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Sono giorni difficili per l’Europa e per il Mondo intero. L’incredibile escalation di reazioni che i fatti di Parigi hanno scatenato era prevedibile. L’attenzione è caduta in questi giorni sul contenuto di queste reazioni e sulla loro totale mancanza di equilibrio e lucidità. Si possono individuare infatti due correnti di pensiero diametralmente opposte ed ugualmente sbagliate: la prima, muscolare e di pancia, sfrutta pregiudizi ideologici per veicolare l’opinione pubblica su posizioni razziste e nazionaliste, condiziona i rispettivi governi nazionali incapaci di elaborare una strategia di politica estera seria e di lungo periodo inducendoli a grossolani errori, lampanti e numerosi negli ultimi 15 anni di guerre in Medio Oriente. La seconda, altrettanto dannosa, radicata oramai da decenni nella società occidentale, è quella corrente di pensiero che negli anni 70′ si chiamava Terzomondismo e che si potrebbe grossomodo racchiudere nei seguenti “principi”: pacifismo a tutti i costi, critica alle fondamenta della nostra democrazia e della nostra cultura, autoflagellazione continua rispetto a veri o presunti misfatti storici occidentali. Come se si possa incolpare una civiltà per essersi espansa e per aver colonizzato svariate parti del Pianeta. C’è mai stata una nazione o una cultura che, avendo l’opportunità e la forza di espandersi, non l’abbia fatto? L’imperialismo è parte integrante della politica dell’uomo da millenni e non è certo attribuibile al sistema economico attuale o agli Stati Nazionali moderni. Certo, bisogna veicolare queste naturali spinte verso una concezione sempre meno violenta e sempre più cooperativa del rapporto tra nazioni e mi sembra che l’odierna globalizzazione economica e culturale vada in questa direzione, pur con tutte le ovvie difficoltà, in un mondo che, almeno a livello geopolitico, relega ancora il pacifismo ad una sfera puramente utopica perché ancora troppo militarizzato e guerrafondaio. Proprio questa minaccia armata, che si è palesata con le sembianze delle barbarie dello Stato Islamico, non può farci abbandonare l’opzione della guerra come soluzione necessaria e mezzo indispensabile di legittima difesa. Il fondamentalismo islamico rappresenta un deviato estremismo all’interno del complesso scenario mediorientale, è un fenomeno secolare foraggiato e finanziato da soggetti che non hanno alcun interesse a colpire l’Occidente ma hanno il solo scopo di destabilizzare l’area. I suoi numerosi finanziatori, sunniti, sia semplici civili sia interi Paesi, sperano di utilizzare il fondamentalismo come arma contro lo sciismo, continuando una guerra fratricida, alimentando una spirale di odio e morte che oramai caratterizza quelle regioni. Quella speranza gli si è ritorta contro, avendo causato la nascita di uno Stato, seppur autoproclamato, potente e fuori controllo, che non si accontenta di conquistare territori in Medio Oriente ma prosegue la sua guerra oltre i suoi confini, andando a spargere terrore fino al cuore dell’Europa. Perché la sua vera forza, al di là dei finanziamenti e dei numerosi errori geopolitici commessi, consiste nella sua ideologia assolutistica e retrograda, che attacca l’Occidente per il solo fatto di essere tale. L’IS trova tutto questo terreno fertile a causa delle nostre ipocrisie e della nostra debolezza, della debolezza che ha intriso la nostra società, i nostri principi, i nostri valori, il nostro stile di vita. L’IS mostra quanto le nostre democrazie liberali siano assolutamente incapaci di dare una direzione chiara alla propria politica e sopratutto di chiamare a raccolta il nostro orgoglio, il nostro senso di unità, sempre ammesso che ci sia ancora. Perché questo scontro mette alla luce le nostre fragilità, i nostri dubbi, quanto noi in realtà non siamo consapevoli della fortuna che abbiamo a vivere nel modo in cui viviamo. Non ci rendiamo conto di quanto la nostra cultura e la nostra libertà sia frutto di secoli di lotte, di progresso. Siamo inconsapevoli della grandezza che rappresentiamo, di quanto la società occidentale sia all’avanguardia, di quanto questo modello stia portando benessere e felicità nei Paesi emergenti che per la prima volta nella loro storia lo stanno adottando. I nostri valori, che molti dichiarano inesistenti perché talmente scontati e banali da passare totalmente inosservati, sono in grave pericolo proprio a causa nostra, a causa della nostra miopia. L’uomo occidentale sembra perso, disorientato, cerca disperatamente appigli in “dottrine” populiste e demagogiche che gli diano sicurezza, che gli indichino la strada, la verità assoluta, invece di cercarla seguendo le proprie convinzioni, le proprie inclinazioni, perché è sempre più facile obbedire ciecamente che responsabilizzarsi. La deresponsabilizzazione uccide lo spirito critico, toglie al singolo le fatiche ma anche le necessarie interazioni con il reale, lo relega ad un ruolo secondario in cui vengono soppresse naturali tendenze umane. Perseguire autonomamente la propria via vuol dire guardare al futuro, capire le proprie inclinazioni attraverso un’attenta autoanalisi, farsi un’opinione sul ruolo che abbiamo nel mondo e sul mondo stesso, dare la possibilità alla personalità individuale di svilupparsi creativamente, agire secondo propri valori. Tutte queste attività sembrano totalmente passate di moda in un Occidente decadente, dal futuro incerto, privato del ruolo centrale di cui godeva solamente pochi anni fa, spettatore dell’incredibile sviluppo dei Paesi emergenti, protagonisti del presente e del futuro. Ed è proprio questo atteggiamento intriso di rassegnazione e disincanto, comune a larghe parti della nostra società, che ci mette in pericolo, perché ci contrappone gli uni agli altri, in uno scontro interno tra chi vuole guardare al futuro, progettare una comunità di singoli individui ancora più tollerante e libera, e chi invece vedendo nella società occidentale liberal-democratica la causa di tutti i mali invoca massime assolutistiche simili agli “allahu akbar” che ormai risuonano sinistramente alle nostre orecchie stanche ed intimidite: “pace ad ogni costo”, “tutta colpa nostra e delle nostre avidità”. Oppure “Cacciate i musulmani”, “non fateli entrare”. “Chiudete le moschee”. La sharia intellettuale sembra già una triste realtà.

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