diario di tumbarello

Ricordando gli sfincioni di Gasperino
In questi giorni, come ogni anno, penso a Gasperino Licata. Collego a lui il Natale e le succulenti cene. Perché allora erano buone e abbondanti solo per le feste. Nel resto dell’anno si tirava la cinghia. Era ancora vivo il ricordo della carestia che la guerra aveva portato. Al termine di ogni celebrazione, gli si rivolgeva un pensiero. Qualcuno diceva “Meno male che c’è Gasperino”. È l’uomo che ha insegnato a un paio di generazioni di marsalesi il gusto di mangiare bene. Quando si passava davanti al suo negozio, ci si buttava uno sguardo dentro, nella speranza di vedere il suo sorriso spensierato e soddisfatto dietro il bancone. Era un uomo felice di rendere i suoi clienti felici. Umile com’era, non si rendeva neppure conto del successo di cui godeva, ma lo sapevamo noi e gli eravamo grati.
Adesso lui non c’è più, e neppure la sua bottega. Non so quanti, oltre me, per Natale pensano ai piaceri che ci procurava. Non c’è strada né vicolo, neppure di periferia, che ne ricordi il valore. Nessuna targa né ricorrenza. Eppure fu una gloria della città, una delle poche. È un modello scomparso, un uomo semplice ma grande innovatore assieme a pochi altri di cui dovremmo, invece, andare orgogliosi. Nessuno cita la sua laboriosità e genialità ai giovani, che, dal suo esempio, potrebbero trarre utili insegnamenti. Siamo un paese senza memoria, né ricordi, quindi senza storia. Purtroppo era uno di quegli uomini onesti e perbene, che in questo momento di degrado non sono molto apprezzati. Non solo a Marsala, ma ovunque e nella storia di ognuno di noi, c’è un Gasperino stupidamente dimenticato. È meglio non evocarli, perché dal paragone emergerebbe la pochezza dei contemporanei. Abbiamo, però, il potere di tenerlo in vita, pensandoci, almeno una volta l’anno, a Natale. 

E se, poi, venissero quelli più cattivi?
Benedetto sia l’Italicum, è la speculazione elettorale che i risultati spagnoli suggeriscono. È l’erede del Porcellum, un sistema che da nove anni ci priva del diritto di scegliere i parlamentari. Non debbono rappresentare il popolo, ma chi li designa. Anche le bambole parlanti ripetono che senza un consistente premio di maggioranza il paese è ingovernabile. Non è saggio né onesto. Eppure i titoli sui giornali sono tutti compiacenti. Le interviste in TV senza contradittorio. Non c’è neppure un Pasquino ad aprirci gli occhi. Dal 12 gennaio riprenderà silente ma ostinata alla Camera la demolizione della democrazia. Senza il senato gli equilibri istituzionali saranno più fragili. Triste è che nessuno protesta né si indigna. Basterà il 25% di consensi per governare senza opposizione. Siamo rassegnati a subire. La storia non ci insegna nulla perché non la ricordiamo. Un popolo senza memoria non ha passato, né esperienza. Ecco perché il tacchino festeggia il giorno del Ringraziamento. Chi vuole essere candidato ubbidisca e voti contro il futuro e la libertà dei propri figli. Anche il garante tace, quindi acconsente. Che cosa deve succedere perché qualcuno reagisca? Come si può arginare la corruzione dilagante se il raggiro parte dall’alto? Vecchioni medita di ampliare il suo concetto filosofico a tutto il paese. 

Meno male che Cantone c’è
Caro Presidente, purtroppo, nonostante lei, si ruba dappertutto, sempre più. Ogni giorno ne spunta una. Gli italiani non hanno più scrupoli. E nessuno paga. Tutto sulle spalle del contribuente. Persino gli investimenti sbagliati di chi si improvvisa speculatore. Anche il capo dello stato li chiama impropriamente risparmiatori, che, invece, si accontentano di rendite più modeste. È un assist – certo involontario, ma ugualmente grave – al governo, che, sempre in cerca di voti, vuole risarcire gli sprovveduti. Dilaga il populismo. Pure questa volta a pagare saremo noi, che non c’entriamo. Cioè, anche lei e io. Non mi sembra equo né giusto. Non credo che lei, seppure solo arbitro, possa consentirlo. Responsabili, penalmente e finanziariamente, sono i bancari, che raggiravano i clienti, e i banchieri che disponevano di truffarli, commettendo, oltre a delinquere, anche il reato di istigazione . Visto che lei c’è, cerchi di moralizzare almeno quel settore, dove la tentazione è maggiore. Agli occhi dei figli tutti i genitori sono perbene, finché non scoprono di sbagliarsi. Se i miei, e certamente anche i suoi, sapessero che sollecitiamo i dipendenti a imbrogliare, ne perderemmo la stima, se non l’affetto. Tentare l’avidità di gente inesperta con rendite più elevate, celandone i rischi, non può rimanere impunito. Siamo pure certi che di quel denaro controllerà la provenienza e le relative tasse pagate. Se possibile, tenendoci informati. 

Per carità, la guerra, no!
Adesso che l’ONU ha dato il via libera, non vi venisse in mente di bombardare l’ISIS in Libia. Il ruolo dell’Italia non è affatto determinante, come il ministro degli esteri stoltamente proclama. Sono solo farneticazioni che mettono a repentaglio l’incolumità dei cittadini per darsi un’importanza che non merita. Non contiamo nulla nel panorama internazionale. Si rivolgono a noi solo quando c’è da fare il lavoro sporco. Col terrorismo in Francia non c’entriamo. Sono attriti bilaterali che si trascinano da lunga data e nei quali non abbiamo il dovere né il diritto di intrometterci. Se è vero che stiamo uscendo dalla crisi, le spese militari, che sono enormi, ci farebbero precipitare nella miseria nera. Per ubbidire pedissequamente a Inghilterra e Stati Uniti, oltre che vite umane investiremo anche i nostri residui risparmi. Non vi basta salvare le vostre banche, nominare i deputati, stravolgere la costituzione, accordarvi proditoriamente con l’opposizione? Pure la guerra dovete scatenare per non sentirvi mediocri? Spero che non basti la decisione di un paio di ministri per impelagarci in un’operazione di follia pura. Questa volta non sarà solo la povera gente a rischiare la vita, ma anche i familiari di chi vi autorizzerà a intervenire. Speriamo, che il parlamento, abitualmente asservito e genuflesso, venga svegliato da coniugi e figli. Non è più il caso di chiudere un occhio sulle decisioni malsane. C’è il rischio di chiuderli tutti e due per sempre.

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