La Commissione europea ha svelato la settimana scorsa la sua strategia globale di innovazione del quadro giuridico dei DPI (diritti proprietà intellettuale). L’obiettivo è quello di dare la possibilità a inventori, consumatori e utenti di adeguarsi alle nuove situazioni e ai nuovi contesti creati dalle nuove tecnologie e da internet. Da Bruxelles sono convinti che sia necessario modernizzare la combinazione tra normativa comunitaria e nazionale. “Il nostro obiettivo è trovare un equilibrio tra queste esigenze per un rispetto globale dei DPI e per far sì che il quadro europeo della proprietà intellettuale costituisca una risorsa per imprese e cittadini, stando al passo con l’era digitale e con la concorrenza delle idee di un mondo globalizzato” ha sintetizzato il Commissario al mercato unico Michel Barnier aggiungendo che il rafforzamento dell’innovazione è sì fondamentale, ma necessariamente subordinato alla tutela dei diritti intellettuali.

La nuova strategia si articola in diversi campi e settori della materia dei DPI. Per prima cosa la Commissione intende “proporre la costituzione di un tribunale dei brevetti unificato e specializzato per brevetti europei attuali e futuri con effetto unitario. La finalità di tale intervento sarebbe quello di ridurre in modo consistente spese e tempi legati a controversie legali sui brevetti, rafforzando allo stesso tempo la certezza del diritto. 

Interventi sono previsti anche nel campo dei marchi e del copyright. Nel corso del 2011 la Commissione presenterà nuove proposte volte a modernizzare il sistema dei marchi a livello UE, già unificato da una ventina d’anni, cercando di adeguarlo all’era digitale. A livello di Copyright le sfide più importanti, invece, sono date “dall’uniformazione delle licenze di copyright e dalla distribuzione delle entrate”. Sempre nel 2011 la Commissione avrà come obiettivo quello di mettere in campo una proposta per istituire un quadro giuridico atto ad una più efficiente gestione del copyright, in particolare per il settore musicale.

L’intervento della Commissione non poteva non prendere in considerazione inoltre il campo delle indicazioni geografiche (IG) infatti ” ad oggi nessun sistema garantisce una tutela a livello di UE dei prodotti non agricoli analoga a quella del marmo di Carrara o dei coltelli di Solingen, generando così condizioni di disparità all’interno del mercato unico”. Si avvierà quindi una analisi approfondita, nel 2011 e 2012, del contesto normativo e si valuterà un eventuale intervento in materia.

Particolarmente importante infine l’intervento che si vuole mettere in atto nel campo delle violazioni dei diritti intellettuali. I dati che riguardano le violazioni non sono positivi, dal 2005 e il 2009, ” i casi di beni sospetti di violazioni delle DPI registrati dalle dogane UE è aumentato da 26 704 a 43 572″. Da Bruxelles fanno sapere di voler intensificare il loro impegno in questo settore: in primo luogo hanno intenzione di presentare un regolamento che è al vaglio del Parlamento “che rafforzerà il ruolo dell’Osservatorio europeo sulla contraffazione e la pirateria, affidandone la gestione all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (UAMI). Ciò consentirà all’Osservatorio di beneficiare delle competenze dell’UAMI in materia di proprietà intellettuale e della sua comprovata esperienza in ambito di marchi e disegni”. Inoltre sarà proposta una direttiva per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuali nella quale saranno disposte misure di diritto civile per assicurare ai titolari dei diritti “il rispetto dei loro diritti di proprietà intellettuale, ma che andrebbero adeguate, in particolare alla luce delle sfide specifiche dell’era digitale”.

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1 COMMENTO

  1. In realtà l’obiettivo prioritario della Commissione Europea in tema di diritti di proprietà intellettuale è quello di portare a termine – dopo oltre dieci anni di negoziazioni (fallite) – la cooperazione rafforzata in materia di brevetto unitario, che come è noto ci vede esclusi (insieme alla Spagna). Su questo punto le istituzioni europee ci hanno sedotti e abbandonati come a Lampedusa, non acconsentendo alle nostre legittime richieste di adottare l’inglese come lingua unica (si è optato infatti per il trilinguismo “di Monaco”, inglese/francese/tedesco, con il grosso danno economico per le nostre imprese che ne consegue). Finirà che, come al solito, dovremo adeguarci e anche ringraziare. Complementare è, come segnalato nell’articolo, l’istituzione di un Tribunale unico, senza il quale un titolo unitario non avrebbe senso. Lì la Commissione guidata dall’ineffabile Barnier ha preso una sonora batosta quest’inverno perchè la Corte di Giustizia ha bocciato la loro proposta (non era compatibile con i principi comunitari in tema di giurisdizione comunitaria) e la nuova bozza che circola in questi giorni prende atto dei rilivi della Corte.

    Infine per quanto riguarda le indicazioni geografiche l’Europa deve vergognarsi perchè non riesce mai a far sentire la sua voce sui tavoli multitlaterali internazionali a difesa delle specificità nazionali, visto che all’interno della Conunità conviene a molti che, che so, il parmigiano reggiano o la mozzarella di bufala campana siano riproducibili allegramente in Alsazia o in Lorena…

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