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Il default di quattro banche dell’Italia centrale sta provocando in nuovo caso finanziario, politico e giudiziario, sia per le modalità con le quali è avvenuto, che per le responsabilità gravissime di amministratori e controllori, che infine per il modo dilettantistico con cui è stato gestito a tutti i livelli. Giustamente molte parti politiche hanno chiesto la istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta. Banca Etruria, Cassa Marche, Banca di Ferrara e Cassa di Chieti sono state sempre strettamente collegate al potere politico locale ed in particolare al PD.

Gravissimo il comportamento di dirigenti ed impiegati di tali istituti, che, di fronte ad una situazione fortemente deficitaria, hanno indotto ignari correntisti a sottoscrivere obbligazioni derivate per ricapitalizzare banche di fatto già in dissesto. Molto più irresponsabile la decisione della Banca Centrale italiana di far finta di non accorgersi che si trattava di un raggiro nei confronti di persone che, nella stragrande maggioranza, non erano state informate del rischio enorme che quella scelta comportava. Non si comprende ragionevolmente come una situazione di squilibrio finanziario talmente grave, che ha origini lontane, possa essere stata nascosta al mercato e sfuggita alla Banca d’Italia, che vanta una tradizione di efficienza. Inoltre la leggerezza appare ancora più grave dal momento che quest’ultima oggi non ha di fatto altri compiti rispetto alla tutela del risparmio, dopo il trasferimento delle principali funzioni alla BCE, (sia quella di Istituto di emissione, che la vigilanza bancaria). Appaiono evidenti quindi le pressioni politiche che sono state esercitate. Basterebbe approfondire la storia personale degli amministratori, compresa Banca Etruria, quella più esposta in assoluto, dove nel 2014 (cioè in piena fase di dissesto) il ruolo delicato di vice presidente è stato attribuito al padre della Ministra Boschi, numero due del Governo e rottamatrice di professione.

Mentre come membro del Governo infatti questa rampante avvocatessa si impegna a rottamare la Costituzione, si dedica anche alla rottamazione dei risparmi di ignari correntisti della Banca, piazzando senza pudore al vertice di un Istituto noto per pratiche clientelari e disinvolte il proprio genitore. Non basta che la rampante ministra Boschi abbia deciso di assentarsi al Consiglio dei Ministri che ha approvato il decreto concernente la vicenda delle quattro banche. In altri tempi ed in altri luoghi un membro del Governo così direttamente coinvolto, avrebbe presentato le proprie dimissioni. Ma l’attuale Esecutivo ha rottamato per i propri componenti di punta anche tale ormai desueto istituto, in voga fino a quando l’etica era una condizione obbligatoria per chiunque svolgesse una delicata pubblica funzione.

Il Governo, di fronte al veto dell’UE di utilizzare il Fondo Interbancario, che avrebbe rappresentato un indebito aiuto di Stato, ha imposto alle principali banche italiane di intervenire con oltre tre miliardi di Euro per il salvataggio dei quattro Istituti commissariati, onde evitarne il fallimento. Inoltre vorrebbe inserire una norma nella legge di stabilità per risarcire almeno parzialmente gli ignari correntisti, che hanno perso tutti i loro risparmi investiti in obbligazioni subordinate, su consiglio dei funzionari delle Banche, preoccupati di salvare il loro posto di lavoro, per rifinanziare la casse esangui degli Istituti.

Ovviamente anche tale intervento legislativo viola il divieto di aiuti di Stato, anche se in passato la Germania, la Spagna, Cipro e l’Irlanda hanno trovato delle formule per realizzare analoghe operazioni. La proposta debole e patetica ventilata dal Ministro Padoan di qualificare il contributo pubblico come un intervento umanitario, sembra accantonata definitivamente. Forse è percorribile la strada di seguire una procedura analoga a quella adottata dalla Spagna di istituire una sede arbitrale indipendente per esaminare caso per caso le richieste, verificando il grado di informazione dei singoli risparmiatori e, ricorrendo determinate condizioni, disporre parziali risarcimenti, attraverso procedimenti lunghi e complessi.

Tuttavia la gravità della questione impone drastici provvedimenti dell’autorità giudiziaria, chiamando i Consigli di amministrazione, i Collegi sindacali ed i vertici delle quattro Banche sostanzialmente fallite, insieme agli organismi di controllo a rispondere in base alle loro responsabilità, adottando i provvedimenti cautelari necessari per evitare l’inquinamento delle prove. Il Parlamento, senza indugio, dovrebbe nominare una Commissione d’inchiesta con i poteri dell’autorità giudiziaria per venire a capo di tutte le responsabilità, in primo luogo la mancata o non corretta vigilanza, individuando anche quelle politiche e ponendo a carico dei patrimoni personali di chi ha scorrettamente operato, i relativi risarcimenti nei confronti degli ignari risparmiatori.

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