
di Antonio Cianciullo

 

Links:
Draft Paris Agreement | Draft conclusions proposed by the Co-Chairs|link|
Draft Paris Outcome|Revised draft conclusions proposed by the Co-Chairs|link|
Notification| Legal and linguistic review of the text of the draft agreement|link|
 


Leggi i resoconti giornalieri di approfondimento, a cura di Toni Federico, Coordinatore del Comitato scientifico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile al seguente link:www.comitatoscientifico.org

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